Consigli di lettura Editoriale

In Ac don Luca ha imparato un nuovo modo di essere prete – di Gabriele Cossovich

don luca

Ho collaborato con don Luca Ciotti in Azione Cattolica negli anni della mia responsabilità, prima come responsabile 18enni e poi come vicepresidente (2014-2017). Ma con don Luca condivido anche il paese di origine, Casciago, nel Varesotto, e ho di lui il ricordo di quando io ero ragazzino e lui era seminarista in oratorio. È stata una coincidenza speciale incontrarlo di nuovo in AC.

Abbiamo vissuto insieme la corresponsabilità, cercando di prendere il passo l’uno dell’altro. Perché inevitabilmente sacerdoti e laici viaggiano a ritmi diversi, e i ritmi cambiano a loro volta col passare del tempo, con il variare delle situazioni. Perché le visioni sulle scelte possono essere differenti, così come i modi e i tempi. Guardando indietro a questi anni, riconosco tanti momenti, tante attenzioni, volte esattamente a tenere il passo l’uno dell’altro, rallentando quando serve, accelerando quando occorre. E sempre sostenendosi nel cammino.

Momenti di confronto acceso ce ne sono stati, ma l’episodio che ricordo più volentieri è un pomeriggio a Casciago. Io ero da poco stato eletto vicepresidente e con don Luca decidemmo di prenderci del tempo insieme, passeggiando per le vie del paese, per confrontarci sul triennio che stava per iniziare, sulle scelte da prendere e le sfide che avevamo davanti. Fu un bello scambio di idee, anche diverse, dove credo che l’elemento più significativo sia stato il fatto che un prete e un laico si siano dati la possibilità di ascoltarsi e dirsi reciprocamente, in uno scambio franco e sincero, al di là dei ruoli. Credo sia un’immagine bella per la Chiesa. Penso che l’Ac abbia fatto bene a don Luca. Credo che sia stata una grande sfida e un grande arricchimento. Perché non è facile essere preti in AC. È molto diverso rispetto alla parrocchia dove, in un modo o nell’altro, il prete è al centro di tutto, con tutto quello che questo comporta. In AC il prete è assistente, i compiti di responsabilità sono dei laici.

Essere prete così è una sfida. Ma credo che star dentro questa sfida consegni a un sacerdote una grande libertà e consapevolezza, un modo nuovo e diverso di vivere il proprio ministero e di pensare alla Chiesa, che credo possa permettergli di comprendere e andare oltre tante fatiche e tante rigidità tipiche delle nostre comunità cristiane. Penso che don Luca non si sia sottratto in alcun modo a questa sfida e porti con sé tanti frutti da questo cammino, ai quali potrà ora attingere nel portare avanti i nuovi compiti che gli saranno affidati.

Gabriele Cossovich

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