Consigli di lettura Editoriale

Liberi e forti – Intervista ad Alberto Mattioli

alberto mattioli

Lunedì 28 gennaio 2019, dalle ore 9, si terrà presso Palazzo Marino – Sala Alessi (piazza della Scala 2), il dibattito “Sturzo, cent’anni dopo. Buone ragioni per una nuova politica” promosso da ITL-In Dialogo Editore, Unione Cattolica della Stampa Italiana-Lombardia, Istituto Luigi Sturzo e Comune di Milano, a partire dalla pubblicazione del volume di In Dialogo “Liberi e forti. Per una nuova politica a cent’anni dall’appello di Luigi Sturzo”. Abbiamo intervistato uno dei curatori del volume, il nostro socio Alberto Mattioli.

Alberto, quando e perché è nata l’idea di un libro su Sturzo e il suo “Appello ai liberi e forti”?

Qual è l’aspetto più significativo che emerge dal volume che hai curato?

“Prego Iddio che il mio grido sopravviva alla mia tomba” diceva uno stanco e irriducibile Sturzo verso la sua fine. E certamente la perorazione è stata accolta perché, purtroppo, i vizi, i peccati del nostro Paese oggi presentano il conto. I nodi vengono al pettine e lui oggi ci aiuta a prendere coscienza delle nostre negligenze troppo a lungo rimosse. Non vuole solo essere un pur doveroso omaggio alla sua memoria ma un contributo al dibattito culturale economico e politico che interpella il nostro Paese. Un esempio attualissimo innanzitutto dello spirito e capacità che devono istruire la classe politica in questo tempo così mediocre.

Quali sono le tematiche che hai voluto fossero approfondite nei vari contributi che compongono il volume?

L’operato di Sturzo è immenso e quindi abbiamo operato necessariamente qualche scelta. Dopo un inquadramento biografico di Matteo Truffelli abbiamo chiesto a diverse personalità di attualizzare alcuni temi forti del suo pensiero quali: la democrazia che nasce dal basso ovvero il municipalismo, il federalismo italiano ed europeo, la questione meridionale, il coinvolgimento popolare che non è populismo, i compiti del governo, parlamento e partiti, il ruolo dello Stato in rapporto alla libertà economica, la lotta alla mafia e corruzione, la buona gestione dei conti pubblici, la distinzione tra conservatori e progressisti, la laicità della politica nonché le qualità del buon amministratore. Insomma, tante questioni che affrontate ai suoi pensieri ci aiutano a prendere consapevolezza dell’Italia di oggi.

Quali insegnamenti possiamo trarre dalla lezione di don Sturzo? Ispirandoci a Sturzo e agli ideali del popolarismo, quali anticorpi potremo creare per fronteggiare i nazionalismi e il populismo dilaganti?

Sono tanti e diversi. In primis Sturzo scelse la politica come via istituzionale per la Carità, per mettersi al servizio del prossimo a partire dagli ultimi nel suo tempo dove le disuguaglianze erano ancora più forti. Il disinteresse personale, la tempra necessaria per le battaglie giuste anche se al momento perdenti, lo studio continuo per dare risposte ai vari problemi, la visione internazionale. E quindi i migliori anticorpi sono primariamente nelle virtù, nello spirito, nella preparazione, nel sacrificio e nell’animazione culturale e civile per aumentare la consapevolezza e conoscenza delle questioni.

Il popolo è costituito da persone da rispettare raccontando la verità è proponendo soluzioni reali e oneste. Non un mero corpo elettorale da sfruttare con ogni mezzo e illusione per carpire il voto.

Come trasmettere alle giovani generazioni il messaggio e gli ideali di don Sturzo?

Conoscendolo, diffondendolo e anche pregandolo per chi ha fede. Ma soprattutto assimilando il suo spirito e stile. E quindi animando con fervore la parte di comunità che gli sta intorno.

Intervista a cura di Alberto Ratti

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