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3P – la testimonianza di Gioele, giovane seminarista

prete sacerdote

Sono Gioele, un giovane seminarista di 27 anni.

Credo che 3P sia un’esperienza fantastica che consente di guardare il mondo con un’altra prospettiva.

E’ impossibile declinare la parola “povero” e non possiamo darne una definizione precisa, perché ogni povero è diverso, come le motivazioni che lo hanno reso tale sono molteplici e le più disparate.

In questi anni ho ascoltato testimonianze di chi ha rinunciato per scelta ai propri beni, donandoli ai più bisognosi e diventando lui stesso senzatetto, di chi è stato lasciato dalla moglie, di chi è senza lavoro, di chi è arrivato da un altro paese e cerca una nuova vita. Ci sono anche coloro che, avendo uno stipendio insufficiente, non riescono a permettersi un affitto o alcuni che donano tutto il loro stipendio ai propri figli. In ogni caso, qualsiasi sia la loro condizione, qualsiasi storia abbiano alle loro spalle, in questi anni ho trovato solo una parola per definirli: persone.

Queste persone ci possono insegnare una delle cose che oggi il mondo sta perdendo, la condivisione. Mentre infatti noi stiamo diventando sempre più consumisti e sempre più egoisti, loro ci offrono la testimonianza dell’amore e della gioia che si prova nel donare qualcosa agli altri.

Per i poveri il dono non è necessariamente qualcosa di materiale, ma è molto di più: per loro il dono è la capacità di pensare all’altro; sono sensibili alla sofferenza che li circonda mentre noi siamo spesso indifferenti a tutto quello che vediamo.

Provo a fare un esempio tra i tanti che ho potuto vedere, forse il più significativo.
Durante un capodanno 3P, ho visto il gesto più alto di generosità di queste persone. Durante la lotteria di capodanno, si mettono in palio beni di prima necessità quali sacchi a pelo, coperte, calze e altri generi di indumenti, che possono sostenere la precarietà della condizione di molti. Un signore, avendo vinto due cose della stessa tipologia, è andato da un altro senzatetto per donargli il suo doppione, dal momento che ne era privo. Quel gesto mi rimarrà per sempre impresso nella mia mente e mi fa riflettere tutt’ora chiedendomi se anche io sia capace di un dono di importanza simile a quel gesto.

Partecipare all’esperienza di 3P cambia lo sguardo di una persona sul mondo; è un’esperienza da fare assolutamente perché un giovane non può essere indifferente al momento storico in cui vive, alle cose che vede succedere: ognuno, ed in particolar modo i giovani, deve riuscire a dare il suo contributo, anche se all’apparenza minimo ed inconsistente. 3P può essere un piccolo passo per essere nel mondo con una certa logica, per donare un sorriso alle tante persone che vivono per strada.

Fare 3P in questi anni mi ha aiutato davvero tanto. Innanzitutto, in maniera più generale, mi ha aiutato a cambiare modo di vedere gli altri e, in secondo luogo, da un punto di vista più personale, ha contribuito a far maturare la mia vocazione; nello sguardo di ogni povero io riesco a ritrovare il volto di Gesù, che mi chiede di coinvolgere la mia vita con la storia sofferente di queste persone.

3P mi ha aiutato a plasmare all’interno del mio cuore la vocazione religiosa e, quindi, a decidere di entrare in seminario, perché Gesù mi ha insegnato ad “amare il prossimo tuo come te stesso”; inoltre ho imparato che avere uno sguardo di compassione vuol dire fare le cose con passione.

3P ti aiuta anche in questo: a donarti con questa logica di gratuità, perché il servizio fatto non è mero volontariato ma è qualcosa di più, è quel quid che ti cambia la vita e che passa attraverso il Pane, la Parola e i Poveri.

Gioele Asquini

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