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Non si può cambiare il mondo in una notte – di Federica Rossi

duomo milano

Milano. Le prime luci dell’alba.

La città tace. Nessun tram che tintinna per strada, nemmeno un rumore in quelle vie che di solito, di giorno, si popolano di dinamica attività e soldi da spendere.

Milano, la capitale della moda, la capitale dei contrasti, di notte si trasforma in un silenzioso mondo parallelo. Di giorno non si notano i cartoni ammassati, i sacchi a pelo nascosti tra i tombini, le carcasse di una casa ambulante che solo verso sera viene abitata. Invece, di notte, nel buio del cielo e nel buio del cuore, eccoli comparire, come tanti piccoli rifugi di anime perse: sono i senza tetto, uomini e donne con storie sconosciute, inermi, emarginati, invisibili. Dormono indifesi nei loro sacchi a pelo d’avventura, all’aria aperta, sotto gli occhi di tutti, ma dentro al cuore di nessuno.

Cosa fare di fronte a questo? Nulla di eccezionale in verità. Non si può cambiare il mondo in una notte. Però si può iniziare a non negare il fatto che questa città abbia bisogno di una mano, di cinque dita che si stendano verso l’altro, anche solo per consegnate un panino e un tè caldo, di un sorriso sincero.

È così, nella semplicità, che nasce l’iniziativa dei giovani di Azione Cattolica di Milano, 3P – Pane, Parola & Povero. Due volte al mese un gruppetto di giovani si unisce, mette in stand by i ritmi frenetici della settimana, tra studio e lavoro, per rispondere alla domanda “Dove possiamo incontrare oggi Gesù?”. Oggi Gesù si mostra nella purezza dello spezzare del Pane, nella lettura fraterna della Parola e negli ultimi, nei Poveri. L’obiettivo non è quello di cambiare il mondo, ma iniziare a coltivare uno sguardo nuovo sulla realtà. Nel silenzio della notte, alle 5 del mattino, ci si sveglia, si prega insieme, guidati da brani di grandi testimoni di fede, di gesti forti nei confronti del povero, e si parte, nelle vie centrali attorno al Duomo, per incontrare e donare un piccolo segno di rispetto e amicizia ai poveri della città. La mattina si conclude con la Parola, la messa, animata nella predica dalle riflessioni di ognuno, dalle emozioni e dalle impressioni custodite nel cuore.

Alla fine della giornata rimarranno ugualmente volti senza nome, storie passate non raccontate, futuri incerti, gusci infagottati di speranze infrante.

Nonostante il nostro piccolo gesto di cura la città avrà lo stesso ritmo palpitante di giorno alternato alla muta oscurità della notte, ma ci sarà una piccola luce di speranza in più: l’umile spontanea felicità di avere un tè caldo tra le mani al risveglio.

Federica Rossi

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