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L’Ac accoglie con gioia la nomina del nuovo Arcivescovo di Milano

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Un Vescovo saluta la Diocesi dopo aver compiuto un tratto di cammino impegnativo e lascia il testimone ad un nuovo Vescovo, suo successore.

Così sta accadendo nella nostra amata Chiesa di Milano e ci chiediamo: qual è la notizia? Cosa ci ha generato attesa, cosa ci stupisce, cosa ora ci spinge a commentare, immaginare, disegnare futuro, fare verifiche? Forse lo stupore di vedere che ancora lo Spirito suscita il sì di un uomo ad una missione così importante, ad una responsabilità così impegnativa.

Essere Vescovo comporta un potere grande, lo intuiamo, ma gravoso, pieno di sorprese, di aspettative alte, di nodi da sciogliere, di questioni delicate, di ruoli tanto diversi e pregnanti da assumere tutti insieme. Anche quando siamo abitati da una fede debole e un po’ smarrita non possiamo non cogliere qui la forza inequivocabile di due “grandi”: lo Spirito di Dio che soffia e infonde energia e poi la Chiesa tutta, con tutti i suoi ministeri e i suoi carismi, con tutte le sue risorse di popolo, con le sue espressioni più semplici di fede, con la sua capacità di essere fatta da gente che consola, ama, sostiene, celebra, si rallegra, affida, scusa e sopporta.

Osiamo pensare che il nuovo Arcivescovo non possa far altro in queste ore se non invocare una forza che non è sua e l’affetto del popolo.

E noi con lui.

S.E. Mons Mario Delpini è l’uomo che Papa Francesco ha scelto per continuare a condurre la Diocesi Ambrosiana dopo il Cardinale Angelo Scola. E’ la scelta precisa del Pontefice per realizzare anche a Milano la missione evangelizzatrice ribadita in Evangelii Gaudium, la concretizzazione di una Chiesa in uscita, la creatività di una stagione ecclesiale così piena di processi da avviare, di primato della vita da riscoprire, di unità da costruire, di conflitto da attraversare in modo virtuoso.

Come ha ben ricordato anche il Cardinale Scola nel dare l’annuncio della nuova nomina, Mons Delpini conosce bene questo territorio diocesano ma anche le dinamiche profonde di chi vi abita, delle sue comunità, dei suoi presbiteri e della sua curia. Possiamo dire che “l’ha vista crescere”, passo dopo passo, svolgendo in essa molti servizi diversificati e pieni di responsabilità.

Partecipiamo con emozione a questo momento di passaggio che tocca la nostra vita, compresa la sfera dei sentimenti.
Siamo grati al Cardinale Angelo e ripercorriamo con la mente alcuni dei momenti più significativi vissuti con lui.
Siamo contenti del nuovo Arcivescovo Mario, e con lui riprendiamo decisamente il cammino.

Da parte nostra facciamo l’inventario di ciò che non vorremmo far mancare al nuovo Arcivescovo: uno sguardo sulla Diocesi che parta dalle nostre vite quotidiane e che sappia raccontare il Vangelo vissuto; una premura perché tutti si sentano accolti, chiamati, visitati, raggiunti da proposte amorevoli e coinvolgenti per crescere nella fede; una capacità critica, schietta e non lamentosa, possibilmente corredata di studio, capacità di analisi e competenza sulle numerose questioni della società civile, della cultura, della politica, del lavoro, delle dinamiche internazionali; una laboriosità generosa e proficua, attenta ai bisogni; una buona allegria, non dettata da ingenuità ma da profonda fiducia nel futuro.

Un nuovo Arcivescovo non può che spingere l’Azione Cattolica a rinnovare le sue promesse, a ribadire il proprio impegno, a superare con più determinazione i suoi ostacoli. Il nuovo Arcivescovo deve poter contare sull’AC, sentirsi affiancato da noi nel compito pastorale e profetico che lo attende.

Il nuovo Arcivescovo, nel suo primo saluto, ha ironizzato sulla sobrietà del proprio nome di Battesimo se paragonato a quello dei suoi predecessori. L’ironia è un tratto per il quale già in molti lo conosciamo. Non di rado ne siamo stati spiazzati e perciò non intendiamo competere su questo terreno, ma cogliamo lo spunto per rivolgergli un nostro caloroso augurio: “Caro Arcivescovo Mario, il suo nome non le suona aulico e non le sembra reggere il paragone con i predecessori, ma tutti i nomi dei Vescovi che lei ha citato sono diversi tra loro, a dire l’unicità di tutti voi. Attendiamo che lei sia proprio come è, con il suo modo originale di essere Vescovo, con il suo tratto inconfondibile, con il dono che è la sua persona e nessun altro. Con affetto, conti su di noi, buon cammino!”

L’Azione Cattolica ambrosiana

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