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Aderire all’Ac per un «futuro presente» – di Silvia Landra

silvia landra

La raccolta annuale delle adesioni all’Azione Cattolica – da molti anni ormai l’otto dicembre è la data simbolo del rinnovo – rende inevitabile il chiedersi quale è il senso di una appartenenza ma soprattutto quali segni e quali azioni la rafforzano oggi.
Si sceglie di stare nella Chiesa in quanto donne e uomini credenti, contribuendo da protagonisti e non da comparse alla sua costruzione continua, non rinunciando a coniugare Vangelo e vita, tradizione e innovazione, conferme e inquietudine. C’è il desiderio dichiarato di essere presenze vive e critiche che al “noi” della Chiesa credono così tanto da volerci aggiungere il “noi” associativo, come un aiuto a non dimenticarselo mai.
Per questo scopo è efficace una associazione? Ci guardiamo attorno. Se è vero che la partecipazione sociale, politica ed ecclesiale non vive più i tempi d’oro di epoche passate, è altrettanto vero che sorgono forme nuove di aggregazione spontanea e non banale attorno ad obiettivi come l’acquisto consapevole, l’aiuto reciproco tra familiari che vivono uno stesso problema di salute di un loro caro, tra singoli e famiglie che decidono di abitare vicini con un progetto comune di condivisione e accoglienza, tra gruppi di interesse che si incontrano e si riconoscono anche attraverso i mezzi della comunicazione digitale.
La solitudine non attrae e le istanze portate insieme rendono quantomeno più snello il cammino.
Se l’associazione ci tiene insieme con semplicità, ci sprona e ci lancia verso l’obiettivo grande a cui siamo chiamati, perché no?

Le forme dell’appartenenza cambiano e anche all’AC è chiesto di ripensarne di nuove. Che fine hanno fatto, o meglio, che processo innestano oggi la tessera, il giornale, il sussidio e magari anche il distintivo e la bandiera? C’è ancora un tesseramento che esprime la conferma di un impegno e che costituisce la forza di un soggetto solido. Migliaia di tesserati dicono che l’interlocutore Azione Cattolica c’è, è un collettivo, parla e sceglie esercitando il metodo del discernimento comunitario. Le nuove domande di sostenibilità interrogano i tesserati più fedeli sulla possibilità di essere “sostenitori”, perché oggi l’autonomia associativa chiede anche questo.

Ci sono molti altri credenti ormai fidelizzati all’AC che non scelgono di aderire, ma ad esempio di partecipare con costanza ad eventi locali e diocesani promuovendoli anche presso altri. Condividono uno stile e, pur non tesserandosi, partecipano con sostegni e contributi non solo economici. Sono amici e donatori, sono la conferma che l’AC desidera essere una realtà molto permeabile, senza particolari dogane.

C’è molta gente che attende una domanda di partecipazione, che non disdegna l’invito esplicito ad essere parte, a pensarci bene se tesserarsi o no. In questa direzione vanno le iniziative della “tessera sospesa” (qualcuno paga una prima tessera per me, se decido di fare un percorso di approfondimento e mi lascio stuzzicare dalla sfida dell’appartenenza dichiarata) o dell’invito ad aderire per tutti coloro che partecipano alle iniziative diocesane. Chi ci sta pensando può farlo se a lui si affianca qualcuno che sostiene, interroga e condivide la sua riflessione.

Il sussidio e tutti gli strumenti della formazione oggi acquistano forme sempre più variegate, multimediali e perciò l’appartenenza si esprime anche migliorando l’accesso di tutti agli strumenti offerti dall’Associazione. Sull’web si sta realizzando “Formiamoci”, una raccolta ben selezionata di materiali video che hanno per destinatari responsabili e soci che desiderano approfondire alcune tematiche affrontate negli incontri formativi diocesani.

Il nostro sito si sta sviluppando in modo da fornire molto più spazio e attenzione ai percorsi del territorio. Il giornale on-line è ormai una scelta dell’AC nazionale che sta determinando le scelte di tutte le AC locali, compresa quella ambrosiana che pubblica il giornale in rete. Tuttavia proprio attorno al giornale si sta anche sperimentando quale valore impagabile continui ad avere la rete umana nella Chiesa. Per tutti coloro che devono ricevere il giornale ma non hanno mezzi informatici, si è innescata una rete capillare e volontaria di consegna al domicilio. Dietro un gesto così semplice c’è passione, c’è riconoscimento reciproco, c’è relazione che sviluppa il capitale umano.

Le bandiere e i distintivi sono oggetti che promuovono un logo e un messaggio, sono in continuo divenire e oggi in una associazione diventano anche tazze, penne, portachiavi, giochi… la simpatia e la forza travolgente di un bel pro-memoria, qualcosa di concreto che passa di mano in mano, il segno tangibile o la rara dichiarazione pubblica di un “essere di AC” che spesso siamo molto timidi a pronunciare, preoccupati che dire troppo l’AC non dica correttamente la Chiesa di Dio, inclusiva e cattolica, che innanzitutto vogliamo servire.

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