Consigli di lettura Editoriale

Alberto Mattioli. Governo Conte Bis: vera svolta o solo sopravvivenza?

alberto mattioli

Il tempo e i fatti lo sveleranno

Nel volger di un torrido mese, il bizzarro azzardo politico di Salvini ha prodotto un big bang inimmaginabile con conseguenze tutte ancora ben da comprendere. Abbiamo una diversa alleanza politica con un nuovo governo, ma sarà il tempo e le scelte che consentiranno di capire se è un fuoco fatuo, una reazione dettata solo da istinto di sopravvivenza,  o una svolta capace di determinare un nuovo corso politico. Certamente sono state determinanti le elezioni europee dove i nazional populisti hanno perso isolando l’Italia; da questo angolo sono stati rapidi a uscire i cinque stelle contribuendo ad eleggere Ursula Von der Leyen a capo della Commissione europea (prima donna della storia). Una scelta che ha favorito l’avvicinamento tra Pd e il M5S per la soluzione della crisi e consentendo ora un nuovo protagonismo europeo dell’Italia con Paolo Gentiloni nominato Commissario per gli Affari Economici.

Fatto rilevante che potrebbe finalmente contribuire a riaprire le scelte politiche europee con una revisione del patto di stabilità e degli accordi di Dublino, consentendo quindi manovre economiche espansive e una gestione più solidale dei flussi migratori. Ammesso e non scontato che il Governo duri qualche anno, il banco di prova che misurerà lo spessore e tenuta di questo cambiamento sarà l’elezione del Presidente della Repubblica che si connette con le riforme istituzionali promesse: la riduzione dei parlamentari, la diversificazione dei poteri e ruoli delle due camere e la nuova legge elettorale. Fatti fondamentali che dovrebbero ridisegnare il nostro sistema istituzionale e democratico. Da maneggiare con cura e sapienza per evitare disastri epocali. Ma per arrivare fino a lì il percorso è pieno di insidie e di necessità di risposte urgenti ai problemi dei cittadini. Sarebbe grave ritenere che il nazionalpopulismo sia sconfitto definitivamente. Nel breve periodo sarà nelle piazze a spargere zizzania e rivendicazioni a piè sospinto anche se poi, a partire dalla Lega che governa al Nord, dovranno porsi la questione della loro identità politica in un centrodestra oggi prigioniero delle frange più estremiste. Vediamo inoltre movimenti che potrebbero portare sulla scena politica nuovi soggetti e personalità (soprattutto al Centro) e fra qualche anno l’offerta politica potrebbe essere molto diversa. La questione cruciale, che acuisce tutte le paure rispetto al futuro e che acuisce lo scontro fra penultimi e ultimi (immigrati), è il lavoro. Abbiamo bisogno di più lavoro e stabile. Per assicurare ai giovani la possibilità di progettare la vita e di investire qui nel nostro paese che vive il gelo demografico. Un compito essenziale per il Governo ma che coinvolge tutte le componenti sociali a partire dalle imprese principali artefici chiamati al rilancio occupazionale. Un patto per il lavoro urge per restituire sicurezze e serenità ad un paese devastato dalle paure (spregiudicatamente enfatizzate e cavalcate) e dal livore sociale. Dobbiamo uscire da questo clima cupo e decadente. Una decadenza culturale e morale. Siamo spenti dentro, nell’anima. Abbiamo bisogno di tornare a vedere la bellezza del nostro paese e le straordinarie opportunità che abbiamo innanzi a partire dai nuovi modelli di sviluppo eco sostenibili che possono fare dell’Italia un  modello mondiale. Il peso del debito pubblico cumulato va affrontato con determinazione insieme alla evasione fiscale da record che ci ammazza. La riduzione dello spread è utile moneta sonante ma dobbiamo rimettere in ordine la nostra casa comune. In Europa è tempo anche di porre la proposta di un meccanismo che aiuti a liberarsi della zavorra degli eccessi di debito cumulati prima degli accordi sul contenimento dei deficit. Così come è lampante che la condivisione  per la gestione ordinata dei flussi migratori non può più attendere. Occorrono regole europee che, dopo i salvataggi, stabiliscano diritti e doveri di cittadinanza per chi volesse rimanere e l’inserimento nel lavoro. Insomma sarà il tempo e le scelte a dirci se siamo agli albori di un nuovo umanesimo, un rinascimento Europeo con l’Italia che torna a brillare oppure stiamo sprofondando nelle tenebre. Dobbiamo uscire dalle nevrosi e riprendere il controllo delle emozioni, della razionalità e dello spirito. La pacchianata della esibizione dei simboli religiosi è chiaramente strumentale ma al fondo c’è un anelito religioso che va recuperato in società completamente schiacciate nella dimensione soffocante del qui e ora e del claustrofobico principio dell’autodeterminazione. Questo però dipende dalla responsabilità di tutti e dalla capacità di rimetterci in discussione con coraggio.

Alberto Mattioli

1 commento

  • Caro Alberto, sarò diretto e un po’ lungo!
    Certamente “sarà il tempo e le scelte che consentiranno di capire se è un fuoco fatuo”, ma l’avvicinamento tra PD e il M5S sancisce anche una svolta istituzionale importante, non scontata e, soprattutto, sottovalutata. Una svolta dove, grazie alla determinazione del presidente della Repubblica Mattarella, si ritorna al rispetto e all’ attuazione integrale della Costituzione. Da un governo di “contratto”, anomalia pericolosa, si è tornati al rispetto di non pochi articoli costituzionali (Art. 1 /49/67/95) interpretati da anni, dalle forze sovraniste e populiste, con spirito anticostituzionale. Tutti i governi della nostra repubblica sono nati e bocciati in Parlamento, la sua centralità è vitale alla democrazia. Pericolosissima scardinarla! Il vero problema del nuovo governo (direi di qualsiasi governo), che presenta non un contratto ma un programma (anche discutibile), sono le sue radici senza le quali puoi costruire le pareti della stanza governativa, ma poi (come è successo) la casa crolla. Saranno le radici il vero test per qualsiasi governo!
    Il populismo/sovranista esprime una forza in ascesa di destra-destra più che di centro destra che guarda con sufficienza alle forze di centro residuali. Se in Europa i sovranisti/populisti non hanno vinto, in Italia hanno dilagato! Questa è una realtà che deve far riflettere! L’abilità, soprattutto dei rispettivi leader, è quella di conquistare obiettivi personali (“pieni poteri”, “prima gli italiani”, “popolo sovranista” più che sovrano) attraverso l’abile concorso e uso opportunistico del popolo. Più che essere al servizio del popolo, lo si usa per i personali interessi. Salvini e Meloni continuano, citando il primo articolo della Costituzione, a dire che «la sovranità appartiene al popolo», ma senza citare il secondo comma dell’articolo che precisa e indica le modalità di esercizio della sovranità “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Proprio per questo motivo costituzionale è nato il governo precedente.
    Dici bene che , usando il condizionale, le forze del nuovo governo “dovrebbero ridisegnare il nostro sistema istituzionale e democratico”. Oggi la realtà ci dice che le forze sovraniste e populiste hanno l’obiettivo di trasformare la nostra Repubblica democratica in Repubblica presidenziale attraverso l’elezione diretta del presidente della Repubblica, cioè un nuova Costituzione dove la democrazia viene sospesa per dare sostanza a forme di intolleranza verso il pluralismo, piccolo o grande che sia, spianando la via ai “pieni poteri”.
    La “pacchianata della esibizione dei simboli religiosi” merita un sur plus di riflessione. La prendo alla larga. Ritornando dall’Africa papa Francesco ai giornalisti ha detto «Non ho paura di uno scisma. Nella Chiesa ce ne sono stati tanti. Le critiche leali aiutano, le accetto. Prego perché non accada». Papa Francesco conferma pubblicamente che all’interno della Chiesa c’è una fronda ostile al suo papato (nata in Usa) perché si muove in totale fedeltà al Concilio Vaticano II. Si tratta di «un fronte, teologico e politico, ostile a papa Francesco – dice Franco Monaco – e al suo programma di apertura e di riforma della Chiesa, all’accento da lui posto sul volto evangelico e sulla dimensione profetica della Chiesa. Salvini consapevolmente prova a infilarsi in quei conflitti, sino a opporre – non lo fa solo lui, ma appunto altre forze dentro la Chiesa – Papa Francesco ai suoi predecessori». Il picco delle accuse si è avuto in occasione della pubblicazione dell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetia. Pesanti critiche sono state avanzate da quattro cardinali (Walter Brandmuller, Raymond Leo Burke, Joachin Meisner e Carlo Caffarra) «e la lettera – dice padre Bartolomeo Sorge – firmata da 62 cattolici, secondo la quale nell’esortazione apostolica Amoris laetia vi sarebbero 7 posizioni eretiche; da ultimo, è da notare anche l’intervista al cardinale Gerhard Ludwig Muller». La fronda italiana si è evidenziata al XIII World Congres of Familes di Verona (marzo 2019) con la manifestazione di un nutrito corteo di persone e famiglie provenienti da tutta Italia. Nella mia parrocchia ha partecipato un gruppo di famiglie. I pastori della Chiesa italiana hanno sollevato giustamente la voce contro i pericoli della strumentalizzazione della fede per fini elettorali (rosario e preghiere alla Madonna), ma il nocciolo del problema credo sia più profondo anche perché i giusti richiami dei vescovi sono stati lettera morta. Quando Salvini (piazza, televisione e Senato) dice di ricevere consensi da preti e arcivescovi non mente, dice una verità giocata strumentalmente per fini elettorali e che, di fatto, pone un serio problema pastorale per la Chiesa come popolo di Dio. Oggi la casalinga cattolica, e non solo, con entusiasmo vota convinta più Salvini che per il “bene comune”. E’ bene ricordare fatti milanesi e lombardi dimenticati ma fondamentali per capire meglio l’oggi. Già con C. M. Martini la Lega organizzò la prima raccolta di firme (rientrata) contro la sua pastorale in tema di immigrati. L’iniziativa si è ripetuta, con maggior enfasi, sia con l’arcivescovo Dionigi Tettamanzi che con Mario Delpini. L’uso strumentale dei simboli religiosi è “una pacchianata” ma da oggi, con un ventilato scisma alle porte, diventa un serio problema pastorale (non solo politico) da non sottovalutare.

    Silvio

Scrivi un commento