Consigli di lettura Editoriale

Alberto Mattioli: La carestia spirituale all’origine della crisi sociale

alberto mattioli
“Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate, le porte a Cristo!”. Chi non ricorda questa potente invocazione di Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato.
E invece eccoci qui, sempre più prigionieri delle paure e rinchiusi nella sovranità del nostro Io, dei nostri confini e nostalgici del bel paese che fummo. Ora che la storia ci presenta il conto delle nostre trascuratezze sociali e politiche, la nostra fortezza  vacilla, sempre più ignavi le gambe si piegano e irrazionalmente auspichiamo un ritorno al passato. Ma così non può funzionare. L’origine di tal debolezza è primariamente spirituale e morale. Siamo fatti per l’eternità e invece soffriamo perché abbiamo ridotto l’immensità del cielo entro i confini della nostra stanza. Questo è il mal essere, non solo nostro, ma di tutta l’Europa.
Una crisi esistenziale dell’uomo che fattosi padrone di se, della propria autodeterminazione umana, tecnica, scientifica ed economica, non riesce più a vedere oltre la propria limitata misura. Ma ciò non basta, perché lo spirito non conosce confini, ha bisogno di un di più, un oltre. Spirito e ragione hanno bisogno della sfida con il Mistero. Senza Mistero non c’è ricerca, se non c’è una vetta non si sale, si scende. Persa l’idea di una Provvidenza, non crediamo più a niente e così finiamo a credere a tutto, costruendoci idoli e credendo a falsi profeti. L’uomo senza Dio diviene ostaggio di sé. Ci siamo messi in proprio, ma i risultati sono fallimentari, crediamo di autofondarci e invece ci autoaffondiamo (rif. M. Magatti).
E questa deriva umana genera la deriva civile. L’uomo da quando è uomo è religioso dicono autorevoli filosofi perché il sentimento percepisce un infinito che ci sovrasta.  Spirito e politica sono distinti ma comunicanti. Il regno di Dio è la coscienza, e ciò che li vi si agita, inevitabilmente ha riflessi sulla vita personale e sociale. Ha riflessi nella costruzione e vita della polis, della comunità che come ci ricorda Luciano Manicardi (Priore di Bose) si riferisce al “Munus” cioè al dovere, al compito e al contempo al dono che dobbiamo fare e non solo ricevere. La com-munitas è allora un insieme di persone legate da un debito reciproco di responsabilità e dono.
C’è quindi un nesso tra il destino delle nostre società e le vicende del cristianesimo? chiedono provocatoriamente Mauro Magatti e Chiara Giacardi con il loro ultimo libro “La scommessa cattolica”. Non è questione da poco. La rilevanza della dimensione religiosa, non tanto per mera tradizione rituale, è evidente salvo volerla ignorare. Negarla significa devitalizzare la vita personale e comunitaria. Abbiamo bisogno di questa ricchezza ispirativa che è la grande eredità che ci è stata consegnata dalle civiltà che si sono incrociate nella storia europea.
Non per caso San Benedetto è patrono dell’ Europa. Pensiamo di sapere tutto ma non riusciamo a prevedere niente, diventando succubi della realtà. La fede o la ragione aperta a un possibile oltre, libera la libertà dalle paure, apre orizzonti infiniti a credenti e non. Dio che non esisti, ti prego diceva Dino Buzzati. Una splendida invocazione laica che, nella radicale negazione, apre la porta a Mistero.

Scrivi un commento