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Alessandra Mazzei: Maria, madre e donna

Alessandra_Mazzei

Nato da donna
Il Figlio di Dio è nato da donna: questo uno dei punti centrali dell’omelia di Papa Francesco l’1 gennaio 2020 in occasione della solennità di Maria SS. Madre di Dio. Il Papa ha sollevato con forza il tema del ruolo della donna nella società a partire dalla specialissima missione di Maria nella Storia della Salvezza. Un’omelia da rileggere e meditare per la pregnanza di ogni singola parola, “perché il Papa ha parlato della donna in modo che va raccontato e riflettuto”.
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2020/documents/papa-francesco_20200101_omelia-madredidio-pace.html
In queste righe solo qualche sottolineatura, proprio per cercare di conservare nel nostro cuore queste parole e farle germogliare. In particolare, mi soffermo sul passaggio: “Ella (la donna) racchiude in sé il fine del creato stesso: la generazione e la custodia della vita, la comunione con tutto, il prendersi cura di tutto. (…) E’ proprio della donna prendere a cuore la vita”. Maria custodisce tutto nel suo cuore. Si prende cura, prende a cuore, la vita.

Il prendersi cura secondo l’archetipo femminile
Maria, la donna, si prende cura dedicandosi alle più semplici fra tutte le faccende: nutrire, vestire, cullare, addormentare, pulire, giocare, insegnare a parlare e a camminare, e molto altro ancora. Gesti di grande gioia e anche di fatica, abnegazione, sofferenza. Maria, la donna, diventa simbolo del prendersi cura degli altri e della vita tramite l’accudire, l’amare, l’accogliere, il fare del bene, il prendere in braccio, l’educare, il far crescere. Il servire con amore.
Un modo amorevole di prendersi cura degli altri e della vita che appare come uno squarcio nel romanzo “La strada” di Cormac McCarthy. In quel mondo post apocalittico, dove incontrare un altro essere umano significava essere uccisi per diventare cibo, la scena di una donna con dei bambini indica che esiste ancora spazio per la convivenza in pace e l’accoglienza dell’altro. Un modo di prendersi cura della vita riconducibile all’archetipo femminile.

Un prendersi cura affidato ai più deboli
Il Papa ci ricorda che le donne sono “continuamente offese, picchiate, violentate, (…) umiliate”. Dunque, questa donna che si prende cura è il simbolo degli ultimi, dei deboli, dei trascurati, dei sottovalutati, dei senza voce, degli invisibili, dei privati di diritti, dei maltrattati. Una figura di umanità violata, umiliata. Accade quindi che questo essere umano che si prende cura in modo amorevole è anche debole. Invece di ricevere onori straordinari, è più esposto alla sopraffazione.

Il prendersi cura secondo l’archetipo maschile
Esiste tuttavia nel modo anche un altro modo, un modo paradossale, di prendersi cura e di proteggere gli altri: con l’autorità, il comando, la forza, la prepotenza, la prevaricazione, il trattare l’altro come oggetto di proprietà o inferiore. Ritroviamo questo preteso modo di proteggere in tutte le situazioni in cui si costruiscono muri, si fa la guerra, si chiudono le strade, si limita la libertà. E’ un modo di fare che riconduciamo all’archetipo maschile.

Il talento femminile nelle professioni del prendersi cura e nei processi decisionali
Il contrasto tra la preziosità del prendersi cura al femminile e la sua sopraffazione trova tristi riscontri nei fatti di cronaca, nelle storie familiari e nelle statistiche sul mondo del lavoro. Mi soffermo un momento su quest’ultimo punto.
E’ noto che le professioni legate alla cura della persona tendono ad attrarre molto più le donne che gli uomini: insegnanti, infermieri, educatori, operatori sociali, specialisti della gestione risorse umane e della comunicazione, sono donne sempre più donne. E tali professioni tendono purtroppo a perdere prestigio sociale e essere meno remunerate.

E’ noto inoltre che le donne nel mondo sono svantaggiate nel fare carriera e sono remunerate di meno dei loro colleghi maschi. Tuttavia, la presenza del talento femminile nel management delle aziende è segnale di maggior successo. Secondo la ricerca «Achieving Vitality in Turbulent Times» pubblicata nell’ottobre 2019 dal Boston Consulting Group Henderson Institute, nelle aziende più vitali il 25% degli executive sono donne, contro una media del 17%. mostrando quindi un livello di diversità di genere molto alto. E’ quanto il Papa invoca nella sua omelia quando dice che la donna debba essere pienamente associata ai processi decisionali.

Un messaggio per il genere umano
Il messaggio del Papa indica come via maestra il prendersi cura degli altri in spirito di servizio. Un atteggiamento che rende a sua volta esposto chi lo mette in pratica, perché si è spogliato, ha dato, non ha accumulato, non si è protetto.
L’archetipo femminile e quello maschile del prendersi cura non credo vadano riferiti al genere femminile e al genere maschile. Se così fosse cadremmo nella trappola della discriminazione. L’esperienza ci dice che egualmente femmine e maschi sono in grado di prendersi cura in modo amorevole e allo stesso modo sono egualmente in grado di perpetrare sopraffazione e vittime.
Dio ha creato l’Essere Umano in due generi e somiglianza di un unico Dio. Allora vorrei sottolineare che il prendersi cura della vita sia un tratto che il genere umano può assorbire, ampliare, mettere al centro, mutuandolo dal genere femminile che lo mette in campo in modo prioritario per una ancestrale vocazione speciale.
In Maria Madre di Dio si incontrano l’umanità e la divinità. Maria, la donna per eccellenza, coniuga due figure opposte, la più alta e la più umile. Che così possa essere per ciascun essere umano.

Alessandra Mazzei, professore associato allo IULM

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