Consigli di lettura Editoriale

Alessandro Radaelli: #iononrestoacasa perchè sono al lavoro

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Mentre la maggior parte del mondo si ferma, esiste anche una parte di mondo che sta lavorando perché parte di quel meccanismo distributivo che garantisce le forniture considerate dal governo primarie e necessarie per la collettività.

 Io e tutta la mia squadra in questi giorni siamo al nostro posto di lavoro in magazzino.

Dalle ribalte che affacciano sulla strada, eravamo abituati a vedere file interminabili di auto e camion, mentre in questi giorni il deserto.

Tuttavia le merci viaggiano, le merci arrivano e partono.

 Abbiamo riorganizzato i turni di lavoro per evitare eccessivi affollamenti, modificato gli spazi comuni, modificato le postazioni di lavoro, sanificato gli ambienti, utilizzato tutte le prescrizioni di sicurezza tra cui l’utilizzo obbligatorio di mascherine guanti che rendono il contesto lavorativo molto più asettico rispetto al solito.

 Le distanze imposte, l’eliminazione dei momenti comuni di condivisione e scambio rendono tutti più solitari. Negli occhi di ciascuno, l’unica parte visibile che fa trasparire il pensiero, trapela la preoccupazione, in qualche caso anche la paura, del contagio soprattutto per i propri cari che stanno a casa.

 In un contesto così la responsabilità si esercita sorvegliando con attenzione l’utilizzo delle precauzioni e dei sistemi di sicurezza in modo da garantire l’incolumità di tutti, essendo presenti a fianco della propria squadra cercando di chiarire i dubbi, di avere parole di conforto e di supporto e anche cercando di essere costantemente documentati per smontare false paure e luoghi comuni.

 Ci siamo anche noi che non restiamo a casa ma perché lavoriamo.

#andratuttobene

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