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Benedizioni natalizie: occasione preziosa o maratona della fretta? – di Chiara Grossi

natale avvento

Forse non siamo ancora riusciti a crederlo davvero, ma il Dio che Gesù è venuto a farci conoscere non è un Dio impassibile e lontano, che osserva dall’alto il mondo, ma è un Dio che si fa vicino, ci accompagna e ci salva ogni giorno dalle nostre paure e dalle nostre chiusure.

È questo il significato profondo e concreto della benedizione di Dio, mai generica e astratta, ma che ci raggiunge proprio lì dove veramente siamo. Un segno dalle profonde radici bibliche, una benedizione espressa con le parole, con i gesti, con l’acqua che scende su tutti, senza escludere nessuno, così com’è nello stile del nostro Dio che «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45).

Ecco il perché di una tradizione ancora così attesa dalle persone e che caratterizza proprio il tempo di Natale: la benedizione delle famiglie che diventa per ognuno di noi, un dono di Dio con il quale Dio stesso ci ricorda che gli stiamo profondamente a cuore e che non si è affatto dimenticato di noi.

Il Signore, attraverso la sua Chiesa, viene a visitarci e a portare la gioia e la pace che solo Lui può donare. Una tradizione, quella della benedizione delle famiglie, che declina nel quotidiano l’impegno ad essere Chiesa in uscita secondo l’intuizione di papa Francesco, segno di una comunità che sa andare verso la gente con slancio missionario. E’ un’occasione per far sentire la presenza della Chiesa anche a chi non crede.

Nelle visite il prete raccoglie confidenze, tocca con mano povertà, da quelle sociali, come la mancanza di lavoro, a quelle umane come le crisi familiari. Le persone si raccontano, spesso chiedono una preghiera. Alcune tematiche ricorrenti: la solitudine, le fatiche, le speranze, la salute, le malattie, le gioie.

Sempre più spesso capita di incontrare persone straniere con cui può nascere un cordiale scambio per una conoscenza reciproca. Qualcuno si ferma a parlare solo sulla porta, altri fanno entrare ed accomodare. Il momento diventa allora occasione importante per dialogare con chi ha una fede diversa. Se poi la conoscenza è più profonda, perché magari i figli partecipano all’oratorio estivo o al doposcuola organizzato in parrocchia, allora il dialogo diventa più ampio.

Non mancano però le difficoltà. Il numero dei preti diminuisce e la benedizione natalizia rischia di ridursi, in molto casi, ad una sorta di maratona del parroco, segnata dalla fretta. Il contesto sociale è cambiato e si fa fatica a trovare in casa, nel pomeriggio, persone che lavorano. Alcuni non aprono, rifiutano l’incontro, una nuova possibilità di scambio e di conoscenza.

Ma il bussare alle porte delle case, il discreto affacciarci alle gioie e alle sofferenze di tanti, assume un valore prezioso proprio in questo tempo in cui il privato tende a sommergere le forme di socializzazione e di incontro. E’ un gesto controcorrente, che andrebbe valorizzato di più e meglio, scoprendone la dimensione missionaria, dedicandovi più tempo, facendone occasione di dialogo e di rinnovata conoscenza.

Ed allora ecco che i presbiteri, nei Consigli Pastorali o nelle diaconie, in molti casi, individuano nuove modalità per raggiungere in maniera distesa e significativa le famiglie: un momento di preghiera tutti insieme in una casa o nell’androne di un condominio e, se qualcuno poi lo desidera, il prete dà la disponibilità a passare anche nelle singole abitazioni per incontri più specifici; la visita alle famiglie accompagnata dalla benedizione in qualsiasi giorno dell’anno, all’orario che si preferisce, su richiesta; la benedizione natalizia da parte dei sacerdoti, in anni differenti, di un’area della parrocchia mentre nelle altre zone alcuni collaboratori portano un segno di saluto e di augurio; la visita delle famiglie da parte di diaconi, laici, religiose, occasione per mostrare il volto di una chiesa fatta non solo di preti, ma di tanti cristiani comuni, uomini e donne che lavorano, che conducono una vita normale, che provano a credere e fidarsi del Signore…

Tante le strade di annuncio in un mondo profondamente trasformato, occasione di incontro e di vicinanza autentica, segno di un Vangelo che è proposta libera e disinteressata, fedele a quel “se vuoi” con il quale Gesù accompagnava ogni chiamata.

Chiara Grossi, vicepresidente Azione Cattolica ambrosiana

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