Consigli di lettura Editoriale

Catalogna, l’aria che si respira – di Tommaso Giorcelli

spagna

Cataluña, culla di Dali, Guell e Gaudi.

Apice dell’industria e della vita cosmopolita spagnola, essa si è trasformata oggi in una comunità divisa, il cui sogno di repubblica si mostra incerto, appeso ad un filo. Una regione in cui la “maggioranza silenziosa” si è alzata in piedi con mille bandiere spagnole con l’intento di affrontare il movimento indipendentista, lasciandosi alle spalle il ricordo de “le due spagne”  che la guerra civile ha generato e dello stereotipo fascista che si attribuiva ai simboli dello Stato. È proprio nella guerra civile spagnola del 1936 che trovano origine le divisioni cui assistiamo oggi. D’allora, la spagna fu divisa in due chiarissime fazioni, a favore e contro il nazionalismo. Forte di radicate origini storiche il movimento catalano ha ultimamente avuto modo di rafforzarsi, complice la negativa situazione economica che ha duramente indebolito l’intero paese, e che ha risvegliato la coscienza di uno stato indipendente. Questo è stato il fattore definitivo che ha poi portato al referendum del 1 d’ottobre, del tira e molla tra il Govern e il Governo spagnolo, e della posteriore dichiarazione d’indipendenza del 27 ottobre, con le sue conseguenti rappresaglie legali.

Può parere incedibile, ma nonostante tutto ciò nelle strade spagnole si respira aria di unità, si percepisce un paese che, per la prima volta dopo anni, si sente compatto. Le strade si colorano di rosso e giallo in un ambiente impregnato certamente d’indignazione, ma anche di speranza e fratellanza. I cittadini vivono la crisi con tranquillità e determinazione, sulle concitate dinamiche recenti prevale infatti la certezza che la situazione non andrà molto lontano. Non si può dire lo stesso per la Catalogna in cui la situazione è totalmente opposta: la rottura al suo interno è evidente. Catalano contro catalano, squadre Mossos e polizia catalana, si scontrano contro polizia nazionale e guardia civile in una lotta di legalità, sentimento collettivo e di rispetto per la costituzione.

Questo scontro di forze non lascia i cittadini indifferenti. Gli indipendentisti, osteggiano le forze dell’ordine nazionali impedendo l’accesso  ai loro stabilimenti lasciando così chiaramente intendere che non sono i benvenuti. Gli “unionistas”, dal canto loro, li ricevono  tra gli applausi e manifestazioni di supporto, chiedendo loro di non essere lasciati soli. La convivenza fra catalani è stata duramente colpita soprattutto nelle ultime settimane quando iniziò una campagna sui social per boicottare le imprese catalane, convincendo così migliaia di persone a smettere di acquistare prodotti di tipo alimentare prodotti nella regione catalana, il che ha avuto come esito sociale un’ancor più accentuata “catalanofobia”.

Gli indipendentisti, dal canto loro, cercarono di rispondere attaccando la Banca di Spagna prelevando tutto il denaro al suo interno, ma il tentativo si rivelò nei fatti disastroso. È una situazione critica che dopo la fuga di massa di più di 1100 imprese situate nella regione catalana e la dichiarazione d’indipendenza del 27 ottobre  lascia gli unionisti catalani obbligati a confrontarsi con una scelta difficile: abbandonare il proprio lavoro e le proprie case per trasferirsi nella Spagna unitaria o esercitare una speranzosa resistenza passiva nell’attesa di misure governative efficaci a contrastare i moti centrifughi. Insomma, strade e piazze vivono grande e concitata attesa, e mentre osservano il caos della peggiore crisi costituzionale di Spagna, già serpeggia fra esse il dubbio se tutto ciò sia lecito desiderio di popolo o ansia d’indipendenza.

Paula Vallejo Garcia

Tommaso Giorcelli 

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