Consigli di lettura Editoriale

Anna: Che cos’è per me l’Europa?

Anna zambon

Cosa vuol dire Europa per me, nella vita di tutti i giorni? Spesso ci penso, e mi accorgo che per me ha molteplici significati, di grande e piccola portata: Europa innanzitutto non significa solo un riferimento ad un continente, ad una precisa area geografica, ma significa Unione Europea.

Essa dal mio punto di vista di giovane è sinonimo di area Schengen: mi è capitato di andare a trovare Giacomo a Bruxelles, dove stava facendo l’Erasmus, e da lì organizzare con lui un viaggio a Parigi, e poi da Parigi tornare a casa a Milano… Il tutto, con la sola e semplice carta d’identità: senza barriere, senza confini. Unione Europea significa anche free roaming, ovvero chiamare il mio amico Francesco da Gallarate a Lisbona come se stessi chiamando da Gallarate a Busto Arsizio. Significa servizio civile europeo, che tanti miei coetanei hanno fatto o stanno facendo ma anche Erasmus, per tanti studenti universitari e non: 5 o 9 mesi all’estero, a contatto con tanti studenti che arrivano da tutta Europa per vivere, scoprire e studiare una cultura diversa dalla tua, uscendo dalle proprie mura domestiche.

Ma l’Europa, nella mia quotidianità, non è presente solo grazie ad esperienze specifiche: l’80% delle leggi italiane sono di derivazione europea, e cosa abbiamo noi cittadini di più vicino se non le leggi che disciplinano e organizzano tanti aspetti della nostra vita concreta? Il regolamento sulla privacy, le leggi sull’immigrazione e tanto altro ancora.

Quale Europa desidero per il futuro? Oggi è un’istituzione fondamentale e imprescindibile per ogni cittadino. Oltre ad averci garantito il più lungo periodo di pace che questo continente abbia mai vissuto, è un vero proprio insieme di diritti: è la più grande area al mondo in cui vengono tutelate le libertà. Questa premessa fondamentale non fa venir meno un mio grande desiderio, anche a fronte dei miei studi universitari in Scienze Politiche: vorrei un’Europa più giusta, in cui gli stati pensino meno ai propri interessi nazionali e ragionino più come comunità: nel Trattato di Maastricht è stato inserito il principio di leale cooperazione e nel Trattato di Lisbona il principio di solidarietà. Questi sono cardini che non devono rimanere sulla carta! Devono essere la base su cui partire come Unione, per pensare e progettare.

Le elezioni europee del 26 maggio saranno un momento di fondamentale importanza per il futuro dell’Ue: è nostra responsabilità andare a votare per spiegare che Europa vogliamo! In questo scenario noi giovani siamo i più interpellati: da più di un anno l’Ue, attraverso la campagna #stavoltavoto, sta coinvolgendo ragazzi e ragazze di tutta Europa, perché dalle ultime elezioni del 2014 era emerso un trend davvero drammatico e preoccupante: l’affluenza generale era stata solo del 42,61%, quella giovanile ancora più bassa. L’Europa è la nostra casa, non riusciamo a pensare ad un mondo senza, ma non possiamo far scegliere agli altri, non possiamo disinteressarci e delegare solo agli adulti.

Condivido ogni passaggio della descrizione dell’Ue da parte di una ragazza della campagna di #stavoltavoto: “mi piace pensare all’Unione Europea come sorella di tutti noi: per coloro che sono nati prima del 1992 è una sorella minore e in quanto tale è necessario aiutarla a crescere e a formarsi secondo i principi in cui si crede. Per chi, come me, è nato dopo la firma del Trattato di Maastricht, l’UE è una sorella maggiore e, affinché ci guidi al meglio, votare è il mezzo più adatto a questo percorso di crescita parallela.”

Uniti nelle diversità!

Scrivi un commento