Consigli di lettura Editoriale

Come giovane di Ac, non mi volto dall’altra parte – di Angela Moscovio

soldato guerra

Nel suo messaggio per la pace, Papa Francesco indica una via precisa con quattro azioni chiare: accogliere, proteggere, promuovere, integrare.

La mia prima reazione è stata: “Finalmente qualcuno parla chiaro”.

Ma poi, guardandomi intorno, ho cominciato a chiedermi: ma come potrebbe essere possibile? Che ambizioni! Come può un giovane che spesso vive con l’ansia del presente e del futuro, applicarsi a queste azioni? Che devo fare? Non è per niente un compito facile.

Ma facendo un passo indietro, c’è un’altra cosa che mi ha catturato e in parte tranquillizzato; Francesco ci indica una “soluzione” all’apparenza semplice e che è il punto di partenza: lo sguardo contemplativo.

Una volta avevo letto che “la misericordia è lo sguardo incondizionato positivo. È lo sguardo non giudicante, ma che cerca nell’altro le risorse positive che può mettere in gioco”.

Ultimamente ci penso spesso e lo sperimento nella vita: mi accorgo che quando guardo l’altro provando a togliere i filtri della mia mente, allora la prospettiva su di esso cambia. E’ difficile, perché tutto ciò richiede impegno e un lavoro molto personale, sempre in divenire, ma riconosco che questo è il primo passo per un’autentica accoglienza dell’Altro.

Quante volte nella vita guardo l’altro con i filtri della stanchezza, della diffidenza, dell’egoismo? Spesso l’altro rappresenta un nemico che è sempre pronto a fregarmi oppure rappresenta ciò che non voglio essere; se poi parliamo dei migranti e dei rifugiati, danno fastidio perché rovinano il decoro pubblico, perché sono qui “che c’è già la crisi”, perché mi mettono davanti un’umanità che non mi appartiene.

Come posso rimediare? Se credo in questo sguardo, devo sforzarmi di andare oltre l’apparenza, di guardare con lucidità, di ascoltare con cuore aperto, di toccare con mano; così cadono le difese e nascono anche delle domande. E questo potrebbe avere anche una conseguenza importante: sentirmi responsabile del mondo intero.. o meglio, dei fatti del mondo!

Come? Io personalmente, come giovane, socio di AC, educatore, sento il dovere di formarmi e di impegnarmi per avere una nuova consapevolezza delle cose e un nuovo sguardo sul mondo perché mi sento coinvolto in prima persona. Non posso voltarmi dall’altra parte; non posso cedere alla famosa globalizzazione dell’indifferenza; ad esempio non posso non indignarmi davanti a un export delle armi che cresce del 400%[1], davanti a chi nega gli effetti del cambiamento climatico, o davanti a chi gioca sulle paure della gente seminando odio e incertezza.

Francesco dice che abbiamo bisogno di rivolgere anche sulla città in cui viviamo questo sguardo contemplativo, «ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze […] promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia»,[10] in altre parole realizzando la promessa della pace.”

Se per me c’è una possibilità di pace allora devo contribuire ad essere strumento di pace; solo una mia continua conversione porterà all’autentica azione concreta, al riconoscere e accogliere l’Altro per il potenziale di bene che è. Non è per niente facile, ma se il bene genera bene, chissà che non si realizzi davvero la pace su questa Terra.

 

[1] http://thevision.com/attualita/medio-oriente-armi-italia/

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