Consigli di lettura Editoriale

COP 22 a Marrakech – di Maurizio Guarnaschelli

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Si è da poco conclusa a Marrakech la Conferenza mondiale sull’ambiente COP22, iniziata l’8 Novembre. Segue a meno di un anno di distanza il COP21 di Parigi del quale ebbe a parlarne anche Papa Francesco, a pochi mesi dalla pubblicazione dell’Enciclica “sulla cura della casa comune”.
Dal 1995, col cosiddetto “Mandato di Berlino” (COP 1), le Nazioni Unite si stanno interrogando sui cambiamenti climatici.
Da oltre vent’anni quindi le nazioni del mondo si danno appuntamento per discutere e uno dei punti più cruciali è di quanti gradi si possa ancora innalzare la temperatura del pianeta, su terre emerse e su oceani, prima che Madre terra vada definitivamente in tilt. Allora non ce ne sarà più per nessuno.
Nella sua bellissima ed accorata Enciclica – forse troppo in fretta messa da parte – “Laudato si’”, Papa Francesco sostiene giustamente che tutti noi possiamo fare qualcosa giorno per giorno per salvaguardare il pianeta ed indica questo come una responsabilità, soprattutto (ma non solo) se si è cristiani.
Questo nel “micro”, nel piccolo di ciascuno di noi.
Ma a livello “macro” ci chiediamo se davvero i signori che governano il mondo, che hanno in mano le leve della tecnologia e dell’economia; se davvero chi con la finanza può decidere del destino di interi popoli, abbia ascoltato il messaggio del Papa.
Ora ben vengano queste conferenze in cui si fa il punto della situazione, si espongono le cifre e si firma qualche dichiarazione d’intenti.
L’impressione da qui, però, è che tutto rimanga un gran bla-bla e che, di fatto, gli operatori del “macro”, appunto, vadano per i fatti loro, come da molto tempo ormai, senza frontiere, senza politiche nazionali che tengano, quasi fossero di un altro pianeta.
Intanto questo, l’unico pianeta sul quale tutti stiamo, ricchi e poveri, continua a dare preoccupanti segni di cedimento: i ghiacci si sciolgono, le foreste desertificano, le specie animali si estinguono.
Ci son voluti ben 4.279 giorni tra l’entrata in vigore del protocollo di Kyoto (16 febbraio 2005) e l’Accordo di Parigi (4 novembre 2016 – COP21).
Sul “che fare” sembrano ormai tutti d’accordo, almeno sulla carta. Resta il non piccolo problema del “come”. Infatti non esiste un piano vero e preciso che definisca il “quando” raggiungere gli obiettivi. Gli attuali piani dei governi nazionali non consentono neppure l’avvicinamento al traguardo dichiarato: limitare la crescita della temperatura media globale “al di sotto” di 2°C.
Ora si stanno tirando le conclusioni della conferenza africana, nella seconda città più inquinata del Marocco.
La dichiarazione finale, voluta dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, è pressoché unanime: tutti i paesi esprimono il loro impegno contro il riscaldamento globale e promettono di continuare quanto tracciato dall’Accordo di Parigi.
Il summit, terminato a notte fonda, doveva essere quello dell’azione ed invece sarà più ricordato come quello delle promesse infrante. Pare che le preoccupazioni per le condizioni del pianeta abbiano ceduto il posto a quelle relative al “clima” politico, prospettato dall’elezione del nuovo presidente americano.
Più che provvedimenti concreti, sono state fissate le procedure e il piano di lavoro per definirli. Il regolamento, da approvare entro il 2018, dovrà stabilire in che modo i paesi terranno sotto controllo i rispettivi impegni sul taglio dei gas serra, impegni che sono già stati definiti, dall’Agenzia dell’Onu per l’ambiente, insufficienti a raggiungere l’obiettivo dei 2 gradi.
Papa Francesco (sempre nella Laudato si’) ci dice che “Per rendere la società più umana, più degna della persona, occorre rivalutare l’amore nella vita sociale – a livello, politico, economico, culturale – facendone la norma costante e suprema dell’agire».
In questo quadro, insieme all’importanza dei piccoli gesti quotidiani, l’amore sociale ci spinge a pensare a grandi strategie che arrestino efficacemente il degrado ambientale e incoraggino una cultura della cura che impregni tutta la società.” Il nostro “micro”, delle piccole e personali azioni quotidiane, può allora smuovere il “macro” che sta nelle mani dei potenti del pianeta.
Come persone di speranza, crediamo con Papa Francesco che questa sia la strada da seguire.

Maurizio Guarnaschelli

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