Consigli di lettura Editoriale

Cos’è l’Azione Cattolica per me – di Carolina Osculati

ragazza

Se qualcuno mi chiedesse di spiegargli che cos’è per me l’Azione cattolica, non sarei in grado di rispondere.
Potrei però raccontargli di tutte le avventure che mi ha fatto vivere, delle persone che ho conosciuto, dei valori che mi ha insegnato, di quanto ha influito sulla mia personalità, e lo farei sicuramente con un enorme sorriso stampato in volto e con la magia che inonda il mio sguardo.

Ho quattordici anni ed è da circa nove che frequento l’AC. È incredibile come riesca a farmi scoprire sempre di più me stessa attraverso i sorrisi, gli abbracci, le risate degli altri. I ricordi indelebili che mi porto dentro sono uno straordinario aiuto nei momenti di difficoltà: quando sto per cadere, mi aggrappo a loro e sono un sostegno per rimanere in piedi e per continuare a camminare a testa alta.

L’AC è qualcosa che va vissuto e sperimentato fino all’ultimo, motivo per cui non credo che a parole stia riuscendo a spiegare davvero cosa sia per me e ho sempre paura di fornire un’immagine sbagliata; chiaro esempio di questo è il fatto che ogni volta che cerco di coinvolgere qualcuno a partecipare alle iniziative proposte dall’AC, risulta impossibile fargli capire cosa vuol dire e finisco sempre per dirgli: “Tu prova e vedrai che ti diverti”… è l’unico modo!

L’AC riesce a farmi comprendere concretamente cosa significa “urlare il Vangelo con la vita” e mi rende fiera e felice di professare la mia fede.

Il momento più difficile per me, dopo aver vissuto esperienze come queste, è tornare a casa. Tornare a casa vuol dire uscire dalla bolla magica e cercare di attutire il più possibile l’impatto con il mondo della routine. Come fare ad attutire l’impatto? Mettere in pratica ciò che durante quei giorni, quelle ore, quei secondi unici e inimitabili ci è stato trasmesso.

È così che la mia routine, concetto apparentemente monotono e privo di novità, riesce a diventare varia e straordinaria ed è così che le esperienze dell’AC ricche di sorrisi, sguardi alla ricerca di se stessi, pacche sulla spalla, riflessioni riescono a trovare applicazione concreta nella quotidianità: rendendo ogni secondo un’avventura da vivere mettendosi in gioco fino alla fine.

Carolina Osculati

2 Commenti

  • Il mio commento :
    E di la nostra religione ha un . Valore enorme ,ma solo che sio nel 2018 e siamo.fermi solo col catechismo le preghiere ,invece da piccoli bisogna prendere la Bibbia e fargli cercare i versetti in modo che i bombi si innamorano delle parole che Gesu’Gesuparla cosi si abituato.a conoscere la parola da piccoli invece cosi.appena incontrano qualcuno.cje gli ga conoscere la bibbia altre religione cambiano religione bisogna farli evangelizzare insegniamo che Gesu e Vivo ma non morto Grazie Anna Maria Sanfilippo

  • Grazie Carolina, la tua testimonianza è molto preziosa, riprende quanto ci suggerisce Papa Francesco, vale a dire che il cristianesimo si trasmette per “contagio”.
    E’ proprio vero che le esperienze di AC sono straordinarie, ma sono anche quelle che ti aiutano ad attutire l’impatto quando si torna a casa, perché ti danno gli strumenti per farlo.
    Con l’AC c’è continuità tra vita e fede.
    Complimenti per l’articolo e in bocca al lupo per le prossime esperienze di AC e non solo.

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