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Davide Manzo: l’esperienzialità dell’ACR e la sua potenza educativa

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Quando penso all’ACR e alla sua potenza educativa mi viene sicuramente in mente l’esperienzialità. L’articolo 11.2 dello Statuto dell’Azione Cattolica dice che “pone al centro la persona”, dunque, l’ACR non può che basare la sua intenzionalità educativa (si chiama così perché vogliamo proprio farlo e ci pensiamo, non è che ci viene bene a caso) sui ragazzi, sulla loro esperienza di vita, su quello che loro sono e sanno, sui loro saperi e sui loro “sapori”, per riprendere il tema che l’ha accompagnata lo scorso anno associativo.

La catechesi esperienziale è stata il tratto distintivo dell’ACR fin dalla sua nascita, 50 anni fa, quando il panorama catechistico preferiva tecniche più dottrinali, teoriche e nozionistiche. La fede si limitava a una serie di cose da ricordare e regole da rispettare, ma l’ACR ha scelto coraggiosamente di non fermarsi, convinta che i ragazzi avessero bisogno d’altro e, soprattutto, avessero molto di più da dare.

Innanzitutto la proposta esperienziale dell’ACR nasce dalla convinzione che i ragazzi hanno già conosciuto l’Amore di Dio, hanno già visto Gesù in faccia, erano la mamma e il papà che li accudivano e che ancora rimboccano loro le coperte la sera, è il compagno di classe che ha bisogno una mano perchè quella pagina di scienze proprio non gli entra in testa, è il vicino di casa anziano che vive da solo e a cui le signore della parrocchia ogni tanto vengono a fare compagnia e che magari una volta lo invito a fare merenda… Insomma il volto bello e accogliente di Gesù lo conoscono bene e raccontarglielo ancora, a parole nostre, forse, è superfluo.

Allora l’esperienzialità chiede di fare una capriola: non siamo noi adulti, noi educatori, noi catechisti a raccontare, a leggere, a spiegare, ma ci mettiamo in ascolto. Ascoltiamo i racconti di vita dei bambini e dei ragazzi che ci vengono affidati, quello che capita loro a scuola, ma anche le loro riflessioni e i loro pensieri. Ma i racconti non bastano. 

Siamo soliti pensare che la Parola parla alle nostre vite e solo con l’ascolto della Parola i bambini possano imparare, in realtà, l’ACR la pensa al contrario. Pur avendo bene in mente che la Parola è punto di partenza e centro del percorso catechistico, l’ACR pensa che sia necessario che la vita dialoghi con la Parola in un costante scambio di significati. 

E non se l’è mica inventato l’ACR! Il primo Capitolo del Vangelo Secondo Giovanni dice “Il Verbo (che è Parola viva, ndr) si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. La Parola si fa Vita, Vita vera, Vita viva! 

Tanti auguri ACR!

Davide Manzo
Responsabile articolazione giovani Azione Cattolica ambrosiana ed educatore ACR

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