Consigli di lettura Editoriale

La Pasqua non è dopo la Quaresima, ma è dentro – di Chiara Zambon

croce calvario

Non è cosa banale permanere nell’opzione fondamentale della speranza e della gioia di vivere. Cioè, dare loro il permesso di soggiorno dentro noi tutti i santi giorni!

STATE ALLEGRI… SE POTETE

Forse c’è un po’ di retorica quando si sente dire che il cristiano debba essere sempre allegro, per ben testimoniare. Evangelii gaudium sì… Ma ci sono dei frangenti in cui no, non chiedeteci così a bruciapelo se sprizziamo gioia da tutte le parti. La quotidianità, per tutti, è abitata da una ineliminabile dimensione di fatica. Le solite ma impegnative preoccupazioni quotidiane, la professione più o meno stressante, il prendersi cura dei più piccoli o più fragili – notte e giorno; e diciamocelo, anche la preghiera quotidiana: una bella fatica! Insomma, il ritmo della quotidianità è serrato, intenso, a volte un po’ monotono, altre “vertiginoso”, come ha detto il papa a Monza. Siamo autorizzati a canticchiare: “…Che sia benedetta”?

QUALE BUONA NOTIZIA?

Sappiamo che dopo la Quaresima c’è la Pasqua… ma forse è più realistico dire che dentro l’una c’è l’altra: la fatica e i semi di vita nuova sono incredibilmente miscelati. Dunque chi lo sa se Dio ci vuole sempre gioiosi. Sicuramente sempre capaci di amare e di ricevere amore, perché la croce ce lo ricorda: alcuni chiaro-scuri della vita non possono essere attraversati con la forza della felicità, ma con quella dell’amore e della invocazione.

A prescindere dai nostri caratteri, più orientati all’ottimismo o al pessimismo, all’esuberanza o alla malinconia, il Vangelo parla chiaro, e la nostra fede è sfidata con radicalità: ci chiede di leggere la realtà a partire dal Signore Gesù, e non da altro.

Effettivamente è più facile partire dal giudizio sulla propria vita quotidiana (bella o brutta che sia) per cercare di capire da essa come è Dio (buono o cattivo, alleato o quasi un persecutore) e sentenziare sulla propria vita, sul suo stato di salute; ma non è quello il punto di partenza per vedere se la fatica inscritta in essa ha senso oppure no, se ne vale la pena oppure no… La sfida, come credenti, è quella di stare ancorati e provare ad ancorare gli altri al volto di Dio rivelato in Gesù – via, verità e… vita; da qui, da questo punto prospettico affidabile, possiamo sbirciare, giudicare e consegnare la nostra storia. A volte solo questa prospettiva rovesciata aiuta ad evidenziare quanta bellezza, dignità, coraggio, gratuità e quanta misericordia si addensa nel nostro “giorno dopo giorno”. Questa è buona notizia! Che non ruba ma accresce speranza.

ALZARE LO SGUARDO

Per raccogliere energie da questa buona notizia e per provare a balbettare con fiducia, il lunedì mattina, “l’Adoro il lunedì”, possiamo contare sulla presenza dello Spirito e della Chiesa, due potenti alleati che aiutano in molti modi ad alzare lo sguardo (Gv 4, 35: “Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura…” e anche Mt 6,28) oltre le nostre piccole e grandi avventure quotidiane, per dare il giusto peso alle cose e non ingigantirle, per farci le giuste domande e non cadere in cortocircuiti esplosivi; soprattutto per incontrare con profondità l’Altro e gli altri, e non sentirsi soli ma dentro a un popolo.

Questa operazione di sguardo non autocentrato ma “in uscita” può essere dunque trampolino di lancio per acchiappare segni di resurrezione, e in fondo strumento per sentirci potentemente vivi. (PS: anche la Chiesa “in uscita”, d’altronde, è l’antidoto contro il suo “lento suicidio” – cit. da EG 272!).

Chiara Zambon

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