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Dogville – il film

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Grace (Nicole Kidman) sta fuggendo da alcuni gangster e trova rifugio nel piccolo villaggio montuoso di Dogville. Qui viene accolta dallo scrittore Tom (Paul Bettany) e si presta a svolgere lavori manuali e umili per guadagnare la fiducia degli altri abitanti della cittadina.
Inizialmente, dandosi un gran da fare, Grace viene accolta da tutti, entra in sintonia con i ritmi della città e si preoccupa di soddisfare ogni richiesta che le viene fatta. Tutto sembra andare per il verso giusto a Dogville. La permanenza della ragazza, tuttavia, diventa sempre più stressante a causa del crescente numero di compiti da portare a termine. Nel momento in cui i cittadini scoprono che è ricercata iniziano a vederla sia come un’opportunità da sfruttare a loro piacimento sia come mattia tondouna minaccia estranea da tenere sotto controllo. Il soggiorno di Grace diventa un incubo: viene maltrattata, violentata e infine legata con una catena, per evitare che scappi. Gli abitanti, abituati da anni a mantenere lo status quo a Dogville, vengono completamente spiazzati dalla nuova presenza e decidono di tirare fuori il peggio, disumanizzando sé stessi, pur di difendere la loro vita abitudinaria, arrivando infine ad abusare di Grace, che brama vendetta, sentimento a lei sconosciuto prima di allora.
Ambientato negli anni Trenta, girato quasi vent’anni fa, la pellicola è di una attualità sorprendente e induce a una profonda riflessione.
Il regista sceglie di girare il lungometraggio proponendo una messa in scena ridotta al minimo che, in modo anticonvenzionale, rispecchia visivamente l’aridità dei personaggi. Gli attori, recitando in un teatro, bussano a porte inesistenti, fingono di usare oggetti che lo spettatore non vede e camminano per strade i cui bordi sono disegnati con il gesso. Questa povertà scenografica fa sì che gli attori siano, come i personaggi che interpretano, obbligati a ripetere gli stessi gesti, con gli stessi oggetti, sempre nello stesso luogo. Il film propone dunque una visione circolare del comportamento delle comunità che, povere di idee e risorse, vivono nell’infelicità, capaci soltanto di tramutarla in violenza quando si sentono minacciate dall’esterno.
In “Dogville” i cittadini accolgono Grace, ossia ricevono la “grazia” ma non la sanno custodire. Fanno sì che aleggi su tutta la città obbligando la protagonista a lavorare per tutti. Niente da fare: la città di Dogville sembra maledetta e non accenna a cambiare atteggiamento. Grace dunque deve tirare fuori un asso dalla manica e lo fa nel finale sfruttando il potere del padre, capo dei gangster che la inseguivano. Egli, infatti, finalmente la trova e le concede il suo aiuto per vendicarsi dei soprusi subiti. La città arde e viene rasa al suolo, gli abitanti possono ora essere paragonati a cani che, dopo aver digrignato i denti alla protagonista per due ore di film, vengono ora bastonati da quest’ultima e muoiono nella loro amata città, che porta un nome degno per coloro che la abitano.

Articolo di Mattia Tondo

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