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Don Cristiano Passoni: Tra Quaresima e Coronavirus

don cristiano passoni

Dove ancora filtra la luce

Tra Quaresima e coronavirus

Quest’anno la Quaresima sembra avviarsi più inosservata che mai. Il mondo in cui viviamo ci sta abituando ad altri tempi e ed altre stagioni, lontane da quelle che la liturgia ci richiama nel suo incedere. La sua preoccupazione, infatti, è sempre quella di invitarci ad un altro pensiero, ad altre considerazioni, ad altre profondità, senza con questo mettere tra parentesi le scadenze che ci tolgono il fiato o le urgenze che le paralizzano, imponendo il loro ritmo inusuale. Del resto la liturgia è luminosa maestra dell’incarnazione di Gesù.

Quanto invece al ritmo inusuale, la Milano deserta di questi giorni dava indubbiamente da pensare. Nel variegato multiloquio al tempo del coronavirus, mi ha colpito una lettera che un preside di Milano ha inviato ai suoi alunni. Riferendosi al capitolo 31 de I Promessi Sposi di Manzoni ha scritto: «Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…». Ecco, questa è la nostra paura come la nostra paralisi, entrambe antiche, come ci ha ricordato Manzoni. Ma dove sta il nuovo inizio? Quale viaggio “altro”, possiamo incominciare?

Mi sono tornati in mente anche i versi di una canzone di Leonard Cohen, noto cantautore, poeta e scrittore canadese di origini ebraiche, spentosi a Los Angeles nel novembre del 2016. Nel brano Anthem (Inno) cantava:

Suona le campane che ancora possono suonare / dimentica la tua offerta perfetta / in ogni cosa c’è una fessura / è così che passa la luce.

Nella considerazione di una vita in cui i conti non tornano come ci si aspettava, la campana è ancora ciò che rimane a segnare il succedersi di altri ritmi, della festa come del dolore. È un invito ad entrare in una dimensione diversa, in un’altra lettura della realtà, non giustapposta o sovrapposta, ma dentro di essa, del suo stesso cuore.

Nel suo avviarsi silenzioso in questo tempo così sospeso, la Quaresima è questa campana che suona per nuovi avvii. È quanto è accaduto, del resto, ai due figli della parabola del Padre misericordioso, che ci hanno preannunciato questo cammino. Ciascuno dei due fratelli, a proprio modo, ha cercato una scorciatoia per appropriarsi dell’eredità. Ma, al posto di goderla come un dono che fa vivere in pienezza, ciascuno l’ha dilapidata, l’ha vista sbriciolarsi nella mani. Nessuno dei due ha potuto essere veramente felice delle proprie scelte: né il fratello minore, che se n’è andato lontano, né il maggiore, che è rimasto nella casa, oppresso da un’obbedienza priva di gusto e di passione. La parabola, però, intende portare “altrove”, ad un “altrove” che, tuttavia, è più vicino di quanto si possa immaginare ed è stato trascurato da entrambi. È l’amore del Padre, un amore che resiste, che sta prima e che si ritrova intatto, pieno di affetto, ad ogni ritorno. È il senso della Quaresima, di questo viaggio che abbiamo iniziato in silenzio, a marcarne ancora di più la fame e la necessità. Per avviarci, come suggeriva Cohen, occorrerà lasciare la pretesa vuota di un’offerta perfetta. Lo scorrere dei giorni della nostra vita, del resto, ce ne lasciato sempre più viva la consapevolezza. Piuttosto, sarà opportuno ricercare quella crepa, tra i nostri vissuti, attraverso la quale filtra ancora una luce capace di rischiarare il cuore umano.

Don Cristiano Passoni

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