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#popolonumeroso Economia “civile”? Sì grazie!

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Se mi avessero detto che avrei passato tre ore seduto a sentir parlare di economia, senza avvertire la necessità della ‘pausa caffè o di fare due passi per sgranchirmi le gambe, non ci avrei mai creduto. Invece, questo mi è successo domenica scorsa, 10 novembre, a Milano, nella sala convegni della parrocchia di S. Giorgio al Palazzo. Il titolo della Giornata, alla quale hanno partecipato una quarantina di Soci Adulti, era ‘intrigante’: “Il tempo è denaro? Esperienze di tempo ben speso”. L’iniziativa, proposta dal Centro diocesano, si poneva come ‘tappa’ del nostro percorso associativo verso l’Assemblea Elettiva del prossimo 23 febbraio.
Ci ha guidato in questa ‘avventura’ Ivan Vitali, un economista quarantenne laureato alla Bocconi, consulente, insegnante e co-fondatore nel 2012 della Scuola di Economia Civile (S.E.C.). Scuola di cui fanno parte, tra tanti altri noti docenti: Luigino Bruni, economista, accademico, saggista ed editorialista di “Avvenire”, Stefano Zamagni, Alessandra Smerilli e Leonardo Becchetti. Molto preparato e ottimo comunicatore, con simpatia e ‘leggerezza’, Ivan ci ha introdotto in questa Economia civile: un modo nuovo di guardare all’uomo, al mondo, all’ambiente. Un’economia che considera l’impresa come luogo in cui si può realizzare pienamente la nostra umanità, ripartendo dai luoghi concreti del vivere quotidiano. Il suo percorso professionale si è arricchito negli anni con esperienze importanti nel campo della promozione umana e sociale. Fondamentale è stata per lui l’esperienza in Brasile, dove ha trascorso tre anni e mezzo a Curitiba, capitale dello Stato del Paranà, come missionario laico, prima per accompagnare coppie italiane nel percorso di adozione di bambini brasiliani e, poco dopo, come direttore del Centro Professionale di Rede Esperança Brasil e del “Centro di Promozione Umana”, un grande centro di supporto alle donne della favela di Piraquara. È in questo contesto che i suoi studi economici sono stati messi alla prova dei fatti. Lì ha potuto comprendere come la dimensione economica, l’educazione e la dignità delle persone siano strettamente connesse e ha deciso di riorientare la propria scelta professionale. Tornato in Italia, ha collaborato con realtà legate ai servizi alla persona (comunità e servizi nell’area sociale e sanitaria) e ha contribuito a sviluppare attività di coesione sociale a Milano e in Brianza. L’esperienza della S.E.C. gli ha consentito di trovare una nuova sintesi professionale, tra impegno e ricerca, formazione e attivazione di percorsi progettuali sul territorio.

La parola “Economia” significa letteralmente: “la regola della casa”. Poiché è finalizzata al ‘bene comune’, l’Economia può essere definita “la scienza della felicità pubblica”. Ma, per essere davvero questo, necessita di Etica (=fare cose ‘giuste’), di Estetica (=fare cose ‘belle’) e di Comunicazione. Purtroppo, però, l’economia oggi appare sempre più ‘sganciata’ da queste caratteristiche e, quindi, dall’uomo stesso e dai suoi veri bisogni e, stando così le cose, non può che approfondirsi sempre più il solco tra poveri e ricchi. Allora, tutto è compromesso? No, se si riscoprono e si vivono i temi fondanti dell’economia civile, quali la fiducia, il valore, la relazione tra le persone, sia in termini di analisi teorica sia, soprattutto, in termini di ricadute misurabili nel loro impatto, attraverso progetti realizzabili in comunità locali.  “E’ civile o non è economia” è il ‘mantra’ che troviamo entrando nel sito web della Scuola di Economia Civile.       10 novem adulti giovani

Antonio Genovesi (1713 –1769) è stato scrittore, filosofo, economista e sacerdote. ‘Civile’ è proprio l’aggettivo che questo studioso salernitano sceglie per intitolare la sua opera più importante: “Lezioni di Commercio o di Economia Civile”. Egli ritiene che per favorire il benessere sociale sia necessario promuovere la cultura e la civiltà; per questo motivo è il primo cattedratico ad impartire le sue lezioni in italiano anziché in latino. Genovesi sostiene che anche le donne e i contadini abbiano diritto alla cultura poiché questa è uno strumento fondamentale per realizzare l’ordine e l’economia nelle famiglie e, di conseguenza, nella società.  L’Economia Civile sta anche alla base del pensiero dei tre economisti recenti vincitori del Premio Nobel per l’Economia 2019: Abhijit Banerjee, Esther Duflo, Michael Kremer. I primi due erano già stati alla ribalta delle cronache di qualche anno fa per aver pubblicato il volume dal titolo “Poor Economics” (l’Economia dei poveri). In quel lavoro, non si parlava di come ‘sconfiggere’ la povertà, ma si dava conto della ‘mentalità del povero’, nella sua individualità. Perché Oucha Mbarbk, un marocchino in stato di estrema povertà, ha compiuto sforzi straordinari per comprare un televisore, un’antenna parabolica e un apparecchio per vedere film in DVD? Ogni anno nove milioni di bambini muoiono prima di compiere i cinque anni e, di questi, uno ogni cinque muore di diarrea. Sono i figli di coloro che vivono con un dollaro al giorno. Molte di queste morti potrebbero essere evitate se si utilizzassero più diffusamente soluzioni di reidratazione orale, i cui ingredienti fondamentali sono sale e zucchero. Il libro, oltre a porre domande cruciali, fornisce risposte e anche soluzioni pratiche. Per quale ragione i poveri restano poveri? Le loro scelte di vita sono spesso determinate da fattori che sfuggono alla logica dell’economia di mercato. Tante politiche contro la povertà sono infatti fallite proprio per un’inadeguata comprensione del problema o per la convinzione di poter applicare ricette astratte e valide per tutti, senza verificarle sul campo, senza lo sforzo di personalizzarle. Dobbiamo invece capire perché i poveri preferiscono pagare cure sanitarie inutili invece di fare vaccinazioni gratuite; come mai i bambini poveri frequentano la scuola spesso senza imparare; perché i poveri non desiderano un’assicurazione o intraprendono molte attività senza farne prosperare alcuna. “L’Economia dei poveri” è la prima grande analisi che, combinando ricerca empirica e teorica, ci svela la vera natura della povertà e insegna che talvolta può bastare una piccola spinta nella giusta direzione per conseguire grossi risultati: azioni che consentono di ottenere di più facendo di meno, occupazioni di qualità che favoriscono la crescita e così via. I tre economisti premiati riaccendono i riflettori non tanto sui problemi della teoria economica, definita da molti come scienza (sociale) inesatta che non riesce a dare risposte soddisfacenti se applicata alla vita umana, ma piuttosto ponendo l’attenzione su una sua particolare branca: l’”economia dello sviluppo”; e nel fare ciò puntano il dito sul vero problema: migliorare il benessere degli individui, certamente aumentandone la ricchezza come fine ultimo, ma prima di tutto eliminandone la povertà appunto. L’approccio seguito dai tre professori è caratterizzato da un’analisi svolta con forte rigore scientifico e da un metodo basato sull’osservazione dei dati e sull’indipendenza da ideologie e credenze a priori. Ma noi cosa possiamo fare in pratica? Abbiamo ‘in giro’ qualche segnale concreto di economia ‘civile’? E’ significativa l’esperienza delle “Lezioni per il bene” messe in campo da una nota società (Leroy Merlin). Si tratta di realizzazioni dettate da logiche di economia civile che puntano: all’attenzione ambientale; al sostegno delle comunità e dei territori; alla valorizzazione delle persone; alla crescita dell’azienda; al benessere, sviluppo ed autonomia di persone e luoghi coinvolti nei progetti. “Ri-generiamo” è l’idea di fondo che sta guidando Leroy Merlin nel perseguire l’obiettivo di creare relazioni tra le persone, dove il negozio è il punto di raccordo capace di attivare, con la partecipazione dei cittadini, dei processi di rigenerazione del territorio e di sostegno per i più bisognosi. Il passaggio dal “fai da te” al “fai da noi”, dal “fare per se” al “fare insieme”, rappresenta una dimensione collettiva che si può raggiungere solo attivando processi di scambio e di dono all’interno delle comunità. Complessivamente si calcola che nel 2017 tutte queste attività abbiano generato un B.E.S. (Benessere Equo e Sostenibile), ossia un beneficio per le comunità dove Leroy Merlin opera, pari a quasi 93 milioni di euro.
Leroy Merlin, crede fermamente nella possibilità di creare un beneficio equo sostenibile che rinnovi e arricchisca l’aspetto economico, ambientale, sociale e umano delle singole comunità. E lo fa attraverso numerose iniziative: si preoccupa di organizzare corsi di formazione, fornisce materiali, supporto e collaborazione. Il tutto gratuitamente! Nel nostro piccolo, possiamo contribuire all’economia civile facendo scelte assennate e ‘solidali’ anche piccole. Perché comprare l’ultimo modello di auto quando ci può bastare un’auto usata? Se mettiamo sempre l’uomo ‘al centro’, dandogli la possibilità di vivere con dignità, lui e la sua famiglia, con un lavoro che abbia ritmi più umani ed una retribuzione certa e adeguata, dandogli il tempo per coltivare hobbies e passioni, tutta la società ne avrebbe vantaggio, a cominciare dal minore impatto economico per la sanità pubblica: sì, perché persone ‘rilassate’ e contente si ammalano di meno! E, allora, ecco la risposta alla domanda provocatoria della Giornata: “Il tempo è denaro?” No, non può e non deve essere solo denaro! Il tempo è una rete di esperienze, da vivere con ‘gusto’ una per una, ma tutte legate da un filo invisibile. E’ questa rete che costituisce la mia vita e il mio benessere, presente e futuro!

‘Magistrale’ è stata anche la ‘progettazione’ del pomeriggio da parte degli organizzatori della Giornata. Dopo il pranzo al sacco, ci siamo trasferiti a piedi al Museo Poldi Pezzoli, in via Manzoni, a pochi passi dal Duomo. L’”aggancio” al tema del mattino (il ‘tempo’) era quello di visitare alcune sale del Museo dove erano esposte centinaia di orologi, raccolti nel corso degli anni dal proprietario e ideatore di questa ’Casa-museo’, Gian Giacomo Poldi Pezzoli ( 1822-1879).  Questo museo, infatti, è il più importante in Italia per l’orologeria antica, e uno dei più prestigiosi in Europa. Abbiamo scoperto, grazie a Cecilia – nostra Socia e guida eccellente – la raccolta di meridiane portatili e di orologi solari di Piero Portaluppi, la collezione di più di cento esemplari da tavolo e da persona dal Rinascimento all’Ottocento e, infine, una nuova collezione recentemente donata. Orologi unici e preziosi, da quelli del Rinascimento rivestiti d’oro e di smalti, a quelli barocchi in cristallo di rocca, agli esemplari dipinti che si ispirano alla grande pittura del tempo: una bellezza che nasconde minuti e complessi meccanismi. Non mancano infine esemplari curiosi, come “Il Carro di Diana”(1610), un automa da tavolo’ destinato a stupire gli ospiti muovendosi da un commensale all’altro mentre segna il tempo che passa.IMG-20191112-WA0014

Oltre agli orologi, in tante altre sale, abbiamo avuto la possibilità di ammirare da vicino innumerevoli opere pittoriche di importanti artisti quali: PeruginoPiero della FrancescaSandro BotticelliAntonio PollaioloGiovanni BelliniMichelangelo BuonarrotiPinturicchioFilippo LippiAndrea MantegnaFrancesco HayezGiovanni Battista Tiepolo,  Canaletto e di tanti altri ‘minori’. Abbiamo indugiato, soprattutto, sulla famosa Madonna Litta, un dipinto a tempera su tavola attribuito a Leonardo da Vinci; databile al 1490 circa, è conservato nel Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo e, per tutto l’Anno leonardiano’, ospitato al Poldi-Pezzoli.

La partecipazione alla Santa Messa festiva in Duomo ha concluso nel migliore dei modi una giornata intensa, ricca di tante preziose informazioni, sensazioni ed emozioni. Il ‘tempo’ ne è stato il filo conduttore. A noi ora il compito di continuare a… spenderlo ‘bene’.

Alessandro

 

    1 commento

    • Grazie per l’interessante relazione. Il tempo, così declinato, sarà il punto centrale per la riflessione del
      “Pomeriggio insieme” a Milano. Iniziativa dell’A.C. del decanato di Sesto Calende. Visiteremo il Poldi Pezzoli, luogo dove è custodita la sedia abbaziale della “Badia” di Sesto Calende.
      Com’è vero l’antico detto che recita: “da cosa nasce cosa e dal bene viene il bene”.
      Tiziana

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