Consigli di lettura Editoriale

Esiste una politica diversa? #parte2

comune di seregno

Prosegue il dialogo che si è svolto venerdì 15 novembre a Seregno, tra i giovani di Azione Cattolica ambrosiana e Alberto Rossi, sindaco di Seregno. (leggi #parte1)

“Ho frequentato l’Azione Cattolica da adolescente: momenti formativi, esercizi spirituali, vacanze giovani. Ma soprattutto ho vissuto tre anni l’itinerario fidanzati a Milano, di cui poi sono diventato responsabile per sei anni, insieme a mia moglie Cristina”.

Quanto ha contato il tuo percorso di fede nella decisione di fare il sindaco di Seregno?

“Ho avuto esperienze di fede eterogenee. Ma l’Azione Cattolica è stata unica per il fatto di avermi spronato a dare il meglio di me al di fuori dell’associazione, nel mondo, in famiglia, nel lavoro, perfino in Comune. Devo dire però che se da un lato sono molto contento del lavoro che sto facendo (e della squadra di collaboratori che mi circonda), dall’altro vivo molta solitudine. Il mestiere del sindaco ti costringe ad ascoltare tanto, ma soprattutto a decidere. I miei assessori condividono le mie fatiche quotidiane, ma alla fine la risposta ultima è la mia. E il dovere di fare delle scelte isola inevitabilmente chi le compie”.

Ti sei mai pentito della decisione di candidarti e di vivere questi anni da sindaco?

“No, mai. In questi ultimi sedici mesi non mi sono mai pentito. Credo che quella di candidarsi sindaco e poi farlo effettivamente sia proprio una scelta vocazionale. Sono ormai convinto che, se uno fa il sindaco o lo fa per spirito di servizio o è un pazzo. I rischi penali sono altissimi, lo stipendio non è di certo commisurato al numero di ore di lavoro. Sento una responsabilità grandissima. Se non lavoro per Seregno, mi sembra di perdere tempo. Ogni tanto mi ripeto che questa è una parentesi della mia vita, in cui sono a servizio della mia città. L’aspetto più bello di questa parentesi è la vicinanza con le persone. Due volte alla settimana apro il mio ufficio al pubblico senza appuntamento. In queste occasioni ho scoperto che il nemico peggiore del sindaco non è l’opposizione, ma la solitudine delle persone”.

Anche quando l’opposizione non è costruttiva?

“Se l’opposizione non è costruttiva, è molto difficile lavorare insieme. Anche perché gli attacchi che ricevo non sono mai prettamente politici, ma personali. Quello che apprezzo molto invece è il lavoro di cooperazione con sindaci delle città vicine, anche se appartengono a un altro schieramento politico. Lavoriamo insieme per il territorio in cui abitiamo e i risultati sono stati evidenti in più di una circostanza”.

In che modo la tua famiglia ha vissuto questi primi sedici mesi della “nuova vita”?

“Sicuramente questa decisione l’abbiamo presa in due, ma mia moglie Cristina è la vera roccia della famiglia. Per ora viviamo ancora a Milano, ma dal prossimo mese saremo anche noi cittadini di Seregno. Ogni mattina, però, passo un paio d’ore con mia figlia Anita, che ha quattro anni. La accompagno all’asilo e stiamo insieme noi due. Non ho mai mancato a questo nostro appuntamento. Il weekend per un sindaco non è il weekend di tutte le altre persone. C’è sempre qualche impegno. Ma tutti i momenti liberi che ho sono per la mia famiglia. Ho accantonato un po’ gli amici, che vedo un paio di volte all’anno; lo sport; gli hobby”.

Cosa consigli a un giovane universitario o a un lavoratore alle prime armi?

“Di appassionarsi. Di provare interesse per quello che li circonda. Questo non vuol dire necessariamente prendere impegni. Ma siamo chiamati a distinguere ciò che è bene da ciò che è male, guardando la realtà e prendendocene cura. Poi le scelte verranno”.

Intervista di Marta Valagussa

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