Consigli di lettura Editoriale

Essere Chiesa in ascolto e a servizio di un cristianesimo popolare

Firenze, 10-11-2015.
Il V Convegno Ecclesiale Nazionale.
L'incontro "Come la penso io" sulle 5 vie con Don Mauro Mergola, Valentina Soncini, Vincenzo Morgante, Alessandro D'Avenia e P. Jean Paul Hernandez.
Valentina Soncini.


Foto Agenzia Romano Siciliani/s

Continuiamo con questa pagina il cammino di riflessione a margine dello strumento di lavoro “Fare nuove tutte le cose”. Ci concentriamo questa volta su un tema specifico, il popolo, sotteso ai 4 principi enunciati da Papa Francesco nel IV capitolo di Evangelii Gaudium e che sono anche i pilastri che reggono il nostro processo assembleare a cui possono imprimere un ritmo e una forza. Questi principi infatti non sono enunciazioni statiche, ma criteri di governo, elaborati originariamente da un politico di Buenos Aires, Juan Manuel De Rosas, fin dal 1834 per il governo del popolo. E’ molto interessante che Papa Francesco li abbia assunti dalla sapienza popolare per farne principi di indirizzo della vita del popolo di Dio, cioè della chiesa, popolo chiamato a raccolta per essere aperto a tutti i popoli, e fra questi essere fattore di dialogo, giustizia e strumento di pace sociale, come si legge al cap. IV di EG e come già indicava Lumen Gentium 13. Questi principi sono dunque per il popolo, precisamente per il popolo di Dio.

La lettera apostolica Evangelii Gaudium cita molte volte questa categoria che il Concilio Vaticano II nella costituzione Lumen Gentium ha coniato per definire la Chiesa insieme all’altra categoria: Chiesa mistero di comunione. Dal sinodo dei Vescovi del 1985 nell’ecclesiologia si è andata imponendo la sola categoria di “comunione” a discapito del riferimento al Popolo di Dio. Nel frattempo in ambito sudamericano si è andata sviluppando con diverse sottolineature, e non senza conflitti, una interessante ricezione della categoria conciliare del popolo di Dio, attraverso diverse fasi di elaborazione dell’episcopato sudamericano, precisamente nelle conferenze di Medellin (1968), Puebla (1979) e infine Aparecida (2007). In questo contesto si è distinta la linea argentina elaborata dopo Medellin attraverso la dichiarazione di San Miguel sulla pastorale popolare (1969) la quale non prende più in considerazione il popolo come oggetto, ma come soggetto dell’azione pastorale: un soggetto di cui accogliere il sensus fidei che mette in luce i frutti operati del Verbo nella storia concreta di un popolo che ha già accolto il Vangelo nella sua povertà e che ha espresso una propria mistica nell’inculturazione della fede. Si trova traccia di questa elaborazione nell’attuale magistero di Papa Francesco, in particolare in Evangelli Gaudium dove ritornano con frequenza termini come: popolo dai molti volti, poliedricità, religiosità/pietà/ spiritualità popolare, mistica popolare … termini che anche ai nostri orecchi risvegliano l’interesse e anche la passione per una Chiesa popolo di Dio e che riaprono questioni che avevamo smarrito o tralasciato.

Se l’orizzonte è questo proviamo a compiere altri due passi:

  • Come intendere queste categorie provenienti dalla teologia argentina del popolo?
  • Come lasciarsene interpellare nel nostro iter assembleare?

Per rispondere alla prima domanda il rimando breve è ad alcuni teologi argenti tra i quali Lucio Gera e Rafael Tello. Per entrambi al centro della riflessione si pone il tema della cultura indicato in Gaudium et spes 53, intesa come insieme dei modi con i quali in un popolo gli uomini coltivano i rapporti con la natura, tra loro e con Dio. La cultura abbraccia la totalità della vita, forgia un popolo e insieme diviene linguaggio concreto e storico anche della fede del popolo (mistica popolare).. L’evangelizzazione in America latina, secondo Tello, avrebbe fatto nascere non una comunità cristiana, ma un popolo cristiano nuovo, dentro la cui forma storico sociale si è mantenuta e trasmessa la novità del Vangelo, in modo più profondo e autentico di quanto non sia successo attraverso altre due forme culturali, quella moderna e quella ecclesiale. Ne viene l’invito forte alla Chiesa di porsi in ascolto del popolo, della sua spiritualità, dei suoi valori di solidarietà e giustizia, della sua volontà di divenire comunità con una particolare attenzioni ai poveri e in una profonda e filiale relazione con Dio Padre. Si capiscono allora altre due espressioni: la grazia suppone la cultura e proprio il medio dato dalla cultura fa sì che ci siano tante espressioni dell’unica fede: è l’immagine del poliedro. Strategico per la nuova evangelizzazione è allora la promozione di una pastorale popolare capace di valorizzare la sintesi tra fede e vita che il cristianesimo popolare già custodisce e offre in tante forme.

Il richiamo originale alla centralità del popolo di Dio  diventa un appello forte e nuovo nel nostro iter assembleare ad approfondire l’intuizione ultima di declinare la scelta religiosa come scelta del primato della vita, a ricomprendere la bellezza del vangelo dentro le forme storico sociali che ci hanno plasmato e che ancora ci plasmano   e dentro le quali è in atto provvidenzialmente il Regno di Dio. Tutto ciò rilancia per noi l’impegno a valorizzare il vissuto quotidiano laicale storico sociale, cioè una laicità a tutto tondo come via per vivere il Vangelo nell’ordinarietà uscendo da strettoie pastorali troppo intraecclesiali o addirittura “ecclesiastiche” e per concorrere all’azione evangelizzatrice di una Chiesa in ascolto del popolo e dello Spirito che lo guida, in sintesi per essere “Chiesa in uscita”.

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