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Faber, uomo in ricerca – L’evento all’Università Cattolica

Fabrizio De Andrè

All’Università Cattolica di Milano l’Azione Cattolica Ambrosiana e la Fuci, con la presenza dell’autore don Salvatore Miscio, hanno presentato il libro Dio del cielo vienimi a cercare. Un viaggio attraverso i versi di Fabrizio De Andrè in dialogo con Dio.

 Nella cappella di San Francesco don Salvatore Miscio continua la presentazione itinerante del libro Dio del cielo vienimi a cercare (Edit. AVE). Lo scorso 21 marzo ’19 le note di Bocca di rosa, interpretata dalla straordinaria voce di Giulio Milesi, accompagnato dalla chitarra di Michele Fantoni e da Samuele Roda alla percussione, hanno iniziato l’inedita presentazione del libro nella cappella gremita di giovani e meno giovani. Ascoltando, cantando, le canzoni di De Andrè si capisce che musica e teologia possono comunicare. In Faber diventa un inedito tentativo di dialogare con Dio. Nella canzone Bocca di rosa  l’amore sacro e l’amore profano non hanno nessuna differenza perché c’è la passione, la categoria che caratterizza la proposta musicale di De Andrè. «In lui – dice don Salvatore Miscio – cadono tutte quelle categorie, soprattutto quelle morali che la fanno da padrone. Faber dice che la cosa importante è “mettere l’amore sopra ogni cosa”. Se l’amore viene messo su ogni cosa è chiaro che tutto diventa bello. Se ci facciamo caso, riecheggiano le parole di S. Agostino “ama e fai quello che vuoi !” Se l’amore è il principio di ogni cosa è chiaro che poi non fai nemmeno il male, neppure ciò che è cattivo»

  1. Non le sembra che Faber sospende il giudizio per incontrare la persona in profondità? «Non solo. Faber legge nella vita degli altri una sorta di sacralità che non deve essere toccata. Lo ribadisce in un verso della canzone Khorakhanè. Dopo avere analizzato e raccontato in maniera pittoresca la vita dei rom, dice se questo loro modo di vivere, di chiedere la carità – lui dice il caritare – significa rubare lo può dire soltanto chi sa di “raccogliere in bocca il punto di vista di Dio”. Anche nella canzone Il Giudice , rispetto a chi giudica, si permette di giudicare senza canzonare affatto “la statura di Dio”. Questo per dire che lui invoca quasi la presenza di Dio per ricordare una giustizia superiore a quella degli uomini perché loro valuteranno sempre in base a delle emozioni personali, vissuti personali, o delle conoscenze che saranno sempre riduttive, quella di una grandezza di una vita umana»deandre-trap
  2. Per quale motivo Fabrizio De Andrè preferisce vedere Gesù come uomo più che figlio di Dio? «Faber ha paura di pensare Gesù come figlio di Dio perché vuole vederci l’uomo capace di fare quello che ha fatto lui, quindi alla portata di tutti. Tra l’altro vede nel suo modo di vivere davvero una grande rivoluzione, il vero grande cambiamento. Probabilmente già sospettando del fatto di chi si accontentava di cambiare le cose soltanto distruggendo quello che c’era prima, senza costruire ben poco per il dopo. Faber aveva già colto i limiti del ’68, ma con l’incontro di Gesù gli da un senso»
  3. Preferisce Gesù come uomo perché è possibile imitarlo? «Sì! In una canzone lo pensa come uomo anche se “per sempre inumano, l’amore di chi perdona è l’ultima voce di chi lo sta uccidendo tra le braccia di una croce”. In quel gesto riconosce qualcosa di grande, di molto grande, di troppo grande forse rispetto all’umanità. Ha paura di pensare Gesù come figlio di Dio perché lo allontanerebbe molto dalla sua umanità».
  4. Non crede che Fabrizio De Andrè abbia ridato dignità a tutte le persone scartate, umiliate, disprezzate nella società? «Le sue canzoni restituiscono dignità proprio dal punto di vista antropologico, non perché invita tutta l’umanità a diventare come loro, assolutamente no! Lui privilegia queste vite perché hanno il coraggio di essere quelle che sono pur nella povertà, nella contraddizione. A dispetto di chi ipocritamente si pensa chissà chi cercando di dimostrare chissà che cosa, nascondendo le stesse contraddizioni degli ultimi»

21 marzo ’19                                                              Silvio Mengotto

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