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Festa della Famiglia 2019: festeggiamenti…unici

influenza

Se c’è una cosa che non si riesce a prevedere è la sorpresa di Dio.

In ogni cosa noi uomini e donne di questo tempo vogliamo programmare bene tutto, per far corrispondere al meglio ogni cosa. La Festa della Famiglia in parrocchia non fa eccezione, quest’anno volevamo un bel momento celebrativo con canti nuovi, seguito da un pomeriggio di festa tra famiglie per vivere questo momento con i nostri amici. In fin dei conti è giusto che sia così: se alla festa della birra trovi tanta birra, alla festa della polenta trovi tanta polenta, alla Festa della Famiglia non si può fare a meno di trovare altre famiglie con cui festeggiare insieme nella fede, alimentati dalla stessa volontà di partecipazione. Per lo meno è così che lo abbiamo sempre festeggiato e lo immaginavamo anche quest’anno.

Ma Dio ci chiede di fare un altro piccolo passo, di essere famiglia sempre in cammino.

Quindi mi sono chiesto perché proprio questa domenica mattina ci fosse la partita di pallone di mio figlio. E ancor più perché lui abbia scelto non un ruolo qualsiasi, intercambiabile magari per consentirci di partecipare insieme alla S. Messa, ma un ruolo di cui nessuna partita può fare a meno: l’arbitro. Così il papà è sempre pronto ad accompagnarlo al campo da gioco e la Festa della Famiglia è iniziata con la S. Messa del sabato, idealmente io e mio figlio. Peccato che all’ultimo lui abbia deciso di andarci alla domenica pomeriggio insieme agli amici, momento per me non favorevole per poter partecipare con le altre famiglie come pianificato per la premiazione dei presepi. Così la mia Festa della Famiglia è iniziata con una S. Messa da solo! Paradossale.

Una domenica mattina rumorosa, trascorsa al freddo del campo di calcio tra i tifosi delle due squadre e io in mezzo che non tenevo a nessuna, con altre famiglie che non conoscevo, tranne una che non si aspettava certo di vedermi lì. “Che ci fai qui?” mi chiedono. Rispondo con una battuta: “Festeggio la Festa della Famiglia accompagnando mio figlio sotto la pioggia”. Mentre dico questo penso che sia un altro paradosso di questa domenica.

Rientro a casa con mio figlio, contento del tempo che ho dedicato a lui e pregustando il pomeriggio: “Cara arriviamo per pranzo. Come è andata la S. Messa?”. “Non siamo andati, nostra figlia numero 2 ha mal di testa e mal di gola. Andiamo stasera quando tu ci dai il cambio”. Bene, penso dentro di me, Qualcuno ha deciso che non dovessi proprio festeggiare con le altre famiglie.

Condividiamo un allegro pasto con nonna e zio, raccontando le gesta del nostro arbitro. Un film insieme, e un allegro primo pomeriggio in casa. Cala una calma irreale quando mia moglie va a Messa con i ragazzi, mentre io rimango con la malata. Una mezz’ora di silenzio, rotta solo da poche parole, mentre ci dedichiamo alle nostre letture preferite e rinsaldiamo in maniera invisibile quel senso di appartenenza reciproca, pronti alla cura e alla presenza quando serve.

Insomma, non proprio la festa che immaginavo. Molto, molto più bella. Il passo che quest’anno abbiamo fatto è mettere da parte l’ideale per accogliere la realtà dalla famiglia.

Famiglia C.

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