Consigli di lettura Editoriale

Francesco in Egitto, in direzione ostinata e contraria (seconda parte) – di Riccardo Paredi

papa FAITH, IN THE VATICAN, 24 NOVEMBER 2013

Un incontro controverso che “non fa male”

Gli incontri tra Francesco e l’Imam di al-Azhar sono rischiosi. Non sono mai “farandole interreligiose” o salamelecchi alla volemosebene. Troppo complicato il contesto socio-politico, le implicazioni, i non-detti per non ritenere questo incontro almeno un po’ simile a quello di un altro Francesco, quello già Santo, con il Sultano d’Egitto al-Kamel nel 1219, tra una crociata e l’altra. Difficile fare un pronostico sull’esito della visita. Ci basti sapere che, ancora una volta, “l’incontro è il messaggio”; che si avanza piano piano, con urgenza ma non con fretta; che si tratta di un dialogo che avanza da anni, a più livelli, passo dopo passo. D’altronde, il Cairo ha visto passare tante figure intellettuali cristiane in aperto dialogo con l’Islam, sui cui testi (di grande respiro) dovremmo ancora molto riflettere e discutere.

Ma resta un incontro rischioso: non solo ci si confronta con l’altro, ma quest’altro ci rimette in questione internamente. Non tutto il mondo cattolico, ad esempio, vede di buon occhio questi momenti di ravvicinamento. Lo stesso Francesco è spesso accusato di ingenuità, di troppa spontaneità, di troppa “buona fede”. Ancora più spaccato è l’eterogeneo mondo musulmano, egiziano e non: presentarsi all’altro è “sapersi”, non avere dubbi su chi si è. Qualcosa di estremamente lontano dalla profonda crisi che attraversa il mondo musulmano odierno. E allora sembrano adatte le parole del mio professore di Corano: “l’incontro non fa male”. Suona meglio in arabo, dove il verbo “incontrare” condivide la radice verbale di “accogliere”, “accettare”, “gradire” e, se proprio vogliamo esagerare, pure di “baciare” (come una pubblicità di vestiti di qualche tempo fa in cui al-Tayyeb baciava l’allora Papa Benedetto XVI).

Ecco dunque tre aneddoti per prepararsi al’imminente visita di Francesco in Egitto. Una piccola osservazione finale: oramai quattro mesi fa un gruppo di amici italiani avevano comprato i biglietti per venirmi a trovare durante le vacanze di Pasqua. Il pensiero del loro arrivo mi ha fatto vivere la quaresima in una vera attesa di resurrezione. Dopo gli attentati della Domenica delle Palme, però, la più che legittimata paura fa dubitare il gruppetto di amici, e il viaggio in Egitto sembra proprio pericoloso, poco opportuno. Da cancellare. Segue perciò una lunga telefonata. Hamdulillah, alla Messa Pasquale dai domenicani qui al Cairo non ci sono andato da solo: c’erano anche loro al mio fianco, senza paure. Riflettendoci, se dovessi descrivere questa venuta di Francesco qui al Cairo utilizzerei questa allegoria: non è poi stato così importante cosa abbiamo fatto con questi amici durante le vacanze di pasqua, quali discorsi e quali cammelli abbiamo montato. L’importante è stata quella sensazione di speranza, di presenza, di amicizia, di solidarietà che si è concentrata tutta in un sospiro di sollievo quando, agganciato il telefono, ho avuto la certezza che ormai ci sarebbero saliti, su quell’aereo per il Cairo. Ecco, Francesco viene a dare questo sospiro di sollievo. Nonostante tutto. D’altronde si tratta de “Il Papa della Pace nell’Egitto della Pace”, questo il motto scelto per questa visita. Un Papa che viene a portare “pace a pezzetti”; che non modifica il piano neanche di una virgola; che viaggia, come sempre, in direzione ostinata e contraria.

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