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Gaudete et exsultate – commento di Cristina Viganò

Pope Francis smiles after his weekly general audience in St Peter's square at the Vatican on June 12, 2013. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI        (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Può essere che Dio ci stia offrendo qualcosa di più! (172).

Nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate papa Francesco invita a considerare la santità come l’offerta gratuita di una felicità piena, che si realizza nella sequela di Gesù. La figura di uomo e di donna che emerge è modellata sui lineamenti di Cristo, così come risaltano nella pericope matteana delle beatitudini. Tale figura umana interpella primariamente i cristiani ma può costituire un’occasione di dialogo e d’incontro con tutti coloro che anelano a un di più di umanità; i giovani, in particolare, possono trovare una corrispondenza con i propri sogni e progetti di futuro.

Il papa è consapevole che la santità è un cammino controcorrente (65) e come tale implica una lotta con se stessi per non cedere a uno stile di vita egoistico e ingordo che produce scarti (108), a una cultura disumanizzante. Soprattutto, i cristiani sono inviatati a combattere contro alcune tentazioni tipiche degli uomini e delle donne di Chiesa, come quelle di avere tutte le risposte e incasellare la realtà (41-42), di salvarsi con le proprie forze osservando regole e di giudicare chi non ce la fa (49). Occorre che ogni pratica spirituale sia purificata alla luce del cuore del Vangelo, che è la misericordia, assunta sine glossa (97) e ben presentata nella pericope dell’ultimo giudizio (Mt 25,31-46). La preghiera personale e il culto comunitario andranno vissuti non come ripiegamento narcisistico e fuga dagli appelli della storia, dalla missione (104-105) ma come luogo privilegiato per uscire da sé, nella memoria grata dei doni di Dio (153) e nell’intercessione per le necessità dei fratelli e sorelle (154).

Soprattutto, il silenzio orante sarà il luogo dove praticare il discernimento (166-175), necessario perché l’esistenza cristiana non scada nell’abitudine, nella mera applicazione di regole o in una dottrina astratta senza storia (44). Il discernimento permette di mettere in dialogo il Vangelo di sempre con la situazione attuale, così da individuare il passo possibile e necessario. Il papa stesso dopo aver presentato la carta d’identità del cristiano (63), nel quarto capitolo suggerisce alcune espressioni spirituali (110) indispensabili in questo nostro tempo. Sarebbe auspicabile che ogni battezzato e ogni comunità cristiana ricercassero, anche alla luce della Gaudete et exsultate, gli atteggiamenti che il Signore li invita ad assumere. Il discernimento mantiene aperti alla novità dello Spirito, che spinge sempre di là da sé, oltre le comode sicurezze, per rilanciare la missione evangelizzatrice in particolare a favore degli ultimi (133.135). Gaudete et exsultate radica la ri-forma ecclesiale nella conversione, che consiste nell’assumere la forma di vita di Cristo.

Infine, è importante precisare che il di più proposto nell’esortazione non significa perfezione, né un’ideale disincarnato. Proprio la più alta autorità ecclesiale invita a guardare agli invisibili, dà voce a tanti semplici esempi quotidiani testimoni di una santità autentica e possibile (14-18) – tra questi si ricordano molte donne: è la santità della porta accanto (6-9), perché anche i più umili partecipano dell’ufficio profetico di Cristo (8). Occorre, quindi, custodire l’appartenenza al popolo di Dio pellegrinante, poiché non ci si salva da soli (140-146).

Nessuno, dunque, si senta escluso da quest’offerta di santità perché il Padre non si aspetta che ci si accontenti di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente (1). Anche chi è fortemente ferito dalla vita o dai propri sbagli e pensa che non ci sia più niente da fare senta che Dio lo chiama e lo sostiene ad essere pienamente se stesso (32), compiendo il massimo del bene nel passo possibile (50).

Cristina Viganò, ausiliaria diocesana e membro del gruppo teologico di Azione Cattolica ambrosiana

 

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