Editoriale FUCI

Generazione Erasmus… chi parte?

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Era il 1969 quando il Ministro della Pubblica Istruzione Ferrari Aggradi utilizzò un appunto di Sofia Corradi, soprannominata in seguito Mamma Erasmus, per sottoscrivere il disegno di legge riguardo la riforma universitaria italiana. La nota della Corradi concerneva la mobilità internazionale, l’apertura all’Europa da parte del mondo studentesco. Tuttavia, dovette arrivare il 1976 perché effettivamente a livello internazionale si sancisse un accordo ben definito di viaggi da parte della Comunità Economica Europea. Undici anni dopo, infatti, si giunge a quello che oggi è il progetto Erasmus (chiamato successivamente Erasmus Plus).francesca tondo
Dunque, l’acronimo significa European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, e ha dato vita a una vera e propria generazione Erasmus. Una generazione di studenti, degli anni Ottanta, Novanta, Duemila, che è cresciuta e cresce con la voglia di andare avanti nei propri sogni e nei propri progetti, tra contraddizioni e difficoltà, ma si spera sempre con determinazione.
L’Erasmus è un’opportunità che l’Università offre non soltanto per questioni legate allo studio o al lavoro, ma anche per la formazione completa della persona, a livello personale. Il soggiorno all’estero per uno studente può rivelarsi un’esperienza utile per mettere alla prova sé stesso – con responsabilità e autonomia -, entrando in contatto con culture e contesti sociali e relazionali diversi che contribuiscono all’apertura mentale di un giovane. L’Erasmus dovrebbe essere un’occasione da vivere a tutto tondo anche per capire quali obiettivi e progetti ci si vorrebbe porre per il futuro, e un contesto estero può aiutare anche per un confronto costruttivo con il proprio Paese. Studiare in una città differente rispetto a quella del proprio Ateneo mette in gioco capacità di organizzazione e adattamento, e permette di far risaltare ciò che si studia nella lingua straniera insieme a quanto si è già studiato in Italia, con modalità diverse. Perciò come giovani intraprendenti, come generazione Erasmus, questa del viaggio formativo dovrebbe rimanere una possibilità spendibile atta a creare comunità e dialogo, e per questo è un progetto così curioso e stimolante, nonostante le difficoltà che si possono incontrare lungo il percorso.

Di Francesca Bertuglia

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