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Genitori ai tempi di WhatsApp

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Nostro figlio Samuele ha 11 anni e da pochi mesi ha iniziato a frequentare la prima media.

E’ quasi un anno che ci tormenta per avere un telefono cellulare.

“D’altronde, mamma, ce l’hanno tutti!”, dice lui.

Eh già… ce l’hanno proprio tutti: i compagni di classe, gli amici della squadra di calcio, quelli di catechismo. E ovunque impazza la “WhatsApp mania”: gruppi per tutto, per comunicare qualsiasi cosa, dalla faccina buffa alla comunicazione importante, dalle foto del calciatore preferito a quelle più provocatorie, dalle richieste sui compiti (alle quali solitamente non risponde nessuno!) a insulti e parolacce a volontà.

Come genitori, da tempo ci interroghiamo sull’utilità di questo mezzo di comunicazione e ne parliamo con i nostri figli. E la risposta è sempre la stessa: “Non serve”.

Chiude possibilità di dialogo, di incontro, di condivisione, di ascolto vero e non crea isolamento, come tanti vogliono farci credere, mentre noi vogliamo che si apra il cuore e la mente all’altro e vivere una libertà interiore ed esteriore profonde.

Che fatica però! Continuamente interrogarsi, richiamare a questi valori, crederci, quando il mondo fa tutto il contrario. Ma d’altronde questo ci ha insegnato Gesù, ad andare controcorrente e noi ci crediamo e cerchiamo di insegnarlo anche ai nostri figli.

Elena e Mirko

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