Consigli di lettura Editoriale

Giorgio Vecchio: il ricordo di Maria Dutto, “sorella maggiore”

Dutto 00815-A-1980-02-17-Milano-AC-Consiglio Diocesano

Ci eravamo sentiti telefonicamente lo scorso ottobre. Da tempo cercavo di combinare un incontro tra Maria e un’amica e collega dell’università di Padova, che stava scrivendo un saggio sulla storia delle donne di Azione Cattolica. Maria lasciò cadere la mia richiesta, pur manifestando il suo consueto affetto. La voce era stanca, i guai di salute crescenti. Capii che era giusto lasciarla tranquilla e compresi pure che quella sarebbe stata l’ultima chiacchierata.

Come condensare in poche righe i ricordi di un’amicizia durata quasi mezzo secolo? Qualcosa ho già raccontato in altra sede: gli anni Settanta della Chiesa e dell’AC milanese, le battaglie, le accuse, lo sforzo di ricostruire un tessuto associativo che era stato lacerato. Ammiravo allora la forza vitale di Maria, responsabile del settore adulti, e il suo straordinario rapporto con il presidente diocesano Livio Zandrini, indimenticabile uomo saggio, capace dell’ironia che solo la saggezza concede. I due si stimavano e si capivano, concedendosi battute in dialetto. E poi gli anni della sua presidenza: altri anni di impegno associativo, in un clima ecclesiale non facile. Del resto, avevamo dedicato fin troppo tempo a valutare se l’arcivescovo avrebbe accettato la proposta di nominare una donna come presidente diocesano…

L’amicizia continuò. Anche se i rapporti erano più diradati, l’affetto di Maria rimaneva inalterato, anche per la mia famiglia, i genitori, i suoceri. Conservo con cura le sue lettere e i suoi biglietti. Ricordo i vari incontri, di ogni genere, così come l’ammirazione che suscitava nelle giovani che le mandavo per raccogliere la sua testimonianza e le sue indicazioni sulla presenza femminile nella Chiesa e nella società. Maria aveva grande attenzione per i giovani e per tutto ciò che di nuovo andava emergendo.

Altri parleranno della sua attività nel Gruppo Promozione della Donna, in Università Cattolica o altrove.

A me preme ricordare lei, come persona. Anzitutto, una persona donna, sempre attenta alla propria femminilità, sempre decorosamente elegante, mai sciupata o malamente vestita. Era già un segno di diversità, in ambienti dove talvolta la modestia veniva scambiata con la rozzezza. E poi il sorriso, segno di una serenità che non veniva meno neanche nelle discussioni più dure. Il calore umano, la capacità di accoglienza, la concretezza, l’attenzione alle cose da fare (anche le più umili) in quel momento. Ancora: l’amore fedele per la Chiesa e per la gerarchia, ma da laica, mai servile e mai inutilmente polemica.

C’era molto di autenticamente milanese, in Maria, ma tutto in lei prendeva origine da una fede autentica, e tanto più autentica in quanto non esibita, non gridata, non proclamata.

Immagino adesso Maria scherzare lassù con Vittorio Bachelet, con Giuseppe Lazzati, con Livio Zandrini e con tanti altri. Noi, quaggiù, possiamo solo ringraziare il Signore che ci ha dato una “sorella maggiore” tanto grande e tanto amabile.

Giorgio Vecchio

ndr: Immagine scattata proprio da Giorgio Vecchio nel febbraio dell’80 durante il primo consiglio diocesano, presieduto da Maria Dutto con l’appena arrivato arcivescovo Martini.

1 commento

  • Grazie per il vostro ricordo di Maria Dutto. Io non ho più avuto modo di incontrarla dagli anni ’90, ma anch’io ho un ricordo bello di lei: sorridente, serena, capace di accoglienza. Abbiamo una persona in più in cielo che ci guarda e ci accompagna a vivere bene questo nostro tempo ricco, bello, ma difficile.

Scrivi un commento