Consigli di lettura Editoriale

Giornata del Malato: “di fronte a un lebbroso Lui ha visto una persona”

geriatria

Abbiamo chiesto a 100 tra medici, infermieri, operatori sanitari di raccontare come vivono il loro lavoro da laici di Azione Cattolica ambrosiana. Sono sparsi in tutto il territorio della diocesi di Milano e svolgono la propria professione con passione e con grande impegno.

Ecco qui di seguito alcune delle loro testimonianze, in occasione della 28a Giornata del Malato, che come ogni anno si svolge l’11 febbraio. Qui il messaggio del Santo Padre.

Milena Bianchi, responsabile sanitario, specialista geriatra, in una Rsa di un comune della periferia di Milano, da oltre 30 anni: “Nel mondo della geriatria è più facile rispetto ad altre specialità riuscire a dare il giusto peso alla persona, poiché l’assistenza è un intervento globale, che deve tener conto di tutta la persona, e l’aspetto della malattia viene declinato sulla persona, altrimenti non è possibile la cura stessa. Oserei dire che spesso conta più la persona che la malattia, nel senso che la prospettiva che si ha davanti è talmente breve, che non ha senso intervenire sulla malattia, rischiando di fare un danno alla persona anziana. Ci si concentra di più sul sintomo, per dare sollievo, piuttosto che sulla evoluzione della malattia, spesso ormai non sanabile. Il mio essere vicino all’anziano è fatto di ascolto, condivisione di chiacchiere, carezze, sguardi. La gran parte di loro non è in grado di comunicare con discorsi, in quanto sono malati di demenza in fase avanzata, ma tutti cercano e gradiscono una stretta di mano, una coccola, un complimento. Con i parenti le cose sono molto più complicate, a loro cerco di “insegnare” a capire il senso di quello che accade ai loro genitori, fornendo spiegazioni semplici e comprensibili. Spesso sono persone smarrite, cercano spiegazioni, rassicurazioni, conforto, spesso sono anche arroganti, aggressive, cercano comunque competenza e calore umano. Hanno bisogno di sapere che i loro cari sono accuditi con affetto e competenza”.

Monica Grazioli, geriatra, lavora in una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) e in un Centro diurno integrato per anziani: “Cerco di seguire l’anziano globalmente. Quando si ha poco tempo e si è di fretta, si perde la “persona. Ci rifletti e cerchi di recuperare. Cerchi di ritagliare uno spazio, fermandoti un po’ di più ad ascoltare e parlare con l’anziano. Devo modulare le mie parole, i miei gesti, le mie espressioni a seconda di chi ho di fronte e della situazione (acuta o cronica). Ci sono Ospiti che comprendono, altri cognitivamente compromessi, caratteri diversi uno dall’altro. Cerco di spiegare cosa stanno vivendo, cerco di dare, se riesco, speranza, cerco di far capire loro che sono accolti e ascoltati, insomma che esistono! Cominciano a essere presenti malati di religione diversa dalla nostra. Con assoluto rispetto delle loro credenze, cresce in me il desiderio di essere culturalmente più formata sulle varie religioni e anche sulle diverse culture/mentalità”.

Simone Mazzola, farmacista a Sesto San Giovanni: “Capita che, preso dalla frenesia delle giornate e delle cose da fare, guardi le persone solo come malate. Sono portato a vederle come un problema che va risolto per poi passare al successivo oppure a vederle come un ingranaggio rotto, inutile e di cui ho alle volte timore. Ma pregare il Vangelo la domenica, mi aiuta in settimana ad avere uno sguardo differente, a cambiare punto di vista su ciò che mi circonda, come ha fatto Gesù: di fronte a un lebbroso lui ha visto una persona, di fronte all’emorroissa ha riconosciuto una fede grande, di fronte al cieco nato non si è fermato alla sventura del peccato ma ha donato il riscatto. Io di fronte al malato custodisco il desiderio di riuscire sempre a vedere una persona che ha una storia e che va ascoltata. Nella farmacia in cui lavoro passano molte persone di diverse nazionalità con ognuna la sua cultura e religione. Provo ad essere sempre attento alla persone che ho di fronte: a un musulmano durante il ramadan che mi chiede un medicinale dovrò indicare una posologia che tenga conto del suo digiuno diurno; alla persona straniera che cerca un prodotto del suo paese cerco di trovare il corrispettivo italiano e di indirizzarla da un dottore nel caso; alla persona anziana semplifico il più possibile l’assunzione dei medicinali con scritte sulle confezioni e indicazioni più accurate.

Paola Billo, Medico specializzato in Anatomia Patologica, lavora presso il Servizio di Anatomia Patologica dell’Ospedale Civile di Legnano (MI): “Il 70% della mia attività si svolge al microscopio. Nel mio lavoro, tranne rare eccezioni, non ho quasi mai a che fare con il paziente. Il mio principale interlocutore sono i colleghi che lavorano nei reparti di degenza e che, invece, hanno direttamente a che fare col paziente. Tuttavia, sono ben consapevole che dietro ogni “caso” c’è una persona che aspetta la giusta diagnosi, o almeno la migliore possibile – secondo scienza e coscienza, secondo le possibilità che mi vengono date dal posto in cui lavoro, secondo le linee guida internazionali più aggiornate a cui faccio riferimento – di cui sono capace”.

Pietro Gerosa: “Il messaggio di Papa Francesco serve per alzare lo sguardo sulla realtà quotidiana e ritrovare il senso del nostro operare che ha bisogno ogni giorno di essere “salvato” dal Signore”.

Alberto Galimberti: “Bellissimo il Messaggio di papa Francesco per la giornata del Malato. Grazie di avermelo fatto pervenire! Ringrazio della vicinanza dell’Azione Cattolica alla mia attività professionale”.

Scrivi un commento