Consigli di lettura Editoriale

Giornata mondiale dei poveri – L’esperienza di 3P – di don Luca Ciotti e Gioele Asquini

milano clochard

Il 19 novembre si è celebrata la giornata mondiale dei poveri.
“Le giornate poste nel calendario della Chiesa sono simboliche” spiega don Luca Ciotti, assistente giovani di Azione Cattolica ambrosiana. “Servono per ricordare a tutti i fedeli che non ci si può dimenticare di questo o quell’argomento. Ma come ha spiegato bene papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, la realtà si vede meglio dalle periferie che dal centro”.
Ecco perché da anni i giovani di Azione Cattolica vivono l’esperienza di 3P (Pane, Parola, Poveri). Se è vero che Gesù è nel Pane e nella Parola, è altrettanto vero che il suo volto si rivela pienamente nel povero. E se siamo abituati a sperimentare frequentemente le prime due P, siamo talvolta meno disposti a vivere con la terza. L’iniziativa è in programma per tutto l’anno ogni secondo e quarto mercoledì del mese, con inizio alle ore 22. Dopo un breve momento di conoscenza, ci si rimbocca le maniche e via a preparare panini e thè per chi ha come tetto solo il cielo di Milano. La mattina la sveglia è prima dell’alba e poi, dopo la Messa (Pane e Parola), a piccoli gruppi si inizia a girare per le strade della città per distribuire quanto si è preparato. Si va in silenzio alla ricerca del povero, senza svegliarlo né importunarlo. Alle otto è già tutto finito, pronti a rituffarsi in una quotidianità in un certo qual modo più rischiarata.
Cosa possiamo imparare dai poveri, oggi? “Ci chiediamo sempre cosa possiamo fare noi per i poveri. Ma è un errore di prospettiva. Guardiamo ai poveri per essere attenti a loro. Ma proviamo a metterci in ascolto, a imparare da loro” spiega don Luca Ciotti. “Certamente un giovane d’oggi può imparare da un povero l’essenzialità. Crediamo di avere bisogno di tante cose. I poveri non hanno niente e vivono comunque bene, apprezzano di più ogni particolare. Poi credo che una certa relativizzazione delle cose sia un altro passo da fare per un giovane. Tante cose sembrano indispensabili e acquistano un valore eccessivo, troppo grande. Messe a confronto con i poveri, perdono subito questa luce e si rivelano per quello che sono: poca cosa. E infine, se imparassimo dai poveri la loro capacità di adattarsi, vivremmo meglio anche noi. Adattarsi al clima, al luogo, alle persone. I poveri aiutano tutti a riflettere. Basta guardarli”.

Nel corso degli anni 3P è cambiata, ha assunto una forma nuova. “Il piccolo gesto compiuto dai giovani attiva il circolo del dono, mettendo anche i poveri in condizione di iniziare la giornata con un sorriso. Eppure sono convinto che non basta solo quel panino e quel bicchiere di thè caldo. I poveri hanno diritto a vivere anche di bellezza”.

Ecco nascere allora cineforum, concerti, incontri formativi, aperti a tutti, anche ai poveri. Anzi. Loro hanno i posti davanti riservati, con un accesso preferenziale. Sono loro i “vip” dell’evento.

Il poeta tedesco Rainer Maria Rilke (1875–1926) abitò per un certo periodo a Parigi. Per andare all’Università percorreva ogni giorno, in compagnia di una sua amica francese, una strada molto frequentata. Un angolo di questa via era permanentemente occupato da una mendicante che chiedeva l’elemosina ai passanti. La donna sedeva sempre allo stesso posto, immobile come una statua, con la mano tesa e gli occhi fissi al suolo. Rilke non le dava mai nulla, mentre la sua compagna le donava spesso qualche moneta. Un giorno la giovane francese, meravigliata domandò al poeta: «Ma perché non dai mai nulla a quella poveretta?». Rispose il poeta: «Dovremmo regalare qualcosa al suo cuore, non alle sue mani». Il giorno dopo, Rilke arrivò con una splendida rosa appena sbocciata, la depose nella mano della mendicante e fece l’atto di andarsene.  Allora accadde qualcosa d’inatteso: la mendicante alzò gli occhi, guardò il poeta, si sollevò a stento da terra, prese la mano dell’uomo e la baciò. Poi se ne andò stringendo la rosa al seno. Per una intera settimana nessuno la vide più.  Ma otto giorni dopo, la mendicante era di nuovo seduta nel solito angolo della via. Silenziosa e immobile come sempre. «Di che cosa avrà vissuto in tutti questi giorni in cui non ha ricevuto nulla?», chiese la giovane francese. «Della rosa», rispose il poeta.

(fonte: Bruno Ferrero, L’importante è la rosa).

 

3P – la testimonianza di Gioele, giovane seminarista

Prossimo appuntamento: Concerto Solidale – 3P 20 novembre

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Se vuoi vedere il video di presentazione dell’iniziativa 3P, clicca qui.

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