Consigli di lettura Editoriale

Giovanni Bianchi: lo ricordo così – di Paolo Danuvola

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La prima volta che ho incontrato Giovanni Bianchi era con Renzo Salvi (vedi suo ricordo di Giovanni su www.chiesadimilano.it) da don Aldo Ellena, salesiano di spessore, che esponeva nello studio la diffida del Prefetto di Torino nei suoi confronti perché in ‘veste talare’ aveva partecipato a manifestazioni a favore dell’obiezione di coscienza; salesiano che più tardi avrebbe fondato ‘Animazione Sociale’, oggi edita dal Gruppo Abele. Per me quello era un luogo dove incontrare persone capaci, curiose, affascinate da utopie, dove potevo cercare di capire quello che capitava negli anni Settanta; per Giovanni era già uno dei tanti luoghi che incrociava con competenza ed entusiasmo a partire dal tema del lavoro: l’associazionismo, la politica, le istituzioni.

Giovanni Bianchi era un mite, intellettuale e militante, sestese di nascita e di appartenenza (la sua email lo conferma: giobianchisesto@hotmail.it), ambrosiano di spiritualità e di cultura; relatore instancabile (con le sue schede tenute allora insieme da un elastico!). Illustrava fatti e scenari con facilità e scriveva con scioltezza (vedi su Google ‘libri di Giovanni Bianchi’). Numerose le pubblicazioni su riviste e con i più svariati editori: da Cittadella a Marietti, da San Paolo (<Martini ‘politico’>, 2007) a Jaca Book (<Resistenza senza fucile>, 2017). Vi si trovano i suoi riferimenti ideali e le sue citazioni costanti su Sturzo, Maritain, Chenu, Dossetti, La Pira, Lazzati, Mazzolari, Milani, Turoldo, Martini…Nomi-simbolo che contraddistinguono la sua storia di maturazione di una laicità conciliare.

Presidente regionale delle Acli – la sua casa base associativa – in un periodo non semplice per le scelte politiche nel dopo Concilio, in tempi del ‘distinti ma non separati’ fra ecclesiale e politico da affermare rispetto a crescenti corti-circuiti fra Chiesa e partito… nel tramonto di una società ufficialmente e istituzionalmente cristiana, dove settori del cattolicesimo sociale diventavano socialisti: frizione che sarà recuperata, anche per il ruolo di Giovanni, con ricevimento delle Acli dal Papa in Sala Nervi l’8 dicembre del 1991. A Milano erano gli anni del Convegno ecclesiale ‘Farsi prossimo’ (1986) e delle Scuole di formazione politica della Diocesi ambrosiana volute dal Card. C.M. Martini.

Presidente nazionale delle Acli dal 1987, nel 1994 su invito di Mino Martinazzoli entra nel Partito Popolare e in Parlamento. Nel 1995 in qualità di Presidente del PPI va in collisione con Rocco Buttiglione, e – in accordo con Gerardo Bianco – porterà la maggioranza del partito nel centro-sinistra mantenendo il nome di PPI, poi Margherita e in seguito PD, mentre la minoranza di centro-destra ereditava lo scudo crociato e sceglieva Berlusconi. Ricordo la sofferenza di quel periodo perché la osservavo dal Comitato dei Garanti, su cui non mancavano pressioni dell’ala conservatrice.

Intellettuale e militante contribuì alla raccolta di firme del referendum Segni e più tardi alla nascita dell’Ulivo. Anche nell’ambito partitico gli è stato sempre più congeniale l’elaborazione culturale, perché convinto della forza della persuasione, anche dove spesso prevaleva invece quella dei numeri e delle correnti.

Il Presidente Mattarella ne ha ricordato in questi giorni ‘il rigore morale, la passione civile e la grande umanità’, la vasta cultura e l’intensa spiritualità che gli hanno permesso di vivere ‘il suo impegno nell’associazionismo, nella politica, nelle istituzioni, come servizio alla comunità con un’attenzione verso i poveri, gli ultimi, gli emarginati’.

La sofferenza non l’ha risparmiato e la precoce scomparsa della figlia, nel 2013, ha ancor più scavato nella sua sensibilità scuotendo, forse, quel ‘credente e non credente’ di ognuno di noi, imparato dall’insegnamento di Martini, a cui spesso faceva riferimento. Non è un caso che, nei giorni scorsi, dicendo a sua moglie Silvia il mio rammarico di non essere riuscito a passare a trovarlo, mi rispondeva che la sua tristezza di quei giorni ‘si è sicuramente trasformata in gioia nell’abbraccio di Sara’.

Giovanni ha ricercato il percorso della solidarietà e della pace nella spiritualità personale, nell’aggregazione associazionistica, nell’impegno politico e istituzionale (iniziativa per la ‘remissione del debito’ ai Paesi in via di sviluppo; quante volte ha fatto la Perugia-Assisi?), per tornare poi a fare ‘l’allenatore’ di giovani, come ad esempio, nel ‘Circolo Dossetti’(2000), dove ha proseguito la sua instancabile ricerca sul cattolicesimo democratico.

Sempre accessibile, Giovanni è uno dei pochi che finito il ruolo istituzionale (che è bene non sia perpetuo!) è tornato quindi all’impegno pieno nell’ambito educativo e culturale, convinto che da questo piano parte ogni innovazione politica e istituzionale.

Lascia una testimonianza e un patrimonio di pensiero su cui dovremo riflettere in tempi di scarse certezze che si intreccia con la necessità di una rinnovata interpretazione del significato dell’ispirazione cristiana nel sociale e nel politico. Ispirazione che negli anni si è oggettivamente diluita nei ‘grandi contenitori’ ma che si è indebolita -credo- anche per il timore di approfondire, in ambito ecclesiale, le implicazioni del pluralismo.

Resta quindi la responsabilità di proseguire il percorso intrapreso da Giovanni, un amico e un maestro che resterà un riferimento per molti.

Paolo Danuvola

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