Consigli di lettura Editoriale

Giuseppe Lazzati, maestro nel tempo – di Giorgio Mazzola

giorgio mazzola

Noi ti lodiamo, Padre santo,

per la tua grandezza:

tu hai fatto ogni cosa con sapienza e amore.

A tua immagine hai formato l’uomo,

alle sue mani operose hai affidato l’universo

perché nell’obbedienza a te, suo creatore,

esercitasse il dominio su tutto il creato.

[…]Padre santo, hai tanto amato il mondo

da mandare a noi, nella pienezza dei tempi,

il tuo unico Figlio come salvatore.

 

Chi ascoltava Giuseppe Lazzati leggere le parole di questo testo capiva che non egli non si limitava a leggerle, ma le stava contemplando ed il suo spirito ne esultava. Questo testo può ben servire per riassumere l’insegnamento della vita di Lazzati a trent’anni dalla sua morte.

Per prima cosa, perché è un testo della liturgia della Chiesa. L’esistenza di Lazzati ci rimanda anzitutto, semplicemente, alla vita cristiana, e ai suoi fondamenti: la preghiera e l’unione con Dio, i sacramenti, le virtù, la vita fraterna. Questo insegnamento ci è estremamente necessario, perché nella nostra condizione presente ci capita di fare molte cose in nome della fede ma in esse lo spirito di Gesù è assente. Lo si comprende dai criteri che le animano: visibilità, efficacia, numeri, ricerca di potere (pur piccolo o di qualsiasi genere). Siamo riusciti a crearci uno spazio nel quale poterci dare da fare senza che, nei fatti, Dio sia coinvolto, se non in modo implicito. Giuseppe Lazzati ci ricorda che il cristiano è anzitutto un contemplativo, cioè un uomo che, nello Spirito, partecipa del disegno misericordioso di Dio, priGiuseppe Lazzatima che essere uno che suscita o organizza iniziative ed eventi. Il credente deve anzitutto conoscere il modo di fare di Dio, attraverso lo studio amoroso della Scrittura e l’osservare dell’agire di Dio nella storia umana apparentemente abbandonata, ma sempre piena dei segni del Suo intervento che conferiscono alla stessa storia un valore sacramentale.

Lazzati ci rinvia alla straordinaria bellezza e densità della vita cristiana, per quello che è, prima ancora che per quello che fa. In questo senso, è interessante notare che anche la prospettiva operosa di cui parla il brano della liturgia viene anzitutto contemplata come sostanza del disegno di Dio. Nuovamente, l’operare nel mondo chiede anzitutto di conoscere ed ammirare il volere di Dio e la grandezza di ogni cosa fatta ‘con sapienza e amore’.

Lo stesso brano ci conduce infine a contemplare il vertice della storia della salvezza: l’amore del Padre che giunge a dare il suo Figlio per la vita del mondo.

Solo facendo tutti questi passaggi, come fece Lazzati, si può giungere a sentire l’appello del Signore a dare tutto, come risposta all’amore con il quale si è stati raggiunti. Lazzati lo fece come laico consacrato, nell’Istituto secolare che fondò. Questa scelta fu vissuta in assoluta continuità con quanto egli stava sentendo nella sua vita.

Anche questo va ricordato perché nelle nostre comunità cristiane il discernimento vocazionale sembra essere oggi trascurato, con la presumibile ragione di ritenere che ci siano questioni più importanti di cui occuparsi. L’esempio di Lazzati, che insegnava che la vita è vocazione, ci aiuti ad avere più coraggio.

Giorgio Mazzola

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