Consigli di lettura Editoriale

Per educare gli adolescenti servono adulti credibili

gabriele cossovich

“Oggi il padre teme i figli. I figli si credono uguali al padre e non hanno né rispetto né stima per i genitori. Ciò che essi vogliono è essere liberi. Il professore ha paura degli allievi, gli allievi insultano i professori; i giovani esigono immediatamente il posto degli anziani; gli anziani, per non apparire retrogradi o dispotici, acconsentono a tale cedimento e, a corona di tutto, in nome della libertà e dell’uguaglianza, si reclama la libertà dei sessi”.

Sembrerebbe questa un’acuta descrizione della condizione adolescenziale oggi, così come ci viene raccontata quasi quotidianamente dalle pagine di cronaca dei giornali e dalle TV. Il problema? E’ che questa citazione risale al 300 a.C. circa ed è attribuita a Platone.

Credo sia significativo questo accostamento. Ci aiuta a uscire da un certo allarmismo che costella i discorsi sugli adolescenti oggi, sul loro modo di essere, su quello che vogliono e cercano… Certo il mondo attuale ha dei tratti specifici che lo contraddistinguono, che determinano fronti educativi propri dell’oggi che ieri non esistevano: pensiamo al tema del mondo digitale, dei social network, dell’accesso illimitato ad ogni tipo di contenuto a portata di mano, ecc… Ma sono queste le modalità nuove attraverso le quali si esprimono oggi i tratti tipici dell’adolescenza, che sono gli stessi di sempre.

Cosa è realmente cambiato oggi rispetto a ieri? E’ cambiato il mondo adulto. Non nel suo porsi in modo critico nei confronti delle giovani generazioni, no, in questo è rimasto uguale ai tempi di Platone. E’ cambiato nella sua capacità di porsi come segno credibile di un futuro promettente.

Di cosa ha bisogno un adolescente? Per prima cosa di fiducia. Della percezione cioè che c’è qualcuno che crede in lui, lo sostiene nei suoi desideri, nei suoi slanci. Non ha già in mente cosa dovrà fare, quali scelte dovrà prendere, ma lo incoraggia nelle proprie. Spesso come adulti rischiamo di buttare addosso ai nostri figli quello che la nostra esperienza ci ha consegnato; lo facciamo in buona fede, vorremmo evitare loro fallimenti e delusioni. Ma rischiamo di tarpare loro le ali, di non lasciarli mai spiccare il volo.

Secondo aspetto importante per un’adolescente è comprendere il valore positivo del limite. L’adolescenza è l’età in cui il limite è costantemente messo alla prova, in cui si vorrebbe andare oltre ogni regola, e si prova sistematicamente a farlo, in famiglia, a scuola, in ogni contesto di vita. E’ una cosa normale, non è una deriva o un segnale di devianza. Per poter elaborare tutto questo in modo positivo c’è bisogno di adulti che, non a parole ma con la vita, mostrino il senso positivo del limite. Mostrino cioè che il limite non è un qualcosa di ineluttabile di cui bisogna farsi una ragione, non è il prezzo da pagare dell’esistenza; il limite è invece ciò che permette di raggiungere una vita più piena, più vera, più felice. Servono adulti capaci di porre l’accento non sulle regole, ma sulla bellezza del gioco che il rispetto delle regole rende possibile, non sulla fatica dell’allenamento, ma sulla soddisfazione di essere uno sportivo capace grazie ad esso, non sulla pesantezza dello studio, ma sulle prospettive di comprensione, di maggiori capacità e libertà che lo studio permette di guadagnare. Perché un adolescente possa accedere a questa dimensione non servono prediche, grandi discorsi e riflessioni, servono testimoni: persone in grado di rendere evidente come nella loro vita accogliere il limite abbia dato frutto, in grado di promettere che quel frutto è accessibile anche a te.

Se c’è una cosa in cui gli adolescenti sono formidabili è capire chi hanno davanti, cosa vogliono da loro e, soprattutto, perché glielo chiedono. Dietro ciò che tu mi proponi c’è qualcosa che vale, c’è una vita possibile della quale tu per primo godi, o sono solo parole? Come educatore è questa la domanda implicita che mi sento rivolgere ogni giorno dai ragazzi che incontro. Credo che il mondo adulto oggi faccia molta fatica a reggere questa domanda, e da qui nascono le fatiche educative nei confronti degli adolescenti. La difficoltà è data anche dal fatto che oggi si è soli a dover rispondere a questo interrogativo, non c’è più un contesto culturale e sociale capace di sostenere la risposta del singolo in una società in cui tutto è lecito, tutto è possibile. E’ questa la più grande difficoltà del mondo adulto oggi, il motivo per cui si fa fatica a dire e sostenere dei no nei confronti dei ragazzi, rinunciando a proporsi come testimoni di un senso possibile.

Cosa manca dunque nell’educazione dei ragazzi e degli adolescenti oggi? Non mancano strategie, spazi, occasioni, discorsi… mancano adulti credibili, che hanno scoperto un senso possibile dell’esistenza, accogliendo e non rifiutando il limite, e lo vivono in prima persona, diventandone testimoni. I ragazzi, dai tempi di Platone, sono sempre gli stessi, ciò che fa la differenza sono gli adulti che incontrano.

Gabriele Cossovich

Scrivi un commento