Consigli di lettura Editoriale

Se il povero è Gesù, bisogna trattarlo “da Dio”

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Capodanno con i poveri

Più di cinquanta i senza tetto al pranzo di fine anno, organizzato per la sesta volta dai giovani 3P di Azione cattolica ambrosiana, presso la parrocchia di San Giorgio al Palazzo

La «matematica di Dio», quella del teorema che dice: si moltiplica per divisione, non si studia sui libri di scuola, ma per le strade dove vivono i senza tetto. Per la sesta volta presso la parrocchia di San Giorgio al Palazzo, il 31 dicembre ’17 si è svolto un pranzo con i poveri organizzato dal gruppo 3P (Parola, Pane e Poveri) di Azione cattolica.
E’ stata una sorpresa constatare una presenza triplicata rispetto all’anno scorso. Al portone parrocchiale si sono presentati più di cinquanta persone. Un’ esperienza comune a quella di papa Francesco delle tre “p”. La prima indica la Parola, «bussola per non perdere la strada di Dio». La seconda richiama il pane eucaristico, infine la ‘p’ di poveri.

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Nei locali della parrocchia i giovani hanno servito un pranzo e organizzato una tombolata finale dove i premi per ambo, terna, cinquina e tombola erano maglioni, calze invernali, sciarpe, guanti, giacche, biancheria, camice.

«Mi colpisce sempre – dice don Luca Ciotti, assistente giovani di Azione cattolica ambrosiana – che ci siano ristoratori del centro di Milano, che ci aspettano con gioia per preparare qualcosa di buono per questo pranzo. Ieri una mamma che ci ha preparato alcune cose mi ha detto “la carne e la pasta che ho cucinato è la stessa che ho preso per cucinare per noi e per il primo dell’anno”. Questo per dire se il povero è Gesù bisogna trattarlo da Dio».

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Le storie, i volti, che si incrociano e si mescolano nell’arco di un pomeriggio sono tra le più svariate: giovani che vengono dall’estero senza permesso di soggiorno, chi ha perso il lavoro, chi vittima del gioco dove ha perso tutto, chi ha passato una vita difficile o allo sbando, chi vive una crisi matrimoniale. Proprio in queste storie «c’è un bel gruppo – dice Francesco referente del gruppo giovani – di persone che conosciamo da tempo. Con il clima familiare si sono affezionate e nel corso degli anni ritornano. Quando li incontriamo per strada sono loro che ci chiamano contenti. E’ una cosa bella». L’altra sorpresa, simile alla matematica di Dio, è che «i poveri – continua don Luca – hanno la capacità di metterti a tuo agio. Alcuni di loro attendono questo momento, come altri momenti durante l’anno in cui ci incontriamo, perché è un momento di famiglia».

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«Gesù è scomodo e ci scomoda»

Sono storie scomode, pesanti e paradossali, ma appartengono al genere umano. «Io credo – dice Giulia, responsabile diocesana degli studenti – che partecipare a questa iniziativa sia una modalità per incontrare l’umano. La società dice sia impossibile. In questo senso è una sfida a questo pregiudizio. Credo sia importante incontrare una umanità diversa, che non necessariamente è triste, o rattristata dalla loro condizione. Ci si incontra per dialogare, anche con le loro storie pesanti».

Sperimentare l’indifferenza della gente nei confronti di queste solitudini scomode, e che scomodano, è parte dell’umano. «Ieri sera – dice Matteo alla sua seconda esperienza – nel fare il giro per gli inviti abbiamo incrociato la gente che tornava dallo shopping, passavano senza notarli, senza degnarli di un’attenzione. Questo mi ha molto colpito». Durante il pranzo raccolgo alcune storie. Roberta (nome di fantasia) ha una storia non drammatica, ma spesa totalmente per il figlio. «Forse ho esagerato – ammette Roberta -, ma ho sacrificato la mia vita per il futuro di mio figlio. Ho perso la casa, mi sono ammalata, oggi vivo nella strada». Quando parla dei buoni risultati del figlio (lo studio, un lavoro e una famiglia) i suoi occhi brillano di gioia e di orgoglio. Anche Giancarlo racconta la sua vita. Adottato in tenera età a 18anni incominciano i suoi guai. Dopo 19 anni di convivenza lo scorso febbraio si separa e incomincia a vivere per strada. Durante l’aperitivo ha voluto dare il suo aiuto nel servizio passando tra i presenti raccogliendo la spazzatura. «Sto male – dice Giancarlo – nel sapere di essere aiutato e non aiutare». Incontro il sorriso sdentato di Jhonny un giovane ragazzo, un vagabondo che viaggia instancabilmente attraversando la Germania, la Francia e la Svizzera.

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«Papa Francesco – conclude don Luca – dice che Gesù è scomodo e ci scomoda. Eppure abbiamo trascorso una giornata in leggerezza nel condivide   re il tempo, il cibo, le storie. Dire grazie e condividere diventano i criteri che ci aiuteranno anche per il prossimo anno. Dopo i giovani o con loro, vorrei che il prossimo anno fosse la parrocchia ad organizzare il pranzo con i poveri».

 

Silvio Mengotto

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