Consigli di lettura Editoriale

Il cristiano testimone – di Marco Vergottini

Vergottini

Da lunedì 16 ottobre è nelle librerie il nuovo volume di Marco Vergottini, teologo ambrosiano e socio di Azione Cattolica, “Il cristiano testimone. Congedo dalla teologia del laicato”.

9788810412282

Il testo consiste in una vera e propria ricerca, che affonda le sue origini nell’interesse dell’autore stesso per la figura del laico, maturata in Azione Cattolica a Milano. Il volume presenta in apertura una Prefazione del vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla, che così apre il contributo: «L’opera di Marco Vergottini, che abbiamo tra le mani, si presenta con la veste di una quaestio disputata su uno dei temi che ha maggiormente marcato l’ecclesiologia del Vaticano II ed è stato ripreso più volte nella teologia seguente. Il laico, infatti, è stato il convitato di pietra per un profondo ripensamento della dottrina del concilio sulla Chiesa, nonostante sia noto che le discussioni più accanite siano avvenute sul rapporto tra primato ed episcopato. Nel post-concilio, il Leitmotiv è stato “accelerare l’ora dei laici”, uno slogan tanto retoricamente proclamato, quanto praticamente poco esplorato». Ne parliamo con l’autore.

Il mio primo studio sulla bibliografia dei laici è comparso in una raccolta di contributi dal titolo Laicità e vocazione dei laici nella Chiesa e nel mondo, pubblicato 30 anni fa, a cura del Centro Studi dell’Azione Cattolica milanese, coordinato da Antonietta Cargnel.
Don Franco Giulio coglie puntualmente il “cuore” della proposta. Il mio intento è proprio di mettere a fuoco la figura del fedele laico ‒ categoria su cui l’Ac durante i suoi 150 anni di storia ha dedicato con passione la sua riflessione teologica e il suo apostolato. Basti pensare al contributo di Giuseppe Lazzati, Vittorio Bachelet, Alberto Monticone, Paola Bignardi, per fare solo alcuni nomi.
Ebbene, la mia sollecitazione – un po’ provocatoria ‒ è che forse i molti studi sul laicato hanno privilegiato il IV capitolo della Lumen gentium, dedicato ai fedeli laici e il decreto sull’apostolato dei laici (Apostolicam actuositatem), mettendo un po’ la sordina sul capitolo II della Lumen gentium, in cui è messa a fuoco la realtà della Chiesa come popolo di Dio. In questo senso, ho cercato di mostrare come la nozione di cristiano risulti più radicale e pregnante rispetto a quella di laico.

La tua proposta provoca in positivo l’Azione Cattolica, che da sempre, fin da prima del Concilio, ha insistito con forza sulla cifra del laico e sulla sua indole secolare.

Se si scorre la monumentale produzione letteraria del cardinale Martini, ci si imbatte in un uso tutto sommato parco e trattenuto dell’espressione laici, per indicare i comuni fedeli cristiani. La qual cosa – va da sé – è un segnale di una scelta intenzionale, niente affatto accidentale. In un intervento del 1969, padre Martini si poneva un duplice interrogativo «Che cosa vuol dire essere cristiani? Che cosa significa testimoniare Cristo nel mondo di oggi?», istituendo una perspicace corrispondenza fra cristiano e testimone (ora in C.M. Martini, Cristiani coraggiosi. Laici testimoni nel mondo di oggi, Milano, In Dialogo 2016, 35). In breve, si potrebbe concludere che il laico altri non è che il “cristiano testimone”.

Ritorniamo al Vaticano II.  Come giustifichi il fatto che la categoria di laico possa essere inverata in quella di “cristiano testimone”, se è vero che nel Concilio il termine laico ritorna in ben 14 dei 16 testi promulgati?

Nel mio libro cerco di mostrare che l’effettivo incremento della prospettiva del Vaticano II sull’argomento non dev’essere ritrovato nel cap. IV di Lumen Gentium, laddove la “secolarità” è presentata come nota qualificante del fedele laico (un’impostazione che di fatto costituisce una ripresa mitigata delle tesi della tradizionale “teologia del laicato”) e neppure nel decreto sui laici, Apostolicam actuositatem. La vera novità del Vaticano II è costituita piuttosto dall’insistenza con cui i padri conciliari hanno inteso propiziare nei fedeli laici la consapevolezza di dover fuoriuscire da una condizione di effettiva minorità rispetto ai ministri ordinati e a quanti hanno abbracciato la vita religiosa: da un lato, infatti, col Concilio si assiste a una reintegrazione di ogni battezzato entro il quadro di un’appartenenza ecclesiastica più egualitaria e partecipata; dall’altro, in ogni momento e situazione del vivere ordinario ‒ sul piano delle relazioni familiari, professionali, civili e politiche ‒ i comuni credenti sono chiamati a riscoprire la qualità spirituale dell’esperienza di fede. Coerentemente, c’è da chiedersi se un’autentica ermeneutica della lezione conciliare ‒ il cui nocciolo è costituito dall’insegnamento del carattere storico della rivelazione, della dimensione esperienziale del credere, del processo di inculturazione che contraddistingue la realtà della fede cristiana e della Chiesa come popolo (storico) di Dio ‒ non solleciti la coscienza credente a smettere i panni di quella rappresentazione essenzialistica, fissistica, intellettualistica del dato cristiano, entro cui si origina l’illusione di poter quasi isolare in vitro la “quintessenza” del laico.

Quindi tu proponi di superare la stagione della “teologia del laicato” e “archiviare” l’espressione laico?

Precisamente! Basti solo pensare che dalla ricerca etimologica sui primi secoli del cristianesimo, emerge come il termine laikos non designi affatto il «membro del popolo di Dio», bensì il suddito, colui che è sottoposto alla gerarchia. La novità del mio studio ‒ che certo amerei potesse essere fatto oggetto di discussione non soltanto da parte della stretta cerchia degli specialisti, ma anche nell’ambito dell’Azione cattolica, di cui mi vanto di essere aderente da sempre ‒ risiede nella proposta di “storicizzare” il termine e la figura del laico, per innescare un ripensamento radicale della questione, in vista di un fattivo riassestamento della sistematica teologica e della teologia pratica, lasciando affiorare un promettente e suggestivo rilancio nella nozione teologico-fondamentale di cristiano-testimone.

Se volete scrivere o contattare Marco Vergottini, scrivete una mail a mc.vergottini@gmail.com.

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