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In cammino verso l’Assemblea #8 – Chiara Zambon e Matteo De Matteis

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La tentazione di lamentarsi senza poi accompagnare i processi di cambiamento è forte sempre, in AC così come in tanti contesti. La nostra associazione ogni tre anni però ci pungola su questo, non ci offre scampo: ogni socio è chiamato in prima persona a mettersi in gioco, a fermarsi a leggere la realtà, a proporre qualcosa, a dare la sua disponibilità. La lamentela può anche starci, ci mancherebbe, ma il percorso assembleare ci aiuta a contestualizzarla dentro a un cammino che non fa cristallizzare i malumori, le desolazioni, le fatiche. Il bello è che nelle varie assemblee, da quella parrocchiale a quella decanale e poi diocesana, emerge tutto: tutto lo scoppiettante buono che c’è e insieme tutta la sincera stanchezza del nostro camminare. La dinamica associativa, però, ci fa rileggere ogni cosa in chiave propositiva, in chiave di riforma. A nostro modo di vedere, i semplici tentativi di mettere mano ai gruppi, di capire quali alleanze stringere sul territorio, di sognare le nostre comunità più gioiose, più coraggiose, più a sostegno della quotidianità della gente, sono dei piccoli, umili, ma significativi passi dentro il più grande processo in atto di riforma missionaria della Chiesa.
L’assemblea diocesana celebra e sistematizza queste scintille di creatività pastorale e spirituale che lo Spirito fa scoccare nella Diocesi e che l’AC ha il carisma di raccogliere, valorizzare e offrire al discernimento del Vescovo. Tuttavia il “gregge” spesso preferisce rimanere dentro al recinto, benché papa Francesco cerchi in tutti i modi di stimolarlo ad uscire. Il gregge, anche noi certamente, non sempre predilige l’aria aperta! L’assemblea diocesana è l’occasione per respirare a pieni polmoni, uscire dalle nostre inerzie e per fare quell’atto di fiducia che è il voto del consiglio diocesano e del documento programmatico del triennio. Questa cadenza triennale degli incarichi di responsabilità può essere vista, da qualcuno, un po’ come una “scocciatura”, invece forse è proprio una profezia per la Chiesa e per l’Italia.
In una stagione in cui, nell’opinione pubblica, cresce la tentazione di affidarsi ad un “uomo forte”, noi laici di AC, addestrati al metodo democratico, possiamo essere la coscienza critica che ricorda come ogni accentramento del potere sia sempre pericoloso e come invece la fatica della mediazione, talvolta certo estenuante e inefficace, sia comunque l’unica strada per diventare un popolo, come ci ricorda papa Francesco in Evangelii gaudium.
In ambito ecclesiale inoltre, l’incoraggiamento del papa ad innalzare il livello di sinodalità e a riconoscere più spazio istituzionale alle donne, non può che trovare nei soci di AC gente che queste cose le pratica da decenni: più democrazia nella Chiesa, nei punti giusti, garantirebbe più sinodalità e una comunione reale. Le donne, inoltre, sono, come nelle nostre parrocchie, struttura portante dell’associazione, ma a differenza che nell’istituzione ecclesiale, in AC sono volentieri elette ad incarichi di responsabilità ufficiali. Tutto questo ci rimotiva nell’appartenenza e nella dedizione alla chiesa diocesana e all’associazione. E, come ogni volta, si finirà la giornata dell’assemblea forse non certi che serviremo meglio il Signore e la gente, ma di sicuro rincuorati dall’avere dietro di noi una struttura associativa che ci sostiene e ci dà slancio verso quel futuro, di singoli e di comunità, così incerto e insieme così promettente!

Chiara Zambon e Matteo De Matteis

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