Consigli di lettura Editoriale

Fabio Guidali – L’università e le sue colonne portanti

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Fabio Guidali  è socio di Azione Cattolica e ricercatore in storia contemporanea, Dipartimento degli studi storici,  all’Università degli Studi di Milano. Gli abbiamo chiesto come l’emergenza Covid sta cambiando il mondo universitario. 

Le lunghe settimane di isolamento hanno insegnato molto ai docenti universitari.

In primo luogo, che anche in una fase d’emergenza non si deve smettere di avere cura non solo per i contenuti, ma pure per le forme della comunicazione. Ecco dunque che il mio ultimo acquisto — al quale non è estranea un po’ di vanità — è una lampada anulare per l’illuminazione del “set” in cui tenere conferenze e incontri con gli studenti.

In secondo luogo, e nonostante i dubbi iniziali, che l’ipotesi allarmata di una trasformazione delle istituzioni educative superiori in atenei telematici è priva di fondamento: le università telematiche, nonostante alcune eccezioni, si possono rappresentare legittimamente come un obelisco solitario, quello della didattica, mentre le università tradizionali si fondano su due colonne portanti, la didattica e la ricerca, unite a formare un arco. La funzione delle due figure è chiaramente diversa: l’obelisco è simbolo di empowerment individuale, l’arco è immagine del superamento di una soglia, di una crescita umana e civile, e ciò è divenuto ancora più chiaro negli ultimi tempi.

            Nonostante queste intuizioni, rimangono sul tavolo molte questioni, perché è innegabile che l’università tradizionale rimarrà segnata da questa esperienza, la cui conclusione sembra essere ancora lontana, almeno in alcuni casi.

Con il passare dei mesi, la didattica sempre più tenderà a trasformarsi da semplicemente sostitutiva, dettata dall’urgenza del momento, a didattica e distanza propriamente detta, in quanto ogni docente verrà a conoscenza di strumenti nuovi per mimare lo scambio intellettuale in presenza, portando nelle proprie classi anche alcune novità senz’altro positive (pensiamo a come possa essere più semplice per uno studente timido intervenire in una chat di gruppo della classe virtuale per fare domande o proporre commenti invece di alzare la mano).

Sugli effetti sul lungo periodo, tuttavia, è ancora necessario mantenere una posizione interlocutoria. Il gap generazionale all’interno del corpo docente può provocare disequilibri perfino nello stesso corso di laurea: l’insegnamento a distanza è un’esperienza ancora troppo episodica e dipendente dalla buona volontà e dalla capacità di adattamento dei singoli docenti per essere inquadrato fin d’ora in maniera certa.Guidali_picture

            Ciò che è evidente è che non si può fare a meno del fattore umano, che però va ben al di là della semplice condivisione dello stesso spazio fisico, e che infatti si manifesta anche per via telematica, nella sensibilità del docente da una parte e nella prontezza intellettuale del discente dall’altra. Qualunque sia il grado di cura riservato alla preparazione di una lezione, il passaggio di conoscenze e la costruzione di competenze — nell’università così come nella scuola — sono profondamente influenzati dall’ambiente in cui gli studenti vivono, dalle persone con cui mantengono contatti, dai loro obiettivi.

Ogni professore universitario (e ogni insegnante nelle scuole) deve ricordare che il suo è un duello corpo a corpo non solo con l’attenzione e le capacità di comprensione, memorizzazione e introiezione degli studenti, ma anche con il loro ambiente sociale e con il discorso pubblico prevalente. Ciò dovrebbe contribuire a togliere peso dalle spalle di chi si sente inadeguato per la didattica da remoto, perché sempre ciò che conta è guardare alla persona, distante o vicina che sia.

Fabio Guidali
Dipartimento di Studi storici, Università degli Studi di Milano

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