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Intervista a Giacomo Pigni – Riscoprire il valore della comunità

Giacomopigni

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha insignito Giacomo Pigni, giovane socio di Azione Cattolica ambrosiana, dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica, la più alta onorificenza della Repubblica, per il suo servizio alla comunità durante l’emergenza del Coronavirus.

Giacomo, come hai ricevuto questa notizia?

“In realtà l’ho scoperto dai giornali e dai messaggi inviati da amici. Ho controllato la notizia e la descrizione corrispondeva proprio a me e a quello che avevo fatto. Poi il giorno dopo ho ricevuto il telegramma ufficiale”.

Cosa ti hanno scritto sul telegramma?

“Quello che si è letto sui giornali. In particolare nel telegramma si fa riferimento all’articolo 2 dello Statuto dei Cavalieri della Repubblica, in cui si specifica che questa nomina è stata “motu proprio”, cioè proprio per iniziativa del Presidente della Repubblica. I Cavalieri al merito possono essere nominati anche su segnalazione, ma in quel caso è il prefetto che conferisce la nomina. Nel mio caso invece sarà il presidente stesso a presenziare quel momento”.

Quando avverrà la cerimonia con il presidente Mattarella?

“L’anno scorso è stata fatta il 20 dicembre, quindi penso si dovrà aspettare fino a quella data. Generalmente queste nomine vengono fatte il 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica, o il 27 dicembre, anniversario del giorno in cui è stata promulgata la Costituzione”.

Che cosa vuol dire essere Cavaliere al merito della Repubblica italiana?

“E’ un titolo di riconoscimento, non conferisce nessun tipo di benefit. Ce l’avrò per tutta la vita. Posso perderlo in caso di condanne penali. So che ci sono diversi gradi di carriera, poi, all’interno del titolo stesso: ufficiale, commendatore…”.

Giacomo, hai ricevuto questa onorificenza per aver coinvolto una trentina di giovani in un progetto di sostegno ad Auser Ticino-Olona, un’associazione del territorio che si occupa delle persone anziane e della loro valorizzazione nella società. Raccontaci com’è andata.

“Prima della pandemia non conoscevo bene l’associazione Auser. Conoscevo però la presidente di Auser Ticino Olona, attraverso il Pd di Legnano. Lei mi ha contattato durante l’emergenza, condividendomi la sua delusione, perché non poteva più garantire i servizi consueti agli anziani del territorio. Auser infatti è un’associazione di volontari, persone anziane, che aiutano a loro volta ultra-ottantenni della zona. L’obiettivo quindi è di coinvolgere anziani, pensionati, ancora in salute, per sostenere chi è in casa o è malato. In quei mesi di pandemia i volontari erano proprio i soggetti più a rischio, che non potevano essere esposti a un pericolo così grande. Così, insieme ad altri amici, ho cominciato a creare una rete di volontari giovani per sostituire quelli rimasti bloccati a causa delle restrizioni. Siamo stati trenta giovani in tutto che garantivamo servizio di chiamate con frequenza settimanale e servizio spesa, anche con il supporto della Protezione Civile”.

Perché ti sei buttato a capofitto in questo progetto?

“Mi è venuto spontaneo. Era un bisogno reale del territorio. In questo ho riconosciuto subito lo spirito appreso in Azione Cattolica, dove ho scoperto quanto sia bello e naturale sentire il dovere di fare cose semplici. E’ importante stare dentro una comunità con uno spirito di appartenenza. Quel bisogno, quella domanda interpellava proprio me”.

Tuttavia, il senso di comunità non è per niente diffuso, soprattutto nei giovani.

“E’ vero. Non lo si insegna più e non ci sono più realtà così diffuse che insegnano un valore molto semplice, cioè che per vivere bene devono stare bene anche gli altri. Credo che questo sia un valore, anche a prescindere dalla fede, che però rende tutto più bello e completo”.

Cosa consiglieresti ai tuoi coetanei?

“Di fare volontariato. E’ un’opportunità per conoscere le persone, il territorio in cui si vive e capire meglio anche se stesso. Nessuno si salva da solo, come dice papa Francesco. Il volontariato aiuta a entrare in questa mentalità”.

Il presidente Mattarella ha deciso di premiare tanti giovani. E’ un bel segnale, no?

“Assolutamente sì, per i giovani, ma anche per gli adulti. Che spesso non perdono occasione per sparare a zero sulla mia generazione, che è quella maggiormente colpita da crisi economiche, mancanza di prospettive per il futuro. I giovani vengono suddivisi in due categorie: quelli «parcheggiati» sul divano e quelli impegnati solo a fare movida e a diffondere il Covid. Ma non è così. I giovani vanno valorizzati perché una società che si rispetti prende in carico la generazione più giovane perché sa che è il proprio futuro e non le mette i bastoni tra le ruote”.

Come ti ha cambiato questa onorificenza?
“Non mi sento cambiato, mi sento ancora più in dovere di fare quello che facevo prima. Se con la stanchezza del lavoro avevo accantonato l’esperienza del volontariato, questa esperienza sicuramente mi ha aiutato a rimetterlo in cima alla lista di ciò che conta davvero. Non riesco a fare a meno della politica. E ora non riesco a fare a meno anche del volontariato. Voglio essere ancora più attivo nella società. Mi sento in dovere di capire come portare dei buoni frutti a una società, dove esistono realtà come quella di Auser, che prima ritenevo una delle tante associazioni sul territorio, ma di cui non conoscevo il vero valore. Auser, come tanti altri, fa un lavoro non sostituibile dallo Stato. E vorrei stipulare con Auser un patto intergenerazionale. I trenta ragazzi che hanno fatto volontariato in questi mesi vogliono continuare. E spero che sarà solo l’inizio di una lunga collaborazione”.

Quale società sogni per il domani?
“Il Covid, pur obbligandoci a stare distanti, ci ha fatto capire che non possiamo vivere senza rapporti interpersonali e ci ha fatto riscoprire il valore di comunità. Che è ben diversa dalla società”.

Cioè?
“La società è la città organizzata e regolamentata. Dove c’è diritto c’è società. La comunità invece è il sentimento che tiene insieme le persone e rende questi soggetti un unico soggetto. Vivere la comunità fa emergere il senso che il mio destino dipende dal tuo e viceversa. In un mondo dove regna l’individualismo sfrenato, ho il grande desiderio che le nostre realtà si trasformino in vere e proprie comunità”.

Marta Valagussa

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