Consigli di lettura Editoriale

Intervista a Sandro Calvani – Un rinascimento spirituale e comunitario

Sandro Calvani

L’Ac ambrosiana organizza un incontro, fissato in calendario per giovedì 4 giugno e sabato 6 giugno, dal titolo

Non solo numeri.
La sfida della sostenibilità, con uno sguardo a The economy of Francesco

Ospite d’eccezione sarà Sandro Calvani consulente senior per la pianificazione strategica presso la Mae Fah Luang Foundation a Bangkok in Thailandia.

Lo abbiamo incontrato (virtualmente) per addentrarci insieme a lui in alcune tematiche importanti che affronteremo il 4 e il 6 giugno. [Leggi il profilo di Sandro Calvani]

“Non solo numeri”… cos’altro? Cosa dobbiamo tener presente per la sfida della sostenibilità?

“Anche se molti, quasi tutti ne hanno sentito parlare, pochi hanno davvero compreso la natura e l’ordine di grandezza della sfida della sostenibilità. Inoltre io credo che questa sia una trasformazione epocale che si capisce molto meglio vivendola che non studiandola. Quello che ne ho capito io, l’ho compreso osservando e vivendo insieme alle poche comunità nel mondo che davvero hanno messo in atto una forma completa di prosperità inclusiva, che aggiunge la felicità di tutti alla sostenibilità dei sistemi socio-economici. Più che una destinazione finale o una meta da raggiungere, vedo la sostenibilità come un processo di trasformazione dei fondamenti e delle pratiche di vita insieme della gente, che sia in città o in altri territori. Io definirei la sostenibilità inclusiva come il percorso di un insieme di persone che si allontanano da pratiche socio-economiche insostenibili verso un mondo in cui tutti hanno un’alta qualità della vita, una voce in capitolo e un’ambiente naturale che le sostiene. Tale percorso attraversa tutti i sistemi di intermediazione e di sussidiarietà delle persone, della società civile, dell’economia e dello Stato, richiedendo loro di evolvere il modo umano di stare insieme e di collaborare, in modo che la saggezza e l’azione collettiva producano un mondo fiorente e una vita felice per tutti. Se accettiamo questa definizione, allora è evidente che vanno rifondati tutti i princípi e i metodi di organizzazione della comunità, dalle famiglie alla scuola, dalle imprese al terzo settore, dall’economia allo Stato”. Per approfondire clicca qui.

Il forum internazionale The Economy of Francesco era previsto in calendario proprio in queste settimane. È‘ stato rimandato all’autunno 2020. Posticipato, ma non annullato. Che aspettative ha lei per un incontro di questa portata?economy-francesco

“Lo sforzo straordinario che hanno compiuto gli organizzatori del forum internazionale The Economy of Francesco offre una grande opportunità per una consultazione approfondita tra gli esperti e i giovani e – io spero – per la creazione di un consenso sulle cose da fare per riportare l’economia alla sua vocazione originale, quella di essere la scienza della gestione della casa, casa nostra, di ognuno di noi e la casa comune dell’umanità. Sono certo che saranno al centro delle analisi i problemi più complessi nel mondo di oggi, dalla salvaguardia dell’ambiente alla giustizia per i poveri, un impegno coraggioso per ripensare i paradigmi economici del nostro tempo. Nella sua lettera enciclica Laudato si’, il Papa ha ricordato che tutto è intimamente connesso, che la Terra è la nostra “casa comune”, e quindi lanciato un appello per difenderla e custodirla anche come la casa delle prossime generazioni. Francesco ci ha messo in guardia contro lo sfruttamento negligente delle risorse e contro politiche miopi che puntano a un successo immediato di sfruttamento diseguale delle risorse senza prospettive a lungo termine. È necessario abbracciare un nuovo umanesimo fondato sull’uso rispettoso e sobrio dei beni comuni, come il cibo, l’acqua, l’energia, l’aria, le foreste e ogni altra risorsa planetaria. E va riconosciuto che la prosperità inclusiva è anche l’unica soluzione possibile per ricostruire una nuova ecologia integrale, inseparabile dal concetto di progresso equo e sostenibile. Le vie di realizzazione di questa visione sono tutte basate sulla solidarietà e “l’opzione preferenziale per i poveri”. Francesco vede insieme, inseparabili come due facce di una moneta la radice greca del concetto di “Oikonomia”, cioè la gestione familiare che si apre anche alla responsabilità del pianeta intero e la categoria teologica della salvezza universale. A ispirare questa consultazione, insieme al prof. Luigino Bruni, direttore scientifico del comitato “The Economy of Francesco”, ci saranno anche i premi Nobel Muhammad Yunus e Amarthya Sen e altri esperti e testimoni come Bruno Frey, Tony Meloto, Carlo Petrini, Kate Raworth, Jeffrey Sachs, Vandana Shiva e Stefano Zamagni”.

Quale, secondo lei, il compito dell’Azione Cattolica nell’ambito della sostenibilità? Che cosa i laici di Azione Cattolica possono fare concretamente per attuare the Economy of Francesco?

In questo momento straordinario di confusione dei sentimenti, causato dalla pandemia globale e dalla crisi esistenziale che essa ha causato, credo che anzitutto bisognerebbe ripartire da una grandissima riconoscenza per la vita, che in pratica ci è stata donata di nuovo. Nell’uscire di nuovo di casa a rivedere le stelle, viviamo tutti una specie di rinascimento personale e comunitario. Mentre rispondo alla sue domande, oggi 29 maggio, si commemorano i cento anni dell’ordinazione sacerdotale di Paolo VI, che fu arcivescovo di Milano. Paolo VI nelle sue meditazioni sulla morte[1] osservò che:Paolo VI

“…questa vita mortale è, nonostante i suoi travagli, i suoi oscuri misteri, le sue sofferenze, la sua fatale caducità, un fatto bellissimo, un prodigio sempre originale e commovente; un avvenimento degno d’essere cantato in gaudio, e in gloria: la vita, la vita dell’uomo! Né meno degno d’esaltazione e di felice stupore è il quadro che circonda la vita dell’uomo: questo mondo immenso, misterioso, magnifico, questo universo dalle mille forze, dalle mille leggi, dalle mille bellezze, dalle mille profondità. E’ un panorama incantevole. Pare prodigalità senza misura. Assale, a questo sguardo quasi retrospettivo, il rammarico di non averlo ammirato abbastanza questo quadro, dì non aver osservato quanto meritavano le meraviglie della natura, le ricchezze sorprendenti del macrocosmo e del microcosmo. Perché non ho studiato abbastanza, esplorato, ammirato la stanza nella quale la vita si svolge? Quale imperdonabile distrazione, quale riprovevole superficialità.”

Non è forse questa un’imperdonabile distrazione, una riprovevole superficialità anche per l’Azione Cattolica? E ancora Paolo VI suggerisce una giusta riparazione alle nostre omissioni:

“Ma ora, in questo tramonto rivelatore un altro pensiero, oltre quello dell’ultima luce vespertina, presagio dell’eterna aurora, occupa il mio spirito: ed è l’ansia di profittare dell’undicesima ora, la fretta di fare qualche cosa di importante prima che sia troppo tardi. Come riparare le azioni mal fatte, come ricuperare il tempo perduto, come afferrare in quest’ultima possibilità di scelta « l’unum necessarium? », la sola cosa necessaria? […]  E poi un atto, finalmente, di buona volontà: non più guardare indietro, ma fare volentieri, semplicemente, umilmente, fortemente il dovere risultante dalle circostanze in cui mi trovo, come Tua volontà. […] Fare presto. Fare tutto. Fare bene. Fare lietamente: ciò che ora Tu vuoi da me, anche se supera immensamente le mie forze e se mi chiede la vita. Finalmente, a quest’ultima ora”.

Un suggerimento, un proponimento, un incoraggiamento così chiaro che non ha nessun bisogno di essere spiegatoASviS_LOGOed articolato. Ma voglio almeno interpretarlo come una mia aspettativa. Fare presto significa non aspettare, muoversi velocemente, fare salti in avanti nelle riforme necessarie della nostra vita. Fare tutto significa non accontentarsi del ruolo specifico nella famiglia e nella società, di studente o professore, di mamma o papà, di imprenditore o operaio, ma accettare invece la sfida dell’integrazione tra tutte le conoscenze, cambiare stili di vita, stili economici e di consumo, stili di partecipazione politica e sociale, stili di pensiero e di confronto con gli altri. Chi si schernisce e obietta che la sfida è troppo grande non ha ancora capito che un puzzle mondiale di 7.7 miliardi di persone sulla Terra ha bisogno di ogni singolo tassello, e non ne può mancare nemmeno uno.  Fare bene è forse la parte più difficile: nessuno vuol fare male ma molti di noi oggi non intravedono nemmeno cosa sia il bene da fare insieme. Per riuscirci bisogna mettersi più in ascolto di coloro che hanno proposte condivisibili e responsabili. Tra questi in Italia ci sono migliaia di esperienze coordinate in rete da ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e per mobilitarli allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. L’Alleanza riunisce attualmente 270 tra le più importanti istituzioni e reti della società civile https://asvis.it/.

Ancora più in dettaglio, la settimana scorsa, oltre 400 scienziati italiani, tra i quali anch’io, hanno firmato una lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio con dieci azioni urgenti per un paese sostenibile[2].  Molte di esse richiedono, oltre all’azione politica, anche una forte partecipazione popolare. Sono proposte che in parte può realizzare ciascuno di noi: un’evoluzione nell’agricoltura e nelle forme di alimentazione, incluso un forte taglio ai consumi di carne di allevamenti intensivi, città verdi, energie rinnovabili, riduzione delle emissioni di anidride carbonica e altri gas a effetto serra che causano il cambiamento climatico, turismo sostenibile, lotta all’inquinamento e prevenzione dei rischi per la salute, biodiversità e restauro ambientale, protezione e uso sostenibile delle risorse del mare e della pesca, ricerca e formazione, compresa una profonda riforma della scuola, innovazione verde per la sostenibilità e il benessere nell’industria, nei trasporti, nell’informazione, nell’economia e nelle finanze.

E infine fare lietamente: le parrocchie, la società italiana, il mondo intero hanno bisogno di una grande donazione, di una trasfusione abbondante di letizia, di gioia, di felicità quotidiana. Anche i soci dell’Azione Cattolica possono rallegrarsi ed esultare con la ricetta semplice ed efficace di otto attitudini nella vita suggerite da Gesù nel discorso della montagna (Matteo 5,3-12).

[1] http://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1978/august/documents/hf_p-vi_spe_19780806_meditazione-morte.html

[2] https://ilmanifesto.it/400-scienziati-scrivono-a-conte-e-mattarella-per-un-paese-sostenibile-dopo-covid-19/

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