Consigli di lettura Editoriale

La bellezza dell’essere insegnante – di Chiara Grossi

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Entri a scuola al mattino. I bambini ti aspettano, ti raccontano le loro storie, ti si affidano e tu riesci ancora a farli appassionare. La bellezza della loro persona, il mistero del loro essere non è racchiudibile in un voto, non è valutabile da una prova. I bambini non finiscono mai di sorprenderci…

Lo scrittore Daniel Pennac ci offre una splendida immagine del bambino al suo ingresso in classe, il bambino cipolla, rivestito di timori, ansie, aspettative, magari uno dei “bambini difficili” che frequentano le nostre classi…

In classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti… Guardateli, ecco che arrivano, il corpo in divenire e la famiglia nello zaino. La lezione può cominciare solo dopo che hanno posato il fardello e pelato la cipolla. Difficile spiegarlo, ma spesso basta solo uno sguardo, una frase benevola, la parola di un adulto, fiduciosa, chiara ed equilibrata per dissolvere quei magoni, alleviare quegli animi… Naturalmente il beneficio sarà provvisorio, la cipolla si ricomporrà all’uscita e forse domani bisognerà ricominciare daccapo…

Ma insegnare è proprio questo: ricominciare, ricominciare sempre.

Per 44 anni ho fatto  la maestra… e ora è giunto il tempo di andare  in pensione. Vado in pensione con gratitudine verso la scuola per quanto ho ricevuto nel lungo periodo vissuto tra i suoi banchi. Ho amato il mio lavoro, il mondo del bambino, quello di oggi come quello di ieri… perché il suo mondo interiore non è cambiato. E’ cambiato il contesto che condiziona gli atteggiamenti, i comportamenti, il modo di vita dei bambini, ma non ciò che il bambino è.

Nei miei tanti anni di insegnamento ho vissuto i grandi mutamenti dell’Istituzione scolastica, con decreti legge e normative che ne definivano nuovi programmi e sistemi valutativi. Ma se ripercorro, come in un film, la storia di questi lunghi anni non mi tornano alla mente le circolari,  il POF,  le griglie di valutazione, l’Invalsi, i registri…

Rivedo invece i volti, gli occhi, le storie dei tanti bambini e delle tante bambine – molti dei quali ora diventati più che adulti – con cui ho condiviso emozioni, scoperte, la fatica e la ricerca di un percorso per imparare e per diventare grandi. E rivedo i volti di tanti colleghi insieme a me impegnati  nella difficile ed affascinante impresa di costruire una scuola “ di tutti e di ciascuno” come diceva Don Milani, una scuola di “scienza e di tenerezza”…

Nella scuola in cui ho insegnato per 44 anni mi sono sentita bene, mi sono sentita a casa, ho vissuto esperienze che mi hanno arricchito professionalmente, ho condiviso sogni e fatiche. Vado in pensione non stanca della scuola, ma grata alla scuola perché insegnare era il lavoro che sognavo di fare fin da piccola e, nel quartiere di Bruzzano, tra le mura della sua scuola, ho potuto esprimere la mia passione educativa.

All’inizio di un nuovo anno scolastico nasce in me, spontaneo, un augurio ai tanti docenti che si spendono nel difficile ed affascinante compito dell’educare e lo faccio con le parole di don Milani che alla scuola tanto ha donato “Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti”.

Chiara Grossi

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