Consigli di lettura Editoriale

La democrazia, se diretta, non è democrazia – di Alberto Mattioli

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Siamo una democrazia che stenta a maturare.
Se non si considera la democrazia un sistema ove chiunque può fare ciò che vuole è ormai il tempo di promuovere un contesto chiaro di regole dei diritti e doveri di chi vi vuole partecipare.
La nostra Costituzione ha una impalcatura solida ma certo nel corso degli ultimi decenni sono emerse situazioni non prevedibili all’epoca della sua nascita e che oggi chiedono di essere inquadrate onde evitare i continui sconquassi a cui siamo sottoposti.
In questi ultimi trent’anni sono emersi nuovi fenomeni che vanno orientati dal principio lapalissiano che chi vuole partecipare alla democrazia deve praticarla, sia singolarmente che in forma associata.
Nel 1994 fummo sorpresi dall’anomalia berlusconiana che portava nel gioco democratico la questione di un enorme conflitto di interessi che non trovava regole “disciplinatorie”.
Poi abbiamo avuto e continuiamo ad avere, tensioni costanti derivante dal via vai di magistrati in ambito politico senza chiare distinzioni che delimitino i potenziali conflitti di ruolo. Ora si aggiunge l’evidente anomalia di un movimento che partecipa al gioco democratico senza praticare quelle che dovrebbero essere le minimali regole che ciascun partito dovrebbe avere per poter essere appunto “democratico” e quindi legittimato ad essere protagonista delle potestà costituzionali e di governo se chiamato ad esercitare tali funzioni.
E questo accade ancora una vola a causa di un vuoto legislativo in quanto non si è mai dato seguito alle previsioni dei costituenti che auspicavano una apposita legge sui partiti per dare seguito e corpo alle previsioni costituzionali.
La democrazia è feconda e innovatrice, se consente la nascita di nuove espressioni e quindi il M5S non va certo demonizzato.
Ma ora questo movimento si propone di favorire un sistema denominato “democrazia diretta” che propina alla gente una illusione di democrazia e che invece si risolve nel capo che poi decide da solo.
La partecipazione on line vasta, qualora vi fosse, sarebbe soltanto una platea virtuale di suggeritori più o meno istruiti circa le materie più complesse che inevitabilmente porterebbero all’uomo che poi decide per tutti come stiamo già constatando.
Le vicende delle tante espulsioni dei dissidenti interni e quelle prima del Sindaco Pizzarotti di Parma e quella fresca di cronaca della candidata Sindaco di Genova eletta on line ma poi “squalificata” da Grillo in quanto non gradita, evidenziano palesemente i limiti della democrazia diretta che in tempi recenti abbiamo sempre chiamato “dittatura”. Per essere sostanziale e non formale, una democrazia ha bisogno di attori “certificati” in quanto regolati da statuti, regolamenti, assemblee, bilanci pubblici e organi espressi con deliberazioni formali da iscritti partecipanti in carne e ossa.
Gruppi dirigenti che negli organismi appropriati discutono, votano e deliberano.
Se vogliamo che il nostro Paese abbia finalmente una stabilità politica, credibilità e affidabilità internazionale è tempo di dotarci di un solido sistema di regole e prassi che pongano fine alle nostre sbracatezze.

Alberto Mattioli

 

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