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La partita vincente per la Chiesa di oggi – di don Giampietro Corbetta

chiesa messa

Settembre, prima convocazione del Consiglio Pastorale Parrocchiale Unitario; il coordinatore introduce l’argomento “sinodalità” con queste parole: «Ora il Parroco spiegherà il tema nuovo da trattare quest’anno e che ci vedrà impegnati come Consiglio Pastorale».

Ecco il punto: riuscire ad intenderci sulle parole!

Un attimo di smarrimento e percepisco la vera scommessa da vincere adottando questa nuova prospettiva di vita di Chiesa.

Innanzitutto non è un tema da trattare: è uno stile da assimilare e da indossare come quegli abiti che magari non fanno tendenza ma sono molto comodi, ci interpretano e dicono la nostra personalità.

In secondo luogo non è nuovo: è lo stile che la Chiesa fin dagli inizi ha fatto proprio e che dovrebbe caratterizzare il nostro normale agire quotidiano di Comunità Cristiana.

Terzo, non si conclude quest’anno: uno stile si acquisisce e lo si fa diventare il modo di essere presente in mezzo agli altri.

Quarto, sulla sinodalità non ci si impegna: la si vive con desiderio come si fa normalmente con le situazioni ed esperienze che immaginiamo possano cambiare in meglio la nostra vita personale, di coppia e di Chiesa.

E da ultimo, non è questione relegabile al solo Consiglio Pastorale: o diventa espressione della comunità o finirà per essere uno dei tanti “esperimenti abortiti” che abbiamo provato a mettere in atto.

E da qui riparto: da difficoltà, il tema della sinodalità provo a trasformarla in occasione vincente, per aiutare le mie comunità cristiane a scoprire che…

lo stile del camminare insieme toglie ogni tentazione di protagonismo nel cuore di ciascuno perché non c’è un premio a chi arriva primo ma, semmai, una beatitudine per chi serve gli altri come ultimo.

non sempre paga l’affanno di dover inventare per forza strategie nuove per attirare chi è lontano o fuori dalla comunità ma che, da sempre, il bello non ha bisogno di spiegazioni: attrae da sé stesso, convinti che è molto più efficace mostrare la bellezza di un cammino piuttosto che mettere in guardia dai pericoli contrari.

normalmente “l’ansia da prestazione” non fa vincere le gare: se resta l’obiettivo da raggiungere di un anno solo accumula tensione, se lo si trasforma invece in stile di Chiesa ti apre l’orizzonte di una gioia da trasmettere.

i “compiti a casa” non sono mai piaciuti a nessuno. Attivare desideri invece può dar fiato ad una comunità che diversamente si sente schiacciata “dai soliti impegni a cui dover far fronte” e che conseguentemente ha smesso di sognare in grande, perché c’è una gioia da trasmettere: quella di un Vangelo che cambia la nostra vita.

il Consiglio Pastorale o la Comunità Educante non sono l’insieme dei martiri scelti dal parroco e sacrificati sull’altare delle incombenze a cui rispondere, ma l’espressione concreta che dice come qualcuno è ancora capace di scegliere ciò per cui vale la pena di impegnarsi e offrire la vita.

Ho provato a mostrarvi come la sinodalità per me parroco andava anzitutto “disinnescata” perché da questione di strategie che porta in dote tutti i problemi sopra elencati, diventasse invece il nostro modo di essere Chiesa nel presente.

Considerando allora che non ho la vocazione ad andarmi a cercare problemi nuovi, è emersa qui l’anima sportiva che da sempre è innata in me: un buon allenatore sa che per vincere un campionato deve saper abbinare ad una buona tattica di gioco una eccellente tecnica di base. Sto provando allora ad “allenare” il cuore e la mente dei miei laici perché da “condanna” la sinodalità possa diventare partita vincente per la Chiesa di oggi, di domani, di sempre.

don Giampietro Corbetta

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