Consigli di lettura Editoriale

La Politica con la maiuscola – di Paolo Cova

Paolo Cova 290216

Abbiamo da pochi giorni celebrato i 150 anni di storia dell’Azione Cattolica e ancora abbiamo nel cuore le parole che il Santo Padre ci ha rivolto durante la sua omelia. Ha sollecitato l’Associazione a perseverare nel cammino intrapreso in questi anni mantenendo   la sua cifra distintiva nella presenza costante e da protagonisti nei territori locali e nelle parrocchie, ma ha anche richiesto una rinnovata presenza dei laici in politica.

Questo invito mi ha fatto riflettere su alcune questioni.

La prima, sollevata anche dallo stesso Papa durante il viaggio di ritorno dall’Egitto, riguarda la tentazione, sempre presente, di immaginare la rinascita di un partito cattolico. I tempi sono cambiati e il Papa stesso ha risposta con una frase lapidaria: “non siamo nel secolo scorso”.

La seconda riguarda il tempo presente che stiamo vivendo. A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino siamo immersi nel relativismo delle idee, della partecipazione e delle appartenenze. I legami e le radici sono molto flebili e l’attenzione è posta più sul malcontento e l’egoismo delle persone che su una reale analisi della situazione sociale, economica e personale.

Per questo la richiesta del Papa mi è parsa proprio opportuna. Nella Politica con la maiuscola ha visto la necessità reale di avere laici dotati di formazione continua, che si spendono nel servizio alla carità, nella passione educativa, nella capacità di progettare il futuro, che rendono i territori e le periferie che frequentano spazi di incontro e condivisione con le persone. Caratteristiche da sempre presenti, almeno come tensione, nei soci di A.C. negli anni.

Un invito ai soci ma, credo, anche a tutti i laici, cristiani e non, a contribuire, partendo da cammini ed esperienze diverse, alla costruzione di mondo migliore e più equo.

Onestà, cura del bene comune e giustizia sociale, sono richieste legittime e importanti da fare a chi si impegna in politica ma non sufficienti per consentire al seme di cadere e dare frutto, serve “un di più”.

Cosa?

Nell’Evangelii Gaudium il Papa si preoccupa di indicare percorsi per la realizzazione del bene comune, indicando il rischio che spesso la politica, ma anche il singolo elettore, corre nel ricercare esclusivamente il valore assoluto e rischiando di perdere l’opportunità di incamminarsi sulla strada che porta al bene comune. Si resta immobili in attesa dell’ottimo che non si realizza. Esemplare , in tal senso, è la parabola dei talenti: sotterrare l’unico talento per evitare che vada perso ma rinunciando, così, ai frutti che si potevano da esso ottenere.

Il tempo superiore allo spazio, l’unità prevale sul conflitto, la realtà è più importante dell’idea, il tutto è superiore alla parte sono percorsi che ci chiedono di praticare atti politici che ci incamminino verso la cura delle fragilità, l’inclusione sociale dei poveri e una giustizia sociale. Aspetti importanti che chiedono di essere accolti dai politici e tradotti in atti concreti senza ostentazioni o pretesti.

La costruzione del bene comune parte dall’incamminarsi e cominciare a percorrere strade illuminate dai valori della fede e civili.

La fine dello scorso millennio ha fatto, spesso, prevalere su ogni cosa il personalismo: la difesa della propria identità , la visibilità mediatica ricercata ad ogni costo, la soddisfazione delle aspettative personali nelle istituzioni, anche il ritenersi indispensabili perché portatori dei valori Cattolici. Tutto ciò piuttosto che incamminarsi nella costruzione di un mondo più giusto.

La Politica con la maiuscola credo richiede il proprio impegno e la propria competenza, alla costruzione di una società più giusta, più fraterna, più solidale incominciando a camminare sulla strada con piccoli passi verso la meta.

Paolo Cova

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