Consigli di lettura Editoriale

LaudatoSì#5 – Il grido dei poveri

ILGRIDODEIPOVERI

Abbiamo chiesto ad alcuni soci di Azione Cattolica di leggere e commentare alcuni passi della Laudato Sì. Ecco il risultato delle loro riflessioni.

IL GRIDO DEI POVERI

LS. 48-49

L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale. Di fatto, il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta: «Tanto l’esperienza comune della vita ordinaria quanto la ricerca scientifica dimostrano che gli effetti più gravi di tutte le aggressioni ambientali li subisce la gente più povera». Per esempio, l’esaurimento delle riserve ittiche penalizza specialmente coloro che vivono della pesca artigianale e non hanno come sostituirla, l’inquinamento dell’acqua colpisce in particolare i più poveri che non hanno la possibilità di comprare acqua imbottigliata, e l’innalzamento del livello del mare colpisce principalmente le popolazioni costiere impoverite che non hanno dove trasferirsi. L’impatto degli squilibri attuali si manifesta anche nella morte prematura di molti poveri, nei conflitti generati dalla mancanza di risorse e in tanti altri problemi che non trovano spazio sufficiente nelle agende del mondo.

Vorrei osservare che spesso non si ha chiara consapevolezza dei problemi che colpiscono particolarmente gli esclusi. Essi sono la maggior parte del pianeta, miliardi di persone. Oggi sono menzionati nei dibattiti politici ed economici internazionali, ma per lo più sembra che i loro problemi si pongano come un’appendice, come una questione che si aggiunga quasi per obbligo o in maniera periferica, se non li si considera un mero danno collaterale. Di fatto, al momento dell’attuazione concreta, rimangono frequentemente all’ultimo posto. Questo si deve in parte al fatto che tanti professionisti, opinionisti, mezzi di comunicazione e centri di potere sono ubicati lontani da loro, in aree urbane isolate, senza contatto diretto con i loro problemi. Vivono e riflettono a partire dalla comodità di uno sviluppo e di una qualità di vita che non sono alla portata della maggior parte della popolazione mondiale. Questa mancanza di contatto fisico e di incontro, a volte favorita dalla frammentazione delle nostre città, aiuta a cauterizzare la coscienza e a ignorare parte della realtà in analisi parziali. Ciò a volte convive con un discorso “verde”. Ma oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri.



Il discorso ecologico e solidale non può essere astratto, per pochi, lontano dai mondi vitali delle persone che ci vivono accanto.Questa è una provocazione che nasce dalla periferia di Milano e vuole raccontare quanto siano diverse le situazioni lavorative e familiari delle persone, quanta poca giustizia ci sia nelle città, nel mondo del lavoro, nell’accesso agli strumenti e ai linguaggi della cultura e della politica, quanto ci si “stratifichi” in gruppi che si sfiorano e non si conoscono, perché a volte si hanno codici espressivi completamente differenti.

 “C’erano una volta i supermercati “biologici” o le botteghe del commercio equosolidale ..dove i prezzi sono così alti che per tantissime famiglie risulta impossibile fare degli acquisti.

C’erano una volta i GAS … composti da famiglie istruite, ricche di formazione e strumenti intellettuali, di capacità organizzative, di un lessico specifico.

C’erano una volta giardini delle scuole curatissimi, dove le associazioni -genitori sono in grado di attivare raccolte fondi, richieste di sponsor, rispondere a bandi …ma sono scuola dove si iscrivono in massa i genitori più “attenti ed esigenti”, spostandosi con abilità e scioltezza dalla scuola che dista una manciata di metri ma dove il mix sociale è ben diverso.

C’erano una volta le famiglie povere, con pochi strumenti culturali e linguistici, con poca rete, con lavori a turni, faticosi, spesso in nero…che a volte non hanno i soldi per la gita dei figli, che sono in debito con la mensa scolastica, che non fanno vacanze durante l’estate.

E loro …beh, la spesa la fanno dove i prodotti costano meno, i loro pensieri sono diretti a come provvedere alle necessità di tutti i membri della famiglia, alla scuola ci tengono ma se i loro bambini prendono 5 non riescono a preoccuparsi della tipologia di alberi e giochi presenti nel giardino.

Che cattivi cittadini. Che egoisti. Perché non pensano a un mondo più ecologico?”

Perché l’ingiustizia purtroppo non abita solo nei paesi lontani o in situazioni particolari; perché dove non si pagano le tasse, non ci si cura degli ospedali e delle scuole, si incentiva il lavoro nero domestico, dove si cerca di stare ben lontani dai poveri…lì il mondo perde il suo equilibrio.

E dipende anche da noi.

Serena Arrigoni

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