Consigli di lettura FUCI Giovani

L’importanza dell’Europa

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«La Chiesa è fondamentalmente europeista, ma perché è cattolica. Quindi non è solo per l’unità dell’Europa, ma è per la fraternità universale. Arrivassimo anche agli Stati Uniti d’Europa, la nostra unità non sarà uniformità ma convergenza e apprezzamento delle differenze. La pluralità delle culture è un tesoro irrinunciabile».
S.E. Mons. Mario Delpini, 5 marzo 2019 all’incontro con gli studenti universitari milanesi in Bocconi

513 milioni di persone, 28 Stati membri, 4.36 milioni di km2 di territorio, 24 lingue ufficiali, 60 anni di Unione, 60 anni di pace, 60 di diritti, 60 anni di unità, sono questi alcuni dei numeri che rappresentano l’Europa di oggi. Si tratta di una ricchezza enorme che favorisce la crescita, lo scambio reciproco, l’economia, e molto altro che oggi dimentichiamo dandolo per scontato.
La Brexit ci sta ricordando quanto siano stati importanti questi 60 anni di Europa. Dall’oggi al domani tutti gli abitanti di Gibilterra, piccola regione della Spagna che per ragioni storiche appartiene al Regno Unito, dovranno attraversare un confine con dogana e passaporto per andare a lavorare, trovare i FB_IMG_1558040000575parenti, studiare. Lo stesso confine di cui, fino al giorno prima, si era dimenticata l’esistenza. I professionisti, i medici, gli avvocati i cui titoli sono riconosciuti all’interno dell’Unione, saranno reciprocamente riconosciuti anche in seguito? Saranno ancora possibili scambi di studenti? Cosa accadrà al confine tra Irlanda del Nord e del Sud? Non si rischia che ritorni l’incubo del terrorismo di cui abbiamo avuto le prime avvisaglie a gennaio? Il Regno Unito si troverà a dover stilare nuovi trattati commerciali con tutto il mondo, però questa volta sarà da solo in un mondo sempre più globalizzato, non rischia di essere in una posizione assai svantaggiata?
Il prossimo 26 maggio saremo chiamati alle urne per ribadire individualmente il nostro interesse, per rinnovare il Parlamento Europeo e contribuire a determinare il futuro dell’Europa da cui dipende anche il nostro. In molti vedono queste elezioni come qualcosa di lontano, i cui risvolti pratici sono inesistenti per le nostre vite. In realtà non è assolutamente così.
Nella precedente legislatura sono stati adottati 517 atti normativi di cui solo 138 hanno un esplicito riferimento a leggi europee. In base a questi numeri solo il 27% della produzione normativa italiana sarebbe di derivazione europea.
Annette Elisabeth Töller, professoressa e ricercatrice di scienze politiche in varie università tedesche, ritiene che la valenza dei dati precedenti sia relativa rispetto all’effettivo peso che l’Unione Europea possiede. È necessario infatti tenere conto anche dell’influenza informale dell’attività politica europea che ha anch’essa una forte incidenza sulla politica interna. Inoltre bisogna considerare che il 60,5% delle direttive europee emanate nel corso dell’ultima legislatura sono state recepite in via amministrativa, e quindi non conteggiate all’interno delle percentuali sopra esposte.
Mi permetto di concludere invitandoti a proseguire nella lettura questo numero in cui troverai alcuni articoli sull’Europa, e se non sarai soddisfatto ti segnalo www.iovoto.ue, un sito per informarsi, riflettere, discutere, scegliere, partecipare curato dall’Azione Cattolica Italiana.
Spero che anche tu deciderai di scegliere il tuo futuro il 26 maggio!

Articolo di Lorenzo Cattaneo

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