Consigli di lettura Editoriale

Marta Valagussa – Farsi le domande giuste

martavalag

Oggi un prete che conosco mi ha detto: occorre farsi le domande giuste.
E’ vero! Non tutte le domande servono.
“Quando finirà tutto questo?” “Quanto programma scolastico perdiamo?” “Perché la gente non rispetta i divieti, le regole, e le interpreta a modo suo?”
Tutte queste domande non servono. O meglio, servono solo a deprimere chi ti sta accanto, ad affossarlo ancora di più, proprio lui o lei, che è la persona che ami di più al mondo. Perché, si sa, in questi giorni marito e moglie sono costretti a stare più vicini del solito. I fratelli devono condividere il loro tempo, in pochi metri quadrati, proprio con quei bambini o ragazzi che di solito evitano (i fratelli, appunto), preferendo il gruppo di amici.

E allora, facciamoci la domanda giusta.
Secondo me, la domanda più giusta è: il 4 aprile, quando – forse – tutto questo sarà finito, e torneremo a scuola, al lavoro, in palestra, in piscina… come vorrò essere? Sarò uguale al 23 febbraio, quando tutto è cominciato? Oppure diverso? E se sarò diverso, in che cosa sarò diverso? Non è tanto questione di che cosa avrò imparato, che cosa avrò incamerato nella mia mente in modo mnemonico. Ma come sarò cambiato?

Mi piace pensare che – se proprio doveva accadere (non facciamoci domande su questo. Non serve davvero) – è bello che questo sia successo nel tempo che ci prepara alla Pasqua. Che tu ci creda o no, “conversione” in greco vuol dire “cambiamento radicale di mentalità”. In fondo, ci viene chiesto questo, no? Un cambiamento radicale di mentalità, di abitudini, di stili di vita. Ce lo chiedono tutti. Dio è proprio un genio: sta usando i megafoni delle istituzioni per far arrivare il suo messaggio: cambiate mentalità!

Un sacrificio, certo (come in effetti la tradizione vuole che si faccia nel tempo di penitenza pasquale), ma con l’obiettivo di vivere in pienezza la notte di Pasqua, quando la morte sarà vinta, per sempre, anche con il Coronavirus.

Ecco allora la domanda giusta: Sto cambiando mentalità?
Questo tempo è davvero prezioso!
Quello che scriviamo oggi sarà importantissimo, quando tutto questo sarà finito. Proviamo a fare un elenco delle cose che contano davvero nella vita e appendiamolo al frigo.
Quell’elenco deve valere anche tra due mesi, sei mesi, un anno, cinque anni, quando queste settimane saranno solo un ricordo, un po’ triste, un po’ sbiadito… Se valgono oggi, devono valere sempre!

Marta Valagussa

    4 Commenti

    • Già, pensavo anche io come sarebbe bello che tutto si risolvesse a Pasqua, un segno grosso di Resurrezione (anche se la Resurrezione di Cristo e la promessa di una vita Vera e Nuova per tutti è certamente molto di più).
      Nel bene e nel male non saremo più gli stessi. Avremo cambiato le nostre abitudini. In meglio? In peggio? Queste sono domande morali. Saremo cambiati e se lo Spirito fa nuove tutte le cose, anche la nostra vita sarà un po’ più rinnovata da questa esperienza con i contorni un po’ complicati e anche a volte drammatici. Avremo forse meno necessità di uscire, andare, incontrare 1000 persone. Ne incotreremo 10 ma in modo più trasfigurante. Un augurio

    • Grazie per l’articolo! Sono un socio dell’A.C. di Limbiate.Personalmente in questo momento mi sento di scrivere i sentimenti e gli stati d’animo che sto provando: tristezza, paura, senso di solitudine, ho scoperto di più me stesso… i miei limiti, la mia povertà, fragilità… Sto anche però sperimentando il positivo: la preghiera individuale attraverso la lettura della Parola, quella comunitaria attraverso i social, il saper riconoscere quello che davvero vale, le relazioni umane, il senso dello spazio e del tempo… imparare ad alzare di più lo sguardo verso l’alto, fidandomi,confidandomi, affidandomi…
      Sì, ce la faremo… e ricostruiremo la nostra vita in meglio, cambierà… per i nostri figli. nipoti, per chi verrà…

    • L’articolo mi sollecita e mi spinge a partecipare alla riflessione attraverso qualche semplice parola… Non posso rinunciare a partecipare anche così… Sto pregando, in questi giorni, e cerco le parole appropriate. Insieme a questa dimensione prioritaria, condivido pienamente l’urgenza di mettere in atto un cambiamento di mentalità. Credo che la vicinanza tra le persone con le quali viviamo e che incontriamo, insieme alla capacità di apprezzare la “normalità” delle condizioni di vita, che troppo spesso diamo per scontate, possano rappresentare oggi una meta da fissare e da… conseguire.
      Grazie, Marta, per l’opportunità offerta!

    • Posso permettermi di chiedervi un altro piccolissimo spazio per aggiungere un terzo obiettivo “nelle cose che contano”? Dopo la vicinanza, l’apprezzamento della “normalità”, credo sia importante smettere di lamentarci! La lamentela è diventata troppo frequente, spontanea, immediata. Smettiamo di lamentarci, per abitudine, come mentalità… Tener vivo lo spirito critico è un’altra cosa!
      Ancora una volta, grazie!

    Scrivi un commento