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Don Franco Carnevali. Il ricordo di Marta Valagussa

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La notizia ricevuta nel pomeriggio di domenica 22 marzo ha generato in me uno stato d’animo complesso: un misto di smarrimento, rabbia, disperazione, sentimento di ingiustizia. Don Franco Carnevali non può morire così, senza i “suoi” accanto, senza un funerale che riempia la chiesa e che costringa tanti ad assistere alla celebrazione dal sagrato. Non può andarsene senza una serata trascorsa tra abbracci, un po’ di lacrime, tante parole di conforto, tanti racconti e ricordi che arricchiscono chi li ascolta e ristorano il cuore di chi li racconta.

Oggi ho proprio avuto la sensazione di vivere come in un perenne sabato santo, quando il grande silenzio si fa presente, quando i discepoli hanno ancora negli occhi e nel cuore quel Maestro che da poco se ne è andato da questo mondo. Li capisco bene, ora. I loro ricordi, le esperienze vissute, il tono della voce, l’andatura così tipica e unica che aveva solo lui, l’ultimo attimo vissuto insieme.

Tutto finito? Tutto inutile?

Tutto finito, sì. Ma solo in parte. Tutto inutile, decisamente no.

Don Franco è stato capace di attrarre tantissimi giovani e non solo. Uomini e donne di buona volontà, che hanno potuto conoscere un po’ di più il loro Signore grazie alle parole di don Franco, ai suoi esempi, al suo stile di vita.

E’ proprio per questo che ora fa male, fa davvero male il silenzio e il vuoto che i prossimi giorni ci procureranno: la mancanza di una condivisione del dolore, in questa fase così strana e assurda, mette a dura prova la nostra fede in un Dio benevolo. Ma se proprio ora crolliamo, allora don Franco è morto invano, ma soprattutto è vissuto invano. Cosa direbbe, se fosse ancora qui? Cosa “mi” direbbe? Come mi guarderebbe?

Sappiamo bene le parole che userebbe e il modo in cui le direbbe. A noi resta la decisione se salutarlo come si deve, in attesa del grande e vero abbraccio che ci daremo quando Dio vorrà, oppure lasciare che se ne vada, così come è venuto nella nostra vita. Tocca a noi vivere per testimoniare che questa non è la fine. Anche se brutta, triste, vissuta in solitudine. Non è la fine.
Vero, don Franco?

Marta Valagussa

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