Consigli di lettura Editoriale

Messaggio di Silvia Landra per la giornata parrocchiale 2018

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Vivere attivi nella Chiesa significa potersi godere il volto bello dell’istituzione, della comunità, dell’amicizia e dell’aiuto che può arrivare dagli altri. La passività svela invece gli aspetti più faticosi e, alla fine, inaccettabili di una Chiesa che noi cristiani finiamo per abitare male, con poca convinzione, come fosse faccenda di cui è meglio si occupino altri.

Vivi attivo nella Chiesa e non farne l’agenzia di alcuni servizi per te e per i tuoi figli che si può cambiare quando qualche prodotto non ti soddisfa. Vivi attivo e non subire la Chiesa come il mastodontico apparato nel quale tu non conti nulla e “chissà cosa dicono e cosa pensano davvero”. Vivi attivo e non stare sulla soglia a vedere come si comportano tutti gli altri pronto a trovarne difetti e lacune gravi.

Buttati dentro e prova a dirti che questo tempo chiede cristiani “normali” che innanzitutto raccontino una bella testimonianza nei luoghi della vita, ovvero gioiosa in modo profondo e forte nell’attraversare le difficoltà. Gioia e forza sono due aspetti che parlano a tanti uomini e donne di oggi più di mille discorsi, fanno sobbalzare il cuore, fanno venire voglia di essere amici di persone così ed anche di fare altrettanto.

Buttati nel tuo contesto pienamente convinto che la Chiesa di cui stiamo parlando non è il piccolo gruppo degli operatori pastorali o degli organizzatori di un evento, ma è la comunità dei Battezzati che vive nel mondo: famiglia, scuola, lavoro, tempo libero, istituzioni, politica, cultura, fragilità umana, i temi delicati e difficili del vivere… Se si ha bene in testa questa verità grande, allora si vive attivi nella Chiesa dove c’è spazio per tutti, dove i carismi (i talenti speciali di ciascuno) e i ministeri (i compiti e i ruoli di ciascuno) sono variegati e tutti preziosi, dove occuparsi giorno e notte del neonato di casa o del nonno che ha bisogno di assistenza ha tanto valore agli occhi di Dio quanto essere responsabile di un’organizzazione internazionale o svolgere con grande dedizione un ruolo di servizio per la vita della parrocchia.

L’attività del credente dentro la Chiesa si misura da quanto ci tiene e da quanto gli dispiace che essa non riesca ad essere luce, dono e messaggio bello per questo tempo. Non si misura dal prestigio del ruolo sociale ed ecclesiale o dal numero di ore nel quale si resiste dentro un certo impegno comunitario.

L’Azione cattolica nasce per aiutare più gente possibile ad esprimere la sua vocazione dentro il popolo di Dio e lo fa perseguendo quattro strade più di altre: lasciandosi abbracciare dalla creatività dello Spirito che ci regala stupore e ci toglie i lamenti fiacchi; dando valore alla robustezza di una formazione e di una capacità di verifica personale sulla fede alla luce della Parola; valorizzando il riferimento al Vescovo e quindi al respiro diocesano della Chiesa perché in essa ci si possa sentire responsabili e insieme (anche nella comunità del proprio territorio); e infine dando un valore speciale alla costruzione della società civile avvertita come un impegno normale per tutti nella forma che a ciascuno è propria (come incarico specifico, pensiero, azione, piccolo contributo al bene comune).

Ogni anno in occasione della giornata parrocchiale dell’Azione cattolica i soci e i simpatizzanti provano a sprigionare verso altri il loro desiderio di aggregarsi in una associazione che sta dentro la Chiesa così tanto da poter generare l’entusiasmo necessario per dire a tutti: vivi attivo nella Chiesa… e vedrai che bello!

Silvia Landra, presidente diocesana Azione Cattolica ambrosiana

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